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Rieti, le testimonianze che inchiodano gli ultrà: “Avevano i sassi in tutte e due le mani”

Un carabiniere da casa sua, dopo il raid, ha sentito: “Ragà se stasera ci beccano, ci portano dentro”. L’autopsia sulla vittima conferma che Raffaele Marianella è morto per la lacerazione dell’aorta dovuta a un trauma maxillo-facciale
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RIETI – Sguardi bassi, la pioggia sul volto, i passi scortati verso il tribunale sotto gli occhi dei curiosi e dei parenti che piangono in strada. Kevin Pellecchia, Manuel Fortuna, Alessandro Barberini, sono arrivati in aula per la convalida e sono rimasti in silenzio. Per la giudice sono i tre ultrà che hanno partecipato all’omicidio di Raffaele Marianella, dopo avere pianificato una sassaiola al termine di una serata di sport. «Indifferenti, determinati, consapevoli», scrive la gip nella convalida e li rispedisce in carcere. Nello stesso giorno in cui l’autopsia sull’autista rivela che è morto per la lacerazione dell’aorta dovuta a un trauma maxillo-facciale. Tutto provocato da un grosso sasso appuntito.

Nessuno dei tre ha ammesso le colpe nemmeno dopo avere saputo che quelle pietre scagliate contro il pullman dei tifosi pistoiesi, al termine del match di basket tra Real Sebastiani Rieti e la squadra ospite, avevano fatto una vittima. Lo dicono, soprattutto, le intercettazioni dentr…

RIETI – Sguardi bassi, la pioggia sul volto, i passi scortati verso il tribunale sotto gli occhi dei curiosi e dei parenti che piangono in strada. Kevin Pellecchia, Manuel Fortuna, Alessandro Barberini, sono arrivati in aula per la convalida e sono rimasti in silenzio. Per la giudice sono i tre ultrà che hanno partecipato all’omicidio di Raffaele Marianella, dopo avere pianificato una sassaiola al termine di una serata di sport. «Indifferenti, determinati, consapevoli», scrive la gip nella convalida e li rispedisce in carcere. Nello stesso giorno in cui l’autopsia sull’autista rivela che è morto per la lacerazione dell’aorta dovuta a un trauma maxillo-facciale. Tutto provocato da un grosso sasso appuntito.

Nessuno dei tre ha ammesso le colpe nemmeno dopo avere saputo che quelle pietre scagliate contro il pullman dei tifosi pistoiesi, al termine del match di basket tra Real Sebastiani Rieti e la squadra ospite, avevano fatto una vittima. Lo dicono, soprattutto, le intercettazioni dentro la sala d’attesa della squadra mobile, a poche ore dalla morte del secondo autista. Gli investigatori avevano messo occhi e orecchie elettronici a riprendere e a registrare le loro parole. Così i poliziotti hanno ottenuto la confessione inconsapevole di Kevin Pellecchia, 20 anni, il più piccolo.

È la notte del 19 ottobre. «Lo sanno chi è stato», esordisce uno degli ultrà. Kevin Pellecchia si agita e chiede: «Lo sanno? Dalle impronte?». Manuel Fortuna aggiunge: «Era quello a punta il sasso, regà». Kevin Pellecchia è ancora più nervoso: «L’hanno detto?». E a quel punto Manuel Fortuna si volta verso di lui: «Era illu teo (Era quello tuo, ndr)». Kevin Pellecchia annuisce. Le telecamere riprendono tutto. Di sassi quella sera, come diranno poi i testimoni, ne sono stati lanciati diversi ma quello più grosso, tra quelli sequestrati, è proprio quello recuperato dentro il pullman. È appuntito e ha ucciso Marianella. Poco dopo Pellecchia aggiungerà: «Potrei essere stato anche io, ho tirato quando il pullman ha rallentato».

Ma in quella sala d’attesa va in scena tutta la sfrontatezza degli ultrà dei “Bulldog” Rieti. Con Manuel Fortuna che dice: «Ce danno omicidio a tutti» e si preoccupa di «chiamare l’avvocato» perché «c’hanno tutte le videochiamate che ho fatto ieri sera. Mettono il telefono sotto controllo, vedono i tabulati». Kevin Pellecchia che entra in fibrillazione: «C’hanno arrestato?». «Penso proprio di sì – si rassegna Fortuna – Io pure gli ho detto una marea de cazzate, che non ce stavo sopra». Nella conversazione Barberini si sfoga: «Però cià ittu pure male (ci ha detto male, ndr),gli passava ecco sopra (la testa), bastavano 20 centimetri. Un pullman così veloce pure se gli tiri un sasso piccolo, c’è l’impatto. Se pigliavamo l’autista era una strage». E per mandare in tilt le indagini, Pellecchia suggerisce: «Sei stato tu, so stato io, sei stato tu».

Che poi è quello che ha messo a verbale: «Manuel teneva in mano un sasso che avvolgeva quasi totalmente. Sicuramente ha colpito la parte frontale dell’autobus all’altezza del vetro». Per poi ribadire, tirandosi fuori: «I sassi sono stati lanciati solo da due persone, ovvero da Barberini e Manuel Fortuna». Alle intercettazioni si sono aggiunte sei testimonianze sul lancio dei sassi a cui hanno preso parte in 12 ma almeno cinque, tra cui una ragazza, si sono allontanati. Una è di un carabiniere: da casa sua, vicino alla statale per Terni, ha visto cinque uomini. Dicevano: «Ragà se stasera ci beccano, ci portano dentro». È sceso in strada, li ha identificati, ha riconosciuto Fortuna, li ha consegnati alla polizia.

Un minorenne ha invece spiegato chi ha organizzato la sassaiola: «Manuel era il più agitato e diceva di voler raggiungere il pullman e lanciargli qualcosa. Manuel e Alessandro dicevano che si erano messi d’accordo con l’altra macchina in cui c’era Giuseppe Aguzzi (capo ultrà) per anticipare il pullman e aspettarlo lì». Un altro ha messo a verbale: «Li ho visti tutti e tre vicino il guardrail. Manuel al centro. Avevano le pietre in tutte e due le mani. Dopo la sassaiola ho sentito che urlavano “Li abbiamo distrutti, li abbiamo sfondati” con soddisfazione». Mentre Marianella moriva sul sedile del pullman.

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