Cronaca

I 70 anni di Italia Nostra: “Saremo più social, c’è ancora tanta bellezza da salvare”

I 70 anni di Italia Nostra: “Saremo più social, c’è ancora tanta bellezza da salvare”

Intervista al presidente Edoardo Croci, che ripercorre le tante battaglie dell’associazione: dall’Appia Antica a Roma al Porto vecchio di Trieste

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Qualcosa è cambiato: se un tempo le grandi battaglie per difendere il nostro patrimonio culturale e ambientale miravano al centro delle città, oggi lo sguardo è per forza rivolto altrove, perché l'Italia da salvare è diventata soprattutto quella dei borghi che si spopolano, le periferie abbandonate e i territori naturali messi sotto scacco dalla crisi del clima.

Italia Nostra, associazione che si batte per la tutela dei beni culturali, ambientali e paesaggistici, il 29 ottobre compirà 70 anni ed è "pronta ad affrontare le nuove sfide che l'Italia ha davanti". La vita di impegni, battaglie e missioni giuridiche dell'associazione sarà celebrata, dal 21 al 29 ottobre, con una mostra a Roma all’ex Cartiera Latina nel Parco dell’Appia Antica. In occasione di questo storico compleanno, in cui Italia Nostra ripercorrerà le battaglie che hanno salvato per esempio il Porto vecchio di Trieste, oppure rigenerato le Mura di Ferrara o ancora creato il Boscoincittà di Milano, il presidente di Italia Nostra Edoardo Croci racconta il presente e il futuro dell'associazione, aggiungendo una promessa: "Saremo più social per coinvolgere di più i giovani".

Come è cambiato in 70 anni l'attivismo di Italia Nostra?

"Non sono cambiati i valori e l'impegno basato sul volontariato. Oggi siamo 10 mila soci con oltre 200 sezioni sul territorio e portiamo avanti ancora gli stessi obiettivi di allora. Ad essere cambiate sono le sfide: all'inizio, nel Dopoguerra, ci occupavamo di salvaguardare soprattutto i centri storici ed evitare che l'industrializzazione avesse risvolti negativi sul patrimonio storico culturale, oggi invece Italia Nostra come tutela ha davanti un futuro più complesso, con rischi più diffusi sul territorio, da quelli nuovi climatici e idrologici sino allo spopolamento o alla carenza di leggi. In sostanza: stesso spirito, problemi diversi".

Chi sono i volontari di oggi e per cosa si battono?

"Italia Nostra ha più o meno gli stessi numeri di sempre. Noi non cerchiamo di avere un numero iscritti eccessivo rispetto alla capacità di operare, perché di fatto gli iscritti sono anche volontari che garantiscono non un'adesione ideale, ma un impegno concreto. Da noi si fa parte di una comunità, con riunioni periodiche ed eventi, si partecipa attivamente. I soci sono le sentinelle sul territorio, sono i soggetti che fanno proposte e si battono per preservare ambiente e cultura. A Milano con il Fondo Enzo Monti per esempio abbiamo portato avanti tanti restauri, tra cui la porta principale del Duomo. Il nostro primo presidente fu Umberto Zanotti Bianco: intorno aveva una élite intellettuale e culturale che era carica della consapevolezza non solo necessaria per la ricostruzione del Paese, ma anche per mantenere l'identità del territorio italiano da lasciare a generazioni future. Quella elite creò la coscienza civile collettiva che oggi si è diffusa sul territorio per parlare a livello locale, alle istituzioni, per influenzare di più l'opinione pubblica italiana".

Qual è la battaglia più importante che avete vinto?

"Sono tante, pensi che stiamo pubblicando un libro su 100 casi di successo. Una grande battaglia parzialmente vinta e ancora non del tutto conclusa è quella della conoscenza e protezione della Via Appia Antica, di cui una parte oggi è patrimonio Unesco. In questo Antonio Cederna fu fondamentale nel far riconoscere il valore dell'Appia e Italia Nostra evitò che venisse distrutta dall'ampliamento stradale. Stiamo ancora lavorando, oggi, affinché tutta l'Appia sia protetta".

