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I cavilli degli 007 egiziani fermano il processo Regeni

(ansa)

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Una questione giuridica sul gratuito patrocinio rischia di bloccare le udienze. Gli atti alla Consulta, si teme un lungo stop
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Roma – Il 25 gennaio saranno passati dieci anni. Per quella data i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, immaginavano di avere una sentenza. Di potersi attaccare a una prima verità, quella che in questi 117 mesi non hanno mai smesso di cercare con coraggio e determinazione. E invece non sarà così. Il processo ai presunti sequestratori, torturatori e assassini del ricercatore italiano ieri si è fermato per una questione giuridica: la Corte d’Assise ha deciso di inviare gli atti alla Consulta, accogliendo i dubbi delle difese sulla possibilità di nominare o meno consulenti tecnici a spese dello Stato per assistere imputati assenti.

Il nodo giuridico è il seguente: la legge prevede che un imputato possa avere un consulente a spese dello Stato solo quando ha diritto al gratuito pat…

Roma – Il 25 gennaio saranno passati dieci anni. Per quella data i genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, immaginavano di avere una sentenza. Di potersi attaccare a una prima verità, quella che in questi 117 mesi non hanno mai smesso di cercare con coraggio e determinazione. E invece non sarà così. Il processo ai presunti sequestratori, torturatori e assassini del ricercatore italiano ieri si è fermato per una questione giuridica: la Corte d’Assise ha deciso di inviare gli atti alla Consulta, accogliendo i dubbi delle difese sulla possibilità di nominare o meno consulenti tecnici a spese dello Stato per assistere imputati assenti.

Il nodo giuridico è il seguente: la legge prevede che un imputato possa avere un consulente a spese dello Stato solo quando ha diritto al gratuito patrocinio, secondo limiti di reddito. Ma cosa accade quando l’imputato è assente per la mancata collaborazione del Paese in cui si trova? In altre parole: le tutele previste per il gratuito patrocinio vanno estese ai difensori d’ufficio che non hanno modo di interfacciarsi con i loro assistiti? La questione è stata posta dalle difese lo scorso 17 settembre, quando è stato affidato l’incarico a un perito per tradurre dall’arabo documenti, verbali e video. Gli avvocati, in quel momento, hanno spiegato che per nominare un consulente avrebbero dovuto anticipare le spese, forse ottenendo un rimborso solo dopo molto tempo.

Anche la Procura, con il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco che da dieci anni lavora per dare dei nomi agli assassini di Regeni, era intervenuta: considerava possibile pagare i consulenti della difesa con le stesse formule previste per il gratuito patrocinio, in virtù del principio costituzionale che tutela il diritto alla difesa. Perché anche in assenza di norme specifiche, la Costituzione dà un orientamento preciso. Nonostante ciò, la Corte ha ritenuto necessario un passaggio davanti alla Consulta. Il timore dei giudici è che si possa violare il diritto alla difesa, imponendo «al difensore un onere economico ingiustificato, ovvero costringendolo a una difesa condizionata e sminuita rispetto alla possibilità di esercizio di cui dispongono le restanti parti processuali, pubblica e privata», si legge nell’ordinanza.

Se non dovesse essere riconosciuto il gratuito patrocinio per ingaggiare consulenti, le difese sarebbero danneggiate. «Il pubblico ministero può scegliere il proprio consulente tecnico senza che costui possa rifiutare l’incarico – scrive la Corte – la parte pubblica può avvalersi dei migliori esperti, senza limitazioni di onorari, mentre la parte privata può sentirsi opporre un rifiuto, motivato dalla prevedibile esiguità del compenso, erogabile a proprie spese dal difensore, se non dalla gratuità, quand’anche taluno degli esperti ne accettasse la nomina».

Cosa rischia di accadere? Se la Corte costituzionale ritenesse infondata la questione, il processo ripartirebbe nel giro di pochi mesi. Se si andasse nel merito, i tempi si allungherebbero di almeno un anno. La decisione poi potrebbe anche rimescolare ulteriormente le carte: il processo potrebbe ripartire quasi da zero.

«L’auspicio – ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che segue il processo passo per passo – è che almeno la procedura segua un iter accelerato: la famiglia non merita altri mesi di incertezza che rinnovano quel dolore giorno dopo giorno. Dopo l’uccisione violenta di Giulio si sono consumati depistaggi e il costante sabotaggio del governo e delle autorità egiziane tese a ostacolare l’accertamento della verità. Sarebbe un fatto gravissimo se, dopo i passi avanti importanti fatti grazie al lavoro della Procura di Roma e alla tenacia della famiglia per ottenere questo processo e individuare mandanti e responsabili di un delitto atroce, esso si arenasse».

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