Nepal, la famiglia spera per Marco Di Marcello: “Per noi è vivo, ha scavato un cunicolo nella neve”
dal nostro inviato Corrado ZuninoMarco Di Marcello a Mount Sparrowhawk in una foto pubblicata sul suo profilo facebook
VILLA ZACCHEO (Teramo) – E’ il fratello minore di Marco di Marcello, il biologo di 37 anni rimasto tra i ghiacci della montagna del Dolma Khang, a tenere i contatti con il mondo. Il padre e la madre della guida alpina teramana non vogliono parlare con nessuno, ma lui, Gianni, il più piccolo dei tre figli, racconta il sentimento e le convinzioni di tutta la famiglia: “Siamo certi che Marco sia vivo e che stia cercando con i mezzi a disposizione di farsi trovare”.
Dice: "Questa notte Marco ha fatto le bizze. Sono sicuro che abbia messo il rilevatore in richiesta di soccorso, perché ha trasmesso diverse posizioni e con una frequenza più breve di aggiornamenti”. Spiega, alternando euforia a rabbia: “Vediamo che si sposta in continuazione, lo ha fatto in salita di quota e a una distanza di 500 metri da dove era in precedenza: poi torna indietro e noi crediamo che abbia trovato un cunicolo, abbia scavato una specie di riparo dove raccogliersi per affrontare temperature e notte. Almeno quest…
VILLA ZACCHEO (Teramo) – E’ il fratello minore di Marco di Marcello, il biologo di 37 anni rimasto tra i ghiacci della montagna del Dolma Khang, a tenere i contatti con il mondo. Il padre e la madre della guida alpina teramana non vogliono parlare con nessuno, ma lui, Gianni, il più piccolo dei tre figli, racconta il sentimento e le convinzioni di tutta la famiglia: “Siamo certi che Marco sia vivo e che stia cercando con i mezzi a disposizione di farsi trovare”.
Dice: "Questa notte Marco ha fatto le bizze. Sono sicuro che abbia messo il rilevatore in richiesta di soccorso, perché ha trasmesso diverse posizioni e con una frequenza più breve di aggiornamenti”. Spiega, alternando euforia a rabbia: “Vediamo che si sposta in continuazione, lo ha fatto in salita di quota e a una distanza di 500 metri da dove era in precedenza: poi torna indietro e noi crediamo che abbia trovato un cunicolo, abbia scavato una specie di riparo dove raccogliersi per affrontare temperature e notte. Almeno questa è la nostra speranza. Siamo sicuri che lui è forte, Marco ce la farà".
La famiglia Di Marcello è risentita: “Lo avete dato per morto quando noi abbiamo ancora una speranza”, dicono dal balcone della loro casa cresciuta lungo la strada – Via Trento – che traversa Villa Zaccheo, frazione di Castellalto, le colline di Teramo. Lo zio paterno ha spiegato l’ansia di queste ore: “Da Londra tengono sotto controllo il suo Gps, il segnale della posizione. E il segnale si è mosso più volte”.
La ricognizione del “Global positioning system” avviene ogni quattro ore e il controllo delle 17,30 di ieri sera, ora italiana, mostrava un movimento di 200 metri, in alcuni tratti, appunto, anche in salita. Poi, alle 21,30, un altro spostamento segnalato dal sistema: settanta metri. E quattro ore dopo, notte piena da noi, le sei del mattino nelle vallate del Nord Nepal, un nuovo movimento, questo minimo. “La famiglia pensa che Marco stia cercando di spostarsi dall’area della valanga”, assicura l’assessora Valeria Manelli, delegata alle Politiche sociali nel Comune di Castellalto. E i metri indicati nell’arco di dodici ore parrebbero segnalare un uomo, guida esperta, sempre più affaticato, sfinito.
Certo, il il localizzatore potrebbe essersi allontanato dal corpo dell’alpinista teramano con l’impatto della slavina. “E’ una possibilità, ma gli spostamenti verso l’alto fanno pensare che non sia questa la spiegazione”, dice l’assessora Manelli. Un’interferenza del segnale? Di certo, sul posto gli sherpa hanno scavato fino a due metri sotto la neve, ma non stanno trovando il corpo di Marco Di Marcello, né di altri sei italiani dati per dispersi e delle cui sorti davvero non c’è certezza.
Il sindaco di Castellalto, Aniceto Ricci, dice: “Siamo tutti appesi a questo segnale”. Spiega, quindi, che l‘agitazione della famiglia Di Marcello, da sempre residente a Villa Zaccheo, è diventata rabbia quando durante la diretta serale del Tg regionale ha sentito leggere la nota del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: erano le 19,45 e il governatore aveva firmato una nota di condoglianze in cui sosteneva che il corpo della guida era stato identificato ed era senza vita.
Lo stesso Marsilio, pochi minuti più tardi, ha dovuto rettificare e ora il fratello allontana chiunque si avvicini alla residenza. E’ lui che scambiava informazioni con il fratello di Paolo Cocco sulla spedizione congiunta dei due cari. Adesso, insieme allo zio paterno, ogni quattro ore si mette in contatto con Londra, dove la moglie dello sherpa Phurba, lo storico portattrezzi proprio di Cocco, monitora il Gps.
Marco di Marcello due anni fa si era iscritto al registro degli italiani all’estero: era volato in Canada, dove la sua famiglia aveva conoscenze. Il padre Franco è un funzionario di polizia in pensione, la madre Antonietta casalinga. “Marco sapeva andare in montagna”, assicura il sindaco.