Ilaria Salis, martedì il voto segreto sull’immunità. La Commissione: “Persecuzione contro di lei”
di Viola Giannoli«Il fumus persecutionis contro Ilaria Salis? C’è». Lo scrive nero su bianco Ilhan Kyuchyuk, presidente bulgaro della commissione Affari giuridici del Parlamento europeo nella relazione che verrà sottoposta alla plenaria del 7 ottobre.
Ma andiamo con ordine. Martedì prossimo, il 7 ottobre appunto, tra le 12 e le 13, il Parlamento europeo dovrà decidere sull’immunità di Ilaria Salis, l’eurodeputata eletta con Avs nel 2024 su cui pende a Budapest, in Ungheria, un processo per lesioni contro tre neonazisti vittime di un’aggressione l’11 febbraio del 2023 durante il cosiddetto Giorno dell’Onore che riunisce nella capitale magiara i nostalgici delle Ss.
Lo scorso 23 settembre la commissione Affari giuridici (Juri) dell’Europarlamento aveva bocciato, seppur con un solo voto di scarto, la richiesta, arrivata dal tribunale di Budapest e dalle autorità ungheresi, di revocare l’immunità a Salis per far ripartire immediatamente il processo a suo carico in Ungheria.
A favore di Salis avevano votat…
«Il fumus persecutionis contro Ilaria Salis? C’è». Lo scrive nero su bianco Ilhan Kyuchyuk, presidente bulgaro della commissione Affari giuridici del Parlamento europeo nella relazione che verrà sottoposta alla plenaria del 7 ottobre.
Ma andiamo con ordine. Martedì prossimo, il 7 ottobre appunto, tra le 12 e le 13, il Parlamento europeo dovrà decidere sull’immunità di Ilaria Salis, l’eurodeputata eletta con Avs nel 2024 su cui pende a Budapest, in Ungheria, un processo per lesioni contro tre neonazisti vittime di un’aggressione l’11 febbraio del 2023 durante il cosiddetto Giorno dell’Onore che riunisce nella capitale magiara i nostalgici delle Ss.
Lo scorso 23 settembre la commissione Affari giuridici (Juri) dell’Europarlamento aveva bocciato, seppur con un solo voto di scarto, la richiesta, arrivata dal tribunale di Budapest e dalle autorità ungheresi, di revocare l’immunità a Salis per far ripartire immediatamente il processo a suo carico in Ungheria.
A favore di Salis avevano votato compatte le sinistre (socialisti, verdi, left) e, facendo i conti, almeno due popolari. La relazione del relatore Adrian Vazquez Lazara, anche lui popolare ma favorevole alla revoca dell’immunità, è stata così bocciata. E al suo posto ne è stata redatta una nuova, che verrà sottoposta all’aula e che contiene le motivazioni di quel voto in Commissione.
Ebbene, oltre a ripercorrere la vicenda biografica, carceraria e processuale di Ilaria Salis in Ungheria, e in particolare «le condizioni e misure di detenzione dure nel corso del procedimento penale a suo carico», il presidente dell’organo interno all’Europarlamento scrive: «Lo scopo principale del procedimento e della successiva richiesta (di revoca dell’immunità, ndr) sembra quindi essere quello di zittire Ilaria Salis a causa delle sue da tempo consolidate opinioni politiche e del suo attivismo, in particolare per essersi opposta alla commemorazione neo-nazista annuale autorizzata a svolgersi a Budapest, opinioni e attività che sono anche alla base del suo impegno e della sua attività politica in qualità di membro del Parlamento».
E ancora: «Sembrerebbe che, nel caso di specie, possa essere assunto il fumus persecutionis, ossia che esistano “prove concrete" che l'intento sottostante i procedimenti giudiziari in questione sia quello di ostacolare l'attività politica di Ilaria Salis in qualità di membro del Parlamento Europeo».
Per questo la Commissione raccomanda all’assemblea degli eurodeputati di mantenere intatta l’immunità di Salis.
Il portavoce del Ppe, Daniel Koester, ha già fatto sapere che la posizione ufficiale del partito è invece quella di votare contro la collega di Avs. E lo stesso ha fatto, per quanto riguarda gli italiani di Forza Italia a Strasburgo e almeno ufficialmente, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
C’è però almeno un elemento che, come in commissione Juri, potrebbe giocare a favore di Salis, oltre alle parole contenute nella relazione. Ed è il fatto che il pronunciamento di martedì prossimo si terrà a scrutinio segreto come chiesto dai progressisti. Una modalità che consente libertà di azione ai singoli deputati. E nel segreto dell’urna tutto può succedere. Anche perché Viktor Orban non è certo tra gli alleati dei Popolari.
Lo stesso giorno, per combinazione, si voterà sull’immunità di Peter Magyar, eurodeputato popolare e leader dell’opposizione magiara. Anche per lui la commissione Juri ha intravisto il fumus persecutionis, il sospetto di persecuzione. E in questo caso, secondo la logica, il Ppe dovrebbe votare a suo favore. Bisogna attendere per vedere se anche questa vicenda parallela farà pendere la bilancia dalla parte di Salis.
L’eurodeputata a Repubblica commenta così: “I colleghi che hanno analizzato a fondo il dossier hanno stabilito che il procedimento nei miei confronti è mosso da una volontà politica e persecutoria del regime di Orbán, e non da una reale esigenza di giustizia — come poteva, del resto, esserci qualche dubbio? È ormai sotto gli occhi di tutti ciò che viene detto e scritto su di me, e credo che dovrebbe far rabbrividire qualunque autentico garantista e sincero democratico».
«Revocare la mia immunità in questo contesto – aggiunge - sarebbe un atto di estrema gravità. Anzitutto, significherebbe consegnare una collega a un regime che usa la giustizia — non autonoma, ma ridotta a strumento del potere politico — come mezzo di vendetta e di propaganda.Inoltre, verrebbe messa in discussione l’indipendenza stessa del Parlamento europeo, aprendo la strada a pericolose ingerenze di forze autoritarie nell’attività dei suoi membri. Ribadisco che il mio processo può e deve svolgersi in Italia, in un Paese in cui esistono le garanzie democratiche e le condizioni per un giusto processo, a differenza di quanto accade nella cosiddetta “democrazia illiberale” di Orbán. Chi si oppone a questa soluzione abbia il coraggio di motivarlo pubblicamente.