“Così la scoperta da Nobel ci aiuta a curare cancro, malattie autoimmuni e a tollerare i trapianti”
di Elena Dusi“Il Nobel di quest’anno ha un legame molto forte con la lotta al cancro”. Michele Maio, professore di oncologia all'università di Siena e direttore del centro di immuno-oncologia al Policlinico Le Scotte, vent’anni fa ha portato in Italia l’uso dell’immunologia per combattere i tumori. “I vincitori del premio ci hanno aiutato a capire meglio il sistema immunitario. Questo si tradurrà in nuove tecniche per sopprimere i tumori”.
Le cellule T regolatorie scoperte da Mary Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi possono infatti essere considerate come una manopola del volume del sistema immunitario. Per contrastare le malattie autoimmuni bisogna abbassarlo, in caso di tumore è invece opportuno alzarlo. “Malattie autoimmuni e cancro possono esser…
“Il Nobel di quest’anno ha un legame molto forte con la lotta al cancro”. Michele Maio, professore di oncologia all'università di Siena e direttore del centro di immuno-oncologia al Policlinico Le Scotte, vent’anni fa ha portato in Italia l’uso dell’immunologia per combattere i tumori. “I vincitori del premio ci hanno aiutato a capire meglio il sistema immunitario. Questo si tradurrà in nuove tecniche per sopprimere i tumori”.
Le cellule T regolatorie scoperte da Mary Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi possono infatti essere considerate come una manopola del volume del sistema immunitario. Per contrastare le malattie autoimmuni bisogna abbassarlo, in caso di tumore è invece opportuno alzarlo. “Malattie autoimmuni e cancro possono essere considerate due condizioni opposte e speculari” ragiona Maio. “Se l’autoimmunità è provocata da un sistema immunitario troppo attivo che finisce per attaccare l’organismo stesso, il cancro fra le sue strategie ha quella di sopprimere il sistema immunitario per non subire i suoi attacchi”.
La lotta contro i tumori è però solo una delle applicazioni degli studi dei Nobel. “Ci sono almeno tre ambiti in cui la scoperta delle cellule T regolatorie è utile in medicina” spiega Franco Locatelli, responsabile dell’area clinica e di ricerca di oncoematologia, terapia cellulare e terapie geniche dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Sfruttando il sistema immunitario, in particolare il metodo rivoluzionario delle cellule Car-T, il suo gruppo è riuscito a guarire un gruppo di bambini colpiti da un tumore al cervello chiamato neuroblastoma.
Neuroblastoma. Locatelli: "Vi spiego come funziona la nuova terapia"
“Il primo ambito di cura riguarda una grave forma di immunodeficienza ereditaria che colpisce i bambini e mette a rischio la loro vita”. La malattia si chiama Ipex ed è causata da un’alterazione del gene Foxp3 scoperta da Brunkow e Ramsdell che rende le cellule T regolatorie poco efficaci. “Oggi viene trattata con il trapianto di midollo, ma si stanno mettendo a punto delle terapie geniche per correggere il difetto del gene” spiega Locatelli.
La terza applicazione, oltre a tumori e Ipex, riguarda i trapianti d’organo. Il ricevente, per evitare il rigetto, ha bisogno di abbassare il volume dell’attività del proprio sistema immunitario. “Le cellule T regolatorie vengono in questo caso potenziate per aumentare la tolleranza del sistema immunitario” spiega Locatelli. I farmaci basati sull’uso delle cellule T regolatorie premiate con il Nobel sono ancora in via di sperimentazione, ma il loro utilizzo è probabilmente questione di tempo.
“Nella lotta contro il cancro – prosegue il medico del Bambino Gesù – usiamo ormai correntemente vari tipi di immunoterapia, una delle quali è Car-T. Sono strategie molto efficaci. A volte però le cellule T regolatorie riescono a depotenziare le nostre terapie immunologiche. Ridurre la funzione delle cellule T regolatorie ci aiuterebbe a rendere più valide le nostre cure”. Anche qui ci sono vari farmaci in sperimentazione, quasi pronti per entrare nella pratica clinica.
Attivare le cellule T regolatorie, abbassando il volume del sistema immunitario, può avere degli effetti collateralI. “Ma si tratta di problemi contenuti” spiega Maio. “Li vediamo anche con l’uso delle immunoterapie attuali. Si tratta di un po’ di colite o epatite, problemi gestibili se si pensa che stiamo combattendo una malattia come un tumore”.
Il meccanismo di regolazione del sistema immunitario appena premiato dal Nobel è stato per decenni un Sacro Graal dell’immunologia. “Quando ero studente la sua esistenza era stata a lungo ipotizzata” ricorda Maio. “Anch’io tra gli anni ’80 e ’90 pubblicai con alcuni colleghi americani uno studio che ne teorizzava il funzionamento. Vedevamo gli effetti di questa regolazione, ma non riuscivamo a identificare le cellule che la svolgevano”. Nel laboratorio di Osaka di Shimon Sakaguchi le cellule fantasma sono state per la prima volta messe a fuoco nel 1995. Oggi che le conoscono bene, gli scienziati stanno cercando di arruolarle sui tre tavoli in cui possono esserci d’aiuto: per combattere i tumori, per sradicare la malattia ereditaria Ipex e per rendere più tollerabili i trapianti.