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Padre Dall’Oglio, la sorella: “In Siria lavorano per ritrovarlo. Verità anche per altri scomparsi”

Padre Dall'Oglio 
Il neoeletto governo locale ha assicurato collaborazione alla famiglia, il sacerdote romano era molto amato in quei territori
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"Dal governo siriano di transizione ho percepito attenzione e vicinanza sul caso di mio fratello Paolo: ci hanno assicurato che la macchina per far emergere la verità è partita, si sono però molto rammaricati di non avere ancora notizie per noi, e per il fatto che tale lavoro sarà lento e richiederà tempo". A dichiararlo è Francesca Dall'Oglio, sorella del missionario gesuita, padre Paolo, sequestrato a Raqqa nel luglio del 2013, in piena guerra civile e da allora svanito nel nulla.

Dialogo cristiani musulmani

Negli anni tante dichiarazioni e notizie si sono succedute sulla sorte del sacerdote romano che in Siria lavorava a ricostruire e rafforzare il dialogo tra cristiani e musulmani e tra le varie comunità che compongono la società, anche attraverso l'istituzione della comunità monastica di Mar Musa, a pochi chilometri da Damasco. Questo lo rese inviso all'allora governo guidato dal presidente Bashar al-Assad.

Il rapimento

Le inchieste giornalistiche più attendibili riconducono tuttavia alla tesi secondo cui padre Paolo sia stato rapito da combattenti di un gruppo armato che l'anno seguente avrebbe fondato l'isis, con possibili legami anche con il regime di Assad. Per la prima volta dal sequestro, Francesca Dall'Oglio ha potuto recarsi in Siria a fine ottobre, in rappresentanza della famiglia, una volta concluse le elezioni legislative per il rinnovo del parlamento, le prime da quando Assad è stato deposto.

Gli incontri istituzionali

"Andare nel contesto del nuovo sistema di governo siriano è stato un passo importante" ha dichiarato la donna, riferendo che grazie al sostegno ricevuto dall'ambasciatore italiano Stefano Ravagnan, ha potuto svolgere diversi incontri istituzionali, a partire dai rappresentanti della Croce rossa internazionale - che nei teatri di conflitto è l'organismo che si occupa dell'identificazione dei corpi - con la direttrice dell'istituzione indipendente Onu sulle persone scomparse in Siria, Karla Quintana, e con Mohamad Reda, presidente della commissione siriana per la ricerca degli scomparsi.

Corpi nelle fosse

In Siria il tema è infatti centrale: sono decine di migliaia le persone vittime di arresti, sequestri o sparizioni forzate da parte dall'esercito siriano e dei numerosi gruppi armati, protagonisti di tredici anni di guerra a cui si è posto fine con la deposizione di Assad, l'8 dicembre dello scorso anno. Il nuovo governo di transizione, guidato dal premier ed ex combattente Ahmed al-Sharaa, ha aperto le carceri e liberato migliaia di persone, tra cui anche donne e bambini e portato alla