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Unabomber, l’ultimo flop: il Dna non corrisponde a nessuno degli indagati

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Le perizia su ventisette reperti attesa da oltre due anni: le tracce genetiche appartengono a ignoti
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Unabomber resterà senza un volto. A meno di svolte imprevedibili, l’uomo che tra il 1994 e il 2006 ha seminato il terrore nel Nordest non avrà un nome e non dovrà affrontare un processo. È questo l’esito sostanziale della perizia su 27 reperti, affidata all’ex comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, e all’anatomopatologa forense Elena Pilli: nemmeno le nuove tecnologie di biologia forense «hanno permesso di collegare i 68 campioni genetici rilevati ad uno degli undici indagati, né ad altre persone note alle banche dati».

L’inchiesta della procura di Trieste, dopo l’archiviazione da parte di quella di Venezia nel 2009, era stata riaperta nel 2022 dal Gip Luigi D…

Unabomber resterà senza un volto. A meno di svolte imprevedibili, l’uomo che tra il 1994 e il 2006 ha seminato il terrore nel Nordest non avrà un nome e non dovrà affrontare un processo. È questo l’esito sostanziale della perizia su 27 reperti, affidata all’ex comandante del Ris di Parma, Giampietro Lago, e all’anatomopatologa forense Elena Pilli: nemmeno le nuove tecnologie di biologia forense «hanno permesso di collegare i 68 campioni genetici rilevati ad uno degli undici indagati, né ad altre persone note alle banche dati».

L’inchiesta della procura di Trieste, dopo l’archiviazione da parte di quella di Venezia nel 2009, era stata riaperta nel 2022 dal Gip Luigi Dainotti. Ieri, a due anni e mezzo dal conferimento della perizia, l’incontro in videoconferenza tra i consulenti di accusa e difesa. L’intera perizia, il 20 ottobre, sarà oggetto dell’udienza per l’incidente probatorio davanti al giudice triestino. Scontato l’esito di una relazione definita «corposissima»: in assenza di «fatti nuovi» l’inchiesta verrà chiusa e si profila una seconda archiviazione del caso. Nessuno sarà così chiamato a rispondere per la trentina di misteriose esplosioni che tra Veneto e Friuli, fra il 1994 e il 1996 e fra il 2002 e il 2006, hanno causato ferimenti e mutilazioni di donne, uomini e bambini, colpiti quasi sempre a caso. Nel mirino degli inquirenti era finito in particolare Elvo Zornitta, ingegnere pordenonese di Corva di Azzano Decimo, indagato nel maggio del 2004 e scagionato nel 2009, prima di risultare di nuovo sotto inchiesta dal 2022. A incastrarlo, oltre 20 anni fa, la manomissione della prova regina da parte dell’agente di polizia Ezio Zernar, unico condannato del caso che per anni ha tenuto il Paese con il fiato sospeso. «So da sempre di essere innocente — il commento di Zornitta, che da oltre un anno conosceva le conclusioni di quest’ultima perizia — ma questa storia mi ha rovinato la vita. Quando sono stato accusato la prima volta di essere Unabomber avevo 46 anni ed ero nel pieno della carriera. Da un giorno all’altro sono stato massacrato e mi hanno licenziato. Oggi ho 68 anni e sono in pensione: resta l’amaro in bocca al pensiero che il colpevole, anche del mio calvario, non è stato incastrato e che l’agente che mi accusò ingiustamente è ancora in servizio». Zornitta, difeso dall’avvocato Maurizio Paniz, ha chiesto allo Stato un risarcimento di oltre un milione di euro. Il tribunale ha quantificato un danno da 300 mila: a oggi, però, l’uomo per anni associato a Unabomber non ha ricevuto un centesimo. La perizia discussa ieri a Trieste ha in realtà individuato «numerose tracce genetiche» sui 27 reperti indicati dal tribunale: a chiudere di fatto il caso, la mancanza di corrispondenza con gli undici indagati. Le tracce rilevate, concludono i periti, «appartengono a soggetti diversi e ignoti».

Anche nel caso si fosse trovato un collegamento, il processo e i risarcimenti alle vittime avrebbero avuto un percorso in salita: dopo vent’anni i termini della prescrizione, per tutti gli attentati, sono scaduti. Unica eccezione: l’ultima esplosione del 6 maggio 2006. Quel giorno, a Porto Santa Margherita di Caorle, nel Veneziano, scoppiò un ordigno nascosto sotto il tappo di una bottiglia: all’interno Unabomber aveva nascosto un messaggio per un infermiere di Mestre di 26 anni, che rimase ferito. Pure in quest’ultimo attentato la possibilità di un risarcimento sta per scadere: data ultima il prossimo maggio, senza neppure qualcuno di imputabile si profila impossibile ottenere una condanna definitiva entro 7 mesi. «I risultati di questa seconda perizia — commenta l’avvocato Paniz — erano scontati. Mai ho dubitato dell’innocenza di Elvo Zornitta. Resta incredibile che ci siano voluti oltre due anni e mezzo per avere i risultati degli esami genetici. Un ulteriore calvario per un uomo che l’opinione pubblica ha condannato senza prove e senza un processo. Zornitta ha sempre avuto un’idea su chi si celasse dietro le esplosioni: forse è pure deceduto, ma in assenza di una prova il mio assistito si è ben guardato dall’avanzare accuse». Trenta esplosioni, nessun colpevole: per la giustizia, una sconfitta.

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