Ne è passato di tempo da quel dicembre del 1960, quando Giovanni XXIII ricevette l’arcivescovo di Canterbury Geoffrey Fisher, la prima volta dalla riforma anglicana, e tale fu lo sconcerto in Curia per un gesto così pericolosamente ecumenico che l’Osservatore Romano non mandò un fotografo, quasi che non immortalando l’evento potesse non esistere — e infatti di quell’incontro non c’è traccia fotografica. In Vaticano, ieri, l’obiettivo era l’opposto. Massima visibilità, finanche una certa teatralità, per l’incontro tra Leone XIV e re Carlo, che oltre ad essere sovrano è capo supremo della Chiesa d’Inghilterra.
Cerimoniali e immaginari
Non è una novità assoluta: i Re inglesi e i Papi si incontrano abitualmente, la regina Elisabetta ha conosciuto cinque Papi. Ma è la prima volta dallo scisma anglicano di re Enrico VIII nel 1534 che un Romano Pontefice e un Sovrano inglese pregano insieme (che poi, dicono gli storici, non è che prima dello scisma lo facessero: probabilmente è la prima volt…
Ne è passato di tempo da quel dicembre del 1960, quando Giovanni XXIII ricevette l’arcivescovo di Canterbury Geoffrey Fisher, la prima volta dalla riforma anglicana, e tale fu lo sconcerto in Curia per un gesto così pericolosamente ecumenico che l’Osservatore Romano non mandò un fotografo, quasi che non immortalando l’evento potesse non esistere — e infatti di quell’incontro non c’è traccia fotografica. In Vaticano, ieri, l’obiettivo era l’opposto. Massima visibilità, finanche una certa teatralità, per l’incontro tra Leone XIV e re Carlo, che oltre ad essere sovrano è capo supremo della Chiesa d’Inghilterra.
Cerimoniali e immaginari
Non è una novità assoluta: i Re inglesi e i Papi si incontrano abitualmente, la regina Elisabetta ha conosciuto cinque Papi. Ma è la prima volta dallo scisma anglicano di re Enrico VIII nel 1534 che un Romano Pontefice e un Sovrano inglese pregano insieme (che poi, dicono gli storici, non è che prima dello scisma lo facessero: probabilmente è la prima volta in assoluto). Carlo e Camilla arrivano puntualissimi alle 11 a bordo della Bentley State Limousine con stemma e stendardo reale, vengono scortati dai Gentiluomini di Sua Santità lungo i saloni affrescati del palazzo apostolico, processione preceduta da una guardia svizzera che marcia a passo solenne. Si incontrano due cerimoniali e due immaginari, The Crown e The young Pope, nulla è lasciato al caso, dalle fogge dei vestiti — Camilla in tailleur e veletta nera, non il bianco riservato alle sovrane cattoliche, Leone li accoglie con la mozzetta rossa, non la stola indossata con i capi di Stato dei paesi cattolici — al calendario serrato della mattinata: udienza privata nella biblioteca papale, poi Carlo incontra il cardinale Parolin mentre Camilla visita la cappella Paolina guidata dalla direttrice dei Musei vaticani Barbara Jatta. Poco dopo si ritrovano tutti in Cappella Sistina, la cornice più solenne per il momento più grandioso: sotto gli affreschi di Michelangelo Leone XIV, affiancato dall’arcivescovo di York, prega con re e alla regina d’Inghilterra. Cantano insieme i cori della Sistina, della cappella reale e della cappella di San Giorgio a Windsor, viene salmodiato il salmo 133, «com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme», i cardinali siedono accanto a vescovi e vescove anglicani. La mattinata si conclude con un ultimo appuntamento comune in Sala Regia, dove Carlo e Leone, che condividono l’impegno contro il cambiamento climatico, si scambiano due orchidee Cymbidium — specie universale perché adatta tanto al Sud quanto al Nord — e incontrano esponenti di associazioni ambientaliste.
Lo scranno reale
La giornata prosegue nella basilica di San Paolo fuori le mura, Carlo prende possesso di un nuovo scranno inserito per la Corona inglese nel coro ligneo. Poi il re fa visita al collegio Beda, il seminario inglese di Roma, la regina incontra alcune suore impegnate in scenari difficili, e infine i sovrani, giunti mercoledì sera a Roma, rientrano a Londra.
Senza arcivescova
Non ci sono discorsi, nella giornata vaticana, ma gesti, musica, simboli. Il Papa attribuisce al Re il titolo di “Royal Confrater”, il Re lo contraccambia con il titolo di “Papal Confrater”. Ne è passato di tempo da quell’incontro tra Roncalli e Fisher, tanto più dalle violenze interconfessionali dei secoli passati, ma anche dalle frizioni tra Roma e Canterbury all’epoca di Benedetto XVI. Le distanze beninteso permangono: in diverse province della Chiesa anglicana possono diventare preti e vescovi persone apertamente omosessuali, le donne accedono al sacerdozio e all’episcopato. Accanto al Papa nella cappella Sistina non c’era il nuovo primate anglicano, ossia l’arcivescovo di Canterbury, solo perché entrerà in carica a inizio dell’anno prossimo: per la prima volta nella storia sarà una donna, Sarah Mullally. Le due Chiese rimangono non solo distinte ma anche distanti: da ieri, un pochino di meno.