✕

Rieti, il verbale del minorenne che accusa gli ultrà: “Ecco chi ha organizzato l’assalto al pullman”

Ascolta l'audio

Dall’appuntamento, ai nomi e fino al ruolo di un tifoso, adesso sotto indagine, che avrebbe dovuto accompagnare a casa il ragazzino e invece lo ha trascinato al raid
3 minuti di lettura

RIETI – La sua testimonianza è stata ritenuta decisiva per stabilire chi ha dato il via a quella serata di odio al termine di una partita di basket. Si tratta della ricostruzione dell’assalto al pullman dei tifosi del Pistoia Basket che un minorenne ha messo nelle mani della polizia. La sera in cui è morto l’autista Raffaele Marianella il ragazzino era all’incontro tra la Real Sebastiani Rieti e la Pistoia Basket, al PalaSojourner. E al termine dell’incontro è salito in auto con chi ha accompagnato sulla statale Terni-Rieti sia Manuel Fortuna sia Alessandro Barberini, due dei tre fermati e adesso in carcere, insieme a Kevin Pellecchia, per l’omicidio a colpi di sassi dell’autista.

La risposta decisiva, nel verbale che la polizia ha inserito nel fermo dei tre accusati e di cui Repubblica è entrata in possesso, è quella che arriva alla fine della sua deposizione. Il poliziotto gli chiede: “Chi è, secondo te, che ha preso la decisione di attaccare il pullman con quelle modalità?”. E lui …

RIETI – La sua testimonianza è stata ritenuta decisiva per stabilire chi ha dato il via a quella serata di odio al termine di una partita di basket. Si tratta della ricostruzione dell’assalto al pullman dei tifosi del Pistoia Basket che un minorenne ha messo nelle mani della polizia. La sera in cui è morto l’autista Raffaele Marianella il ragazzino era all’incontro tra la Real Sebastiani Rieti e la Pistoia Basket, al PalaSojourner. E al termine dell’incontro è salito in auto con chi ha accompagnato sulla statale Terni-Rieti sia Manuel Fortuna sia Alessandro Barberini, due dei tre fermati e adesso in carcere, insieme a Kevin Pellecchia, per l’omicidio a colpi di sassi dell’autista.

La risposta decisiva, nel verbale che la polizia ha inserito nel fermo dei tre accusati e di cui Repubblica è entrata in possesso, è quella che arriva alla fine della sua deposizione. Il poliziotto gli chiede: “Chi è, secondo te, che ha preso la decisione di attaccare il pullman con quelle modalità?”. E lui risponde: “Manuel Fortuna (vicecapo degli ultrà Bulldog, ndr), Alessandro Barberini e Giuseppe Aguzzi (il capo degli ultrà, sottoposto adesso a Daspo, ndr) e anche altri ragazzi. Io e chi era alla guida dell’auto non abbiamo espresso il nostro parere”. Altri cinque testimoni hanno fornito particolari su chi stringeva tra le mani una o più pietre. Ieri uno striscione con su scritto “Nascondetevi infami, sappiamo chi siete” è stato esposto sulla cancellata del PalaSojourner. Un’intimidazione che impensierisce chi indaga ma soprattutto chi ha parlato.

Chi guidava la macchina e doveva portare a casa il giovane è adesso uno degli uomini sui quali le indagini si stanno concentrando. Perché è stato lui ad accompagnare Fortuna e Barberini sulla Statale senza fermare il loro progetto. Oltretutto, si è portato dietro un minorenne che la mamma gli aveva affidato. Lo dice lo stesso ragazzino nella sua deposizione: “Mia madre mi ha accompagnato al palazzetto alle 17 e ho incontrato due miei amici”. Al termine della partita “mi sono incontrato con S.M. che mi doveva riportare a casa, lui mi riaccompagna ogni volta dopo le partite”. Ma il 19 ottobre non è andata così. Ricostruisce il minorenne: “Con noi in auto sono saliti altri due ragazzi che si chiamano Manuel Fortuna e Aba (Alessandro Barberini, ndr)”. “Perché?”, gli chiede l’investigatore. “Di solito non succede ma stasera sono saliti con noi per vedere com’era la situazione dietro al palazzetto, per vedere dove si trovavano i tifosi ospiti”. Questo accade, come ha ricostruito a inizio audizione il ragazzino, perché “alla fine della partita gli animi erano belli caldi, c’è stato quasi uno scontro tra le tifoserie”. Dietro al palazzetto però c’è il pullman che già attende i tifosi e la polizia è di scorta. Il proposito dei tifosi che “volevano cercare lo scontro”, spiega il minorenne, sfuma.

E da qui inizia la sua descrizione di Manuel Fortuna come “uno dei ragazzi più agitati, diceva di voler raggiungere i tifosi e comunque di avvicinarsi a loro e lanciargli qualcosa. Insisteva a voler avanzare e a cercare lo scontro con gli altri tifosi e anche Aba la pensava come lui, mentre gli altri del gruppo non volevano. Alla fine si decideva di non affrontare la tifoseria ospite anche perché loro erano molti più di noi”. I quattro ritornano in auto. Aguzzi e un altro ragazzo salgono su un’altra auto.

Questo è il momento in cui il minorenne ascolta il piano di Fortuna e Barberini. “Dicevano di anticipare il pullman dei tifosi ospiti, si erano accordati con i ragazzi dell’auto di Aguzzi per arrivare all’uscita di Contigliano per aspettare il pullman che sapevamo sarebbe arrivato su quella strada”, ricostruisce alla polizia. E fornisce un altro elemento utile alle indagini: “Siamo arrivati su una piazzola e c’erano altre due macchine con 7/8 persone. Non le conosco, ma sicuramente sono tifosi della Sebastiani”. Il minorenne è molto preciso nella sua deposizione e dice che “alcuni ragazzi raccoglievano da terra dei sassi, soltanto io, S.M. e un altro ragazzo non abbiamo raccolto i sassi. Gli altri si sono diretti verso un boschetto, vicino dove si può vedere la superstrada in direzione Terni”. L’uomo che avrebbe dovuto accompagnare il minorenne a casa, prima si è avvicinato al boschetto e poi è ritornato in auto con lui. “In quel momento ho visto il pullman dei tifosi arrivare verso di noi. Ero coperto dalle piante. Ho sentito che sono stati lanciati dei sassi verso il pullman ma non ho voluto vedere cosa facessero quei ragazzi. Nel gruppo che aveva preso i sassi c’era anche Aguzzi. Ho sentito dei forti colpi ma non ho visto il pullman, tutto è durato pochi secondi”, spiega.

Lo striscione con la scritta 'Nascondetevi infami sappiamo chi siete' apparso questa mattina lungo davanti al PalaSojourner di Rieti

 

Pochi secondi in cui è morto Raffaele Marianella colpito tra bocca e collo da una pietra appuntita e grossa. Dentro il pullman scoppia il terrore, fuori c’è il fuggi fuggi degli ultrà. È a quel punto che le volanti di scorta si avvicinano al pullman e “con S. M. ci siamo allontanati, eravamo soli e non ho visto cosa hanno fatto gli altri. Abbiamo parcheggiato l’auto in un campo sportivo, volevamo vedere dove fossero gli altri ma poco dopo è arrivata una pattuglia della polizia”. Il minorenne finirà in questura a raccontare come una serata di sport è finita con la violenza e la morte di un lavoratore. Lui è stato l’unico non sottoposto al Daspo. Adesso quello striscione sulla cancellata del PalaSojourner mette in ansia anche lui. Che ha solo raccontato quello che ha visto.

Leggi i commenti