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Leone XIV ai ragazzi: “Non lasciate che sia l’algoritmo a scrivere la vostra storia”

(afp)

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Il Papa riceve i giovani a Roma per il Giubileo dell’educazione e ricorda il suo passato da professore di matematica e fisica: “Non fermatevi a guardare lo smartphone, l’educazione è come il cannocchiale al cielo di Galileo”
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Papa Leone XIV esorta i ragazzi ad essere non “turisti della rete” ma “profeti nel mondo digitale” evitando che sia “l’algoritmo” a scrivere la loro storia. L’occasione è il Giubileo dell’educazione che si svolge questa settimana e che ha portato in Vaticano, nell’aula Paolo VI, migliaia di giovani.

“Profeti del mondo digitale”

Nel discorso che ha rivolto loro Prevost si è soffermato tra l’altro sulla “educazione al digitale”: “Ci vivete dentro, e non è un male”, ha detto il Papa, “ci sono opportunità enormi di studio e comunicazione. Non lasciate però che sia l’algoritmo a scrivere la vostra storia! Siate voi gli autori: usate con saggezza la tecnologia, ma non lasciate che la tecnologia usi voi”, ha proseguito tra gli applausi. “Anche l’intelligenza artificiale è una grande novità – una delle rerum novarum, cioè delle cose nuove – del nostro tempo: non basta tuttavia essere “intelligenti” nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri, coltivando un’intelligenza emotiv…

Papa Leone XIV esorta i ragazzi ad essere non “turisti della rete” ma “profeti nel mondo digitale” evitando che sia “l’algoritmo” a scrivere la loro storia. L’occasione è il Giubileo dell’educazione che si svolge questa settimana e che ha portato in Vaticano, nell’aula Paolo VI, migliaia di giovani.

“Profeti del mondo digitale”

Nel discorso che ha rivolto loro Prevost si è soffermato tra l’altro sulla “educazione al digitale”: “Ci vivete dentro, e non è un male”, ha detto il Papa, “ci sono opportunità enormi di studio e comunicazione. Non lasciate però che sia l’algoritmo a scrivere la vostra storia! Siate voi gli autori: usate con saggezza la tecnologia, ma non lasciate che la tecnologia usi voi”, ha proseguito tra gli applausi. “Anche l’intelligenza artificiale è una grande novità – una delle rerum novarum, cioè delle cose nuove – del nostro tempo: non basta tuttavia essere “intelligenti” nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri, coltivando un’intelligenza emotiva, spirituale, sociale, ecologica. Perciò vi dico: educatevi ad umanizzare il digitale, costruendolo come uno spazio di fraternità e di creatività, non una gabbia dove rinchiudervi, non una dipendenza o una fuga. Anziché turisti della rete, siate profeti nel mondo digitale”.

Come Carlo Acutis

Il Papa ha citato al riguardo, tra gli applausi, l’esempio di Carlo Acutis, che proprio lui ha recentemente canonizzato, e che aveva notoriamente una passione per internet: “La sua iniziativa”, ha detto, “ci insegna che il digitale è educativo quando non ci rinchiude in noi stessi, ma ci apre agli altri: quando non ti mette al centro, ma ti concentra su Dio e sugli altri”.

“Beati gli ultimi...”

Papa Leone ha accolto i numerosi giovani – non tutti sono riusciti a entrare nell’aula delle udienze, che può contenere fino a seimila persona – salutandolo coloro che erano rimasti all’esterno: “Il Vangelo dice beati gli ultimi”, ha scherzato prima di entrare, “oggi è stato così”.

Professore di fisica

Robert Francis Prevost ha ricordato il periodo in cui era professore di matematica e fisica: “Permettetemi di fare con voi qualche calcolo. Avrete esami di matematica fra poco forse? Vediamo… Sapete quante stelle ci sono nell’universo osservabile? Un numero impressionante e meraviglioso: un sestilione di stelle – un 1 seguito da 24 zeri. Se le dividessimo tra gli 8 miliardi di abitanti della Terra, ogni uomo avrebbe per sé centinaia di miliardi di stelle. Ad occhio nudo, nelle notti limpide, possiamo scorgerne circa cinquemila”. Da qui la metafora di guardare “verso l’alto”, come diceva l’altro santo che il Papa ha canonizzato di recente, Piergiorgio Frassati: “Quando Galileo Galilei puntò il cannocchiale al cielo, scoprì mondi nuovi: le lune di Giove, le montagne della Luna. Così è l’educazione: un cannocchiale che vi permette di guardare oltre, di scoprire ciò che da soli non vedreste. Non fermatevi, allora, a guardare lo smartphone e i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al Cielo, verso l’alto”.

Bullismo e sopraffazione

“Non basta avere grande scienza”, ha detto ancora il Papa nato a Chicago, “se poi non sappiamo chi siamo e qual è il senso della vita. Senza silenzio, senza ascolto, senza preghiera, perfino le stelle si spengono. Possiamo conoscere molto del mondo e ignorare il nostro cuore: anche a voi sarà capitato di percepire quella sensazione di vuoto, di inquietudine che non lascia in pace. Nei casi più gravi, assistiamo a episodi di disagio, violenza, bullismo, sopraffazione, persino a giovani che si isolano e non vogliono più rapportarsi con gli altri. Penso che dietro a queste sofferenze ci sia anche il vuoto scavato da una società incapace di educare la dimensione spirituale, non solo tecnica, sociale e morale della persona umana”, ha detto Leone XIV, che ha anche auspicato “un’educazione alla pace disarmata e disarmante” di fronte al “nostro futuro venga minacciato dalla guerra e dall’odio che dividono i popoli”.

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