Quando i medici gli hanno detto che sua figlia ha provato a strapparsi il sondino, Noè Piancazzo si è sentito in qualche modo sollevato. «Silvia è una ragazza fortissima, sta lottando, e mi è sembrato un segnale di speranza, di vitalità».
Silvia, 20 anni, l’amica del cuore di Beatrice Bellucci, è sopravvissuta al terribile impatto della Mini Cooper con uno dei pini dello spartitraffico della Cristoforo Colombo. C’era lei alla guida dell’auto tamponata a folle velocità dalla Bmw bianca che con tutta probabilità partecipava ad una gara con un’altra macchina dileguatasi dopo l’incidente. Silvia è in coma farmacologico, è stata operata. Le sue condizioni sono gravi, i medici non si sbilanciano, la prognosi è riservata, ma non dovrebbe essere in pericolo di vita.
La famiglia dietro la porta della Terapia intensiva
Dietro la porta del reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo, anche ieri i suoi genitori hanno ricevuto l’abbraccio di familiari e degli amici e colleghi di Silvi…
Quando i medici gli hanno detto che sua figlia ha provato a strapparsi il sondino, Noè Piancazzo si è sentito in qualche modo sollevato. «Silvia è una ragazza fortissima, sta lottando, e mi è sembrato un segnale di speranza, di vitalità».
Silvia, 20 anni, l’amica del cuore di Beatrice Bellucci, è sopravvissuta al terribile impatto della Mini Cooper con uno dei pini dello spartitraffico della Cristoforo Colombo. C’era lei alla guida dell’auto tamponata a folle velocità dalla Bmw bianca che con tutta probabilità partecipava ad una gara con un’altra macchina dileguatasi dopo l’incidente. Silvia è in coma farmacologico, è stata operata. Le sue condizioni sono gravi, i medici non si sbilanciano, la prognosi è riservata, ma non dovrebbe essere in pericolo di vita.
La famiglia dietro la porta della Terapia intensiva
Dietro la porta del reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo, anche ieri i suoi genitori hanno ricevuto l’abbraccio di familiari e degli amici e colleghi di Silvia, anche lei come Beatrice studentessa della facoltà di giurisprudenza dell’Università Roma tre. Il padre Noè, appuntato della Guardia di finanza in servizio al comando provinciale di Roma, si è allontanato solo il tempo di andare a casa dei genitori di Beatrice per stringersi a loro nel momento del lutto.
Con sua figlia, Noè Piancazzo non ha ancora potuto parlare. Non è il momento di interviste, si schermisce. Fa fatica a raccontare, ma pian piano davanti alla porta chiusa del reparto dove Silvia lotta per la vita, si scioglie.
"Per un’ora cosciente tra le lamiere”
«Silvia — dice con fatica — sa che la sua più cara amica non c’è più. È rimasta un’ora incastrata nelle lamiere prima che i vigili del fuoco riuscissero a tirarla fuori. È sempre stata cosciente, immagino che l’abbia chiamata e non sentendo risposta per tutto quel tempo abbia capito. Sarà stato terribile per lei, uno strazio. So che quando l’hanno estratta dalla macchina, è riuscita a dire qualche parola ai vigili del fuoco. Ha avuto persino la lucidità di consegnare a loro il suo orologio a cui tiene molto perché lo dessero a noi. Parlava, era cosciente. E questo per noi è un segnale di speranza. Deve farcela».
"Silvia ragazza prudente e responsabile”
Non ha idea questo padre devastato dall’angoscia di come siano andate le cose venerdì sera, non è in grado di dire se Silvia e Beatrice per caso conoscessero i ragazzi a bordo della Bmw che ha tamponato a folle velocità la Mini Cooper. Di una cosa però è certo, così come il padre di Beatrice Bellucci. «Mia figlia è una ragazza prudente e responsabile, che non ci ha mai dato alcun problema. Di certo non andava ad alta velocità. Anzi, ogni volta che uscivamo noi in macchina ci salutava raccomandandoci di andare piano e di mettere sempre la cintura di sicurezza. Stavano solo andando a passare una serata tranquilla tra amiche e si sono ritrovate in questa follia».
"Abbiamo trovato l’auto con il gps”
Nessuno lo ha avvisato di quel che era successo venerdì sera. Con un terribile presentimento, Noè Piancazzo si è precipitato in quel punto della Cristoforo Colombo dove il segnale gps da troppo tempo indicava la presenza della Mini Cooper. Così racconta quei terribili momenti. «A metterci in allarme è stata una telefonata dei genitori di Beatrice. La chiamavano e lei non rispondeva, l’ultimo accesso su whatsapp era alle 21.48 ed erano preoccupati. Noi abbiamo il gps collegato al cellulare e quindi, sapendo che le due ragazze erano uscite insieme, abbiamo controllato la posizione e la macchina risultava sempre ferma in via Cristoforo Colombo. E visto che neanche Silvia rispondeva, mi sono precipitato lì. E ho visto la scena terribile dell’auto contro l’albero».
Beatrice e Silvia, una vita condivisa
Beatrice e Silvia, amiche da anni, una vita condivisa, lo stesso quartiere, l’Infernetto. Di giorno università, studio e sport, la sera aperitivi, ristoranti, bei locali e discoteche. «La vita delle ragazze a vent’anni, pulite e belle».
E se il papà di Beatrice ieri invocava punizioni severe per i responsabili della morte di sua figlia, Noè Piancazzo e sua moglie sono troppo aggrappati alla speranza per pensare a quei ragazzi. «Non so neanche chi sono e non sappiamo ancora nulla di come è successo. Adesso per noi c’è solo Silvia, ci aggrappiamo alla speranza che possa superare questo terribile incidente. Tutto il resto verrà dopo».