E una sfida che invece avete perso?

"Anche qui ce ne sono tante. Più che perse però, direi che alcune battaglie sono state troppo lunghe, c'è voluto troppo tempo. Ad esempio mi viene in mente quella per proteggere e valorizzare il Parco del Matese a cavallo tra Campania e Molise: solo da pochi mesi grazie a un ricorso vinto il parco è diventato operativo. Ci sono voluti 20 anni, troppo tempo. Anche per molti altri parchi siamo ancora troppo indietro a livello di protezione".

Il futuro trasforma i territori. Grandi impianti per l'e-commerce, data center, centri commerciali. Come si coniugano innovazione e tutela del patrimonio?

"Oggi come dicevo ci sono nuove sfide: pensiamo ai centri logistici e-commerce che consumano i territori e i suoli. Oppure allo spopolamento delle aree interne, con i borghi storici degradati. Noi siamo contenti dell'innovazione e comprendiamo il fatto che la gente cerchi di spostarsi verso le città per nuove opportunità di lavoro. Non ci opponiamo a questi fenomeni, ma vanno governati nel rispetto di ambiente e paesaggio. Per esempio nei borghi storici e nelle periferie bisogna creare più occupazione compatibilmente con il territorio. Poi, per i grandi centri tecnologici, dovremmo riuscire a sfruttare di più le aree dismesse. E infine dobbiamo trovare il modo di non eccedere nell' over tourism: è necessario governare il cambiamento, non rifiutarlo".

Con la crisi del clima che avanza la transizione energetica è necessaria. Eppure in molti casi voi vi siete opposti davanti all'ampliamento delle rinnovabili…

"Questo è un ottimo punto. Sono chiaro: Italia Nostra non è assolutamente contro le rinnovabili. Direi che è evidente che la crisi del clima sia un problema gravissimo che l'Italia subisce molto per fragilità idrogeologica e di servizi. Generare energia pulita è giusto ma non può essere fatto senza considerare l' impatto che hanno certi impianti, che sono industriali, e mutano i territori. Questi devono essere normati e rispettosi del paesaggio. Italia Nostra vuole, in questo, accompagnare l'idea di governare il territorio: privilegiamo il fatto che parchi eolici o solari si facciano in aree dismesse, puntiamo sull'uso di tetti industriali e materiali innovativi come vetri o tegole fotovoltaiche che non cambiano l'aspetto estetico, ma anche sull'eolico offshore se non troppo vicino alle coste. Questo processo però , dai decreti aree idonee ad altre leggi assenti, dovrebbe essere più normato. Oggi mancano linee guida nazionali chiare e definite".

Infine, la stessa domanda che vi ponete anche voi: l'Italia è ancora da salvare? E quale Paese lasceremo, tra altri 70 anni, ai giovani?

"Sì, l'Italia è ancora da salvare, soprattutto rispetto come dicevo a temi nuovi: spopolamento e overtourism, abbandono delle grande aree industriali, consumo di suolo e risorse. Nel nostro Paese le bellezze sono una grande risorsa, anche economica, ma bisogna creare più opportunità di lavoro e impresa che possano valorizzarle. Italia Nostra tutela, per costituzione, la valorizzazione: non vuol dire mercificazione, ma creare valore sociale da lasciare appunto in eredità alle generazioni future, in modo che si ritrovino un'Italia davvero in grado di fruire delle sue bellezze. Per questo, speriamo di riuscire a coinvolgere di più anche i giovani stessi: coinvolgerli è una sfida, ma proveremo a farlo con i social e linguaggi nuovi, affinché siano loro stessi a capire perché è così importante proteggere il nostro Paese e, in sostanza, il loro futuro".

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