Infermieri, docenti, operai edili, dipendenti delle multinazionali, pensionati, ferrovieri, autotrasportatori, amministrativi e molti altri ancora. Sotto le centinaia di bandiere rosse della Cgil mischiate a quelle della pace e della Palestina, sfilano migliaia di lavoratori, radunati a Roma dalle 8.30 del mattino in piazza Vittorio per raggiungere tutti insieme il concentramento dello sciopero generale di piazza dei Cinquecento.
Un dovere fermarsi
"È nostro dovere fermarci per un giorno perché ci sentiamo persone responsabili. Il compito che ci ha affidato lo Stato infatti è quello di educare cittadini e cittadine consapevoli che rispettano le regole e il diritto nazionale e internazionale - argomenta Elena, professoressa del liceo Enriques di Ostia - Per questo siamo obbligate a richiamare anche il nostro governo al rispetto delle regole: dobbiamo essere credibili come adulti".
Economia di pace
Poco più dietro ag…
Infermieri, docenti, operai edili, dipendenti delle multinazionali, pensionati, ferrovieri, autotrasportatori, amministrativi e molti altri ancora. Sotto le centinaia di bandiere rosse della Cgil mischiate a quelle della pace e della Palestina, sfilano migliaia di lavoratori, radunati a Roma dalle 8.30 del mattino in piazza Vittorio per raggiungere tutti insieme il concentramento dello sciopero generale di piazza dei Cinquecento.
Un dovere fermarsi
"È nostro dovere fermarci per un giorno perché ci sentiamo persone responsabili. Il compito che ci ha affidato lo Stato infatti è quello di educare cittadini e cittadine consapevoli che rispettano le regole e il diritto nazionale e internazionale - argomenta Elena, professoressa del liceo Enriques di Ostia - Per questo siamo obbligate a richiamare anche il nostro governo al rispetto delle regole: dobbiamo essere credibili come adulti".
Economia di pace
Poco più dietro agli insegnanti c'è lo spezzone della Fillea Cgil che rappresenta i lavoratori delle costruzioni. "Siamo convinti che questo sia uno sciopero dei lavoratori perché in gioco c'è non solo il sostegno alla Flotilla e cioè a cittadini e lavoratori italiani, ma anche il riscatto dell'umanità e l'economia di pace nella quale crediamo: solo la pace è precondizione per la tutela dei diritti di tutte e di tutti e per un lavoro di qualità", spiega il segretario Dario Piccoli.
Atto dovuto
È quel che dice anche il segretario generale Maurizio Landini: "Non ci sono diritti, non c'è lavoro, non ci sono salari senza la pace". Dario Mastrantonio è team leader di una azienda di telecomunicazioni e a Repubblica dice: "Essere in piazza per la Flotilla è un atto dovuto. Su quelle navi c'erano lavoratori, giornalisti, attivisti. E noi abbiamo il diritto e il dovere di schierarci anche per fare capire la parte in cui stiamo: la parte degli esseri umani, contro i disumani. Il governo che non ha ancora riconosciuto la Palestina sta facendo un gravissimo errore, non capisce che darebbe una mano anche a livello diplomatico per aprire un canale umanitario".
Giustizia sociale
Invoca la "giustizia sociale" Massimiliano Liani, infermiere: "È importante essere in piazza e scioperare per una questione di giustizia sociale. Oggi Gaza ha bisogno di un occhio di riguardo per quello che succede, mentre Meloni sfrutta la situazione per fare propaganda e campagna elettorale contro la sinistra".
Anguria sì, Meloni no
Mentre gli studenti dei licei romani che hanno raggiunto i lavoratori cantano "anguria sì, Meloni no", giocando sul frutto simbolo della Palestina e sul cognome della premier, nello spezzone dei pensionati Mario Di Luzio dice: "Sono in piazza oggi come gli altri giorni perché è impensabile per me non manifestare di fronte a un massacro, mentre il governo senza umanità sfugge a tutte le sue responsabilità, attacca chi sciopera e si arrende davanti a Israele che uccide donne e bambini".
Ponte lungo
Se a questo spicchio di corteo di lavoratori si chiede cosa pensa delle parole usate dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini contro lo sciopero e di quelle della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha bollato la serrata come un "ponte lungo", la risposta è unanime. E Valeria Mizzao, sindacalista Filt e dipendente di una multinazionale, la sintetizza così: "Salvini cerca solo di nascondere le sue incapacità e le inefficienze delle infrastrutture. Tenta di mettere i lavoratori contro i lavoratori. Altro che weekend lungo, noi lavoriamo sette giorni su sette, 24 ore al giorno. Oggi ci fermiamo perché quel che avviene in Palestina non ha più parole, servono i fatti. E se non li fa il governo, tocca a noi esserci".