«Capisco che il mercato comanda sempre. Vabbè, tanti auguri». L’idea del consorzio del Chianti non suscita l’entusiasmo di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e a sua volta produttore.
Si vedono sempre più vini rosé in enoteche e ristoranti. Sono più richiesti?
«La domanda cresce anche se l’aumento è più contenuto di quanto si pensava un tempo, a fronte comunque di un mercato del vino che è in calo. I rosati rappresentano il 6-7% delle bottiglie vendute».
Cosa spinge i consumatori verso questi prodotti?
«Il colore, che è tenue, femminile. La costituzione olfattiva e gustativa, che esprime eleganza e poi sono facili da bere. Non c’è la struttura di un rosso o di un bianco importante. Si abbinano a pesci e molluschi».
Un tempo questi vini venivano considerati di qualità inferiore a rossi e bianchi.
«Premesso che la mia azienda ha iniziato a produrli ormai molti anni fa, un tempo c’era un’altra tecnologia e anche un approccio diverso. Basta pensare che normalmente i rosati ve…
«Capisco che il mercato comanda sempre. Vabbè, tanti auguri». L’idea del consorzio del Chianti non suscita l’entusiasmo di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e a sua volta produttore.
Si vedono sempre più vini rosé in enoteche e ristoranti. Sono più richiesti?
«La domanda cresce anche se l’aumento è più contenuto di quanto si pensava un tempo, a fronte comunque di un mercato del vino che è in calo. I rosati rappresentano il 6-7% delle bottiglie vendute».
Cosa spinge i consumatori verso questi prodotti?
«Il colore, che è tenue, femminile. La costituzione olfattiva e gustativa, che esprime eleganza e poi sono facili da bere. Non c’è la struttura di un rosso o di un bianco importante. Si abbinano a pesci e molluschi».
Un tempo questi vini venivano considerati di qualità inferiore a rossi e bianchi.
«Premesso che la mia azienda ha iniziato a produrli ormai molti anni fa, un tempo c’era un’altra tecnologia e anche un approccio diverso. Basta pensare che normalmente i rosati venivano fatti semplicemente mescolando bianco e rosso. Adesso ci sono vini che hanno un’uva a sé, un’esposizione a sé, una vinificazione particolare. È enormemente migliorata la qualità del prodotto e della produzione, rispetto al pressappochismo di una volta».
Ritiene giusto declinare vini tradizionali tipo il Chianti anche come rosati?
«Più che di vini parlerei di uve, in questo caso il Sangiovese. Sul Chianti rosato non mi esprimo. Diciamo che il Chianti docg, come molti vini rossi, ha un momento difficile. E capisco che il mercato comanda su tutto ma... Insomma, tanti auguri».