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Strage di Verona, Mattarella e Meloni ai funerali dei carabinieri. Il pm: “Mi sento responsabile”

Verona, Castel D'Azzano, il casolare esploso

 

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Il capo dello Stato domani parteciperà alle esequie. L’urlo della donna che ha innescato il botto: “Vi avevo avvisato”. Il procuratore: “Sto male, operazione decisa da me”
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Castel d’Azzano (Verona) – Strage. È questo il reato ipotizzato dalla Procura per i tre fratelli Ramponi, Maria Luisa, Franco e Dino, che lunedì notte hanno fatto saltare in aria il casolare in cui vivevano a Castel d’Azzano, nel veronese, uccidendo tre carabinieri scelti pur di non abbandonarlo. Maria Luisa ha acceso l’accendino nell’aria impregnata di gas e ha innescato l’esplosione, facendo crollare i muri che hanno schiacciato i militari al piano di sotto. Lei si è salvata solo perché è rimasta in piedi in una lingua di pavimento, circondata dalle fiamme. Ma anche in mezzo al disastro ha continuato a inveire contro i militari che la portavano via: vi avevo avvisato, vi avevo avvertito che finiva così. Minacce registrate dalle bodycam e che ora sono finite negli atti dell’inchiesta, mentre lei è ancora ricoverata in coma farmacologico, la più grave.

Castel d’Azzano (Verona) – Strage. È questo il reato ipotizzato dalla Procura per i tre fratelli Ramponi, Maria Luisa, Franco e Dino, che lunedì notte hanno fatto saltare in aria il casolare in cui vivevano a Castel d’Azzano, nel veronese, uccidendo tre carabinieri scelti pur di non abbandonarlo. Maria Luisa ha acceso l’accendino nell’aria impregnata di gas e ha innescato l’esplosione, facendo crollare i muri che hanno schiacciato i militari al piano di sotto. Lei si è salvata solo perché è rimasta in piedi in una lingua di pavimento, circondata dalle fiamme. Ma anche in mezzo al disastro ha continuato a inveire contro i militari che la portavano via: vi avevo avvisato, vi avevo avvertito che finiva così. Minacce registrate dalle bodycam e che ora sono finite negli atti dell’inchiesta, mentre lei è ancora ricoverata in coma farmacologico, la più grave.

Degli altri feriti, un carabiniere è ancora in rianimazione, mentre per un altro, ricoverato al centro grandi ustioni, ieri è stata sciolta la prognosi. Il terzo, Domenico Martella, 25 anni, ricoverato per fratture, ieri è stato visitato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana. Il ragazzo, ha detto il comandante provinciale Claudio Papagno, «è provato ma è anche sostenuto dalla vicinanza della famiglia e dell’Arma, è stata un’esperienza traumatica ma le sue condizioni migliorano». Ieri a trovarlo sono venuti tutti, da Teramo: la mamma, il papà, il fratello e la fidanzata. «Mio figlio si è salvato perché si è protetto con lo scudo, altrimenti sarebbe morto anche lui», ripeteva ieri mattina la madre. Immobile davanti alle macerie.

Sono stati fatti errori o sottovalutazioni nell’operazione? Certo è che sono giornate difficili per il procuratore di Verona Raffaele Tito. «Non sto per niente bene — ha ammesso ieri — perché la firma su quel decreto di perquisizione è la mia. Le molotov sul tetto c’erano da febbraio e le minacce obbligavano a verificare cosa contenessero quegli oggetti e toglierli, prima dello sgombero». Del resto, «la signora aveva minacciato di buttarsi dal tribunale anni fa, poi non si era buttata. Aveva anche detto di essersi cosparsa di benzina, ma era amuchina». Proprio per questo, prosegue Tito, «oggi ci penso, il senso di responsabilità è molto forte, perché si può sempre fare un’altra cosa, no? D’altra parte qualcuno deve prendere le decisioni e voltare la testa non è nel mio stile».

La scelta del capo di imputazione, strage, è motivata dal fatto che «il dolo di chi vuole uccidere non è rivolto a persone determinate ma a tutti, a chiunque sia in quel raggio di azione». Resta da capire come mai, alla fine, i due fratelli siano usciti. Se l’intenzione era quella di uccidersi tutti e tre o se avessero già deciso che a sacrificarsi doveva essere Maria Luisa. Intanto, ieri è stato formalizzato l’incarico per l’autopsia al medico legale Federica Bortolotti, oggi l’udienza di convalida e gli interrogatori dei due fratelli. Alle 18 a Castel d’Azzano ci sarà una fiaccolata «per Valerio, Davide e Marco», i tre carabinieri che hanno perso la vita, col vescovo di Verona Domenico Pompili. Domani, a Padova, i funerali di Stato ai quali parteciperanno anche il presidente Sergio Mattarella e la presidente Giorgia Meloni.

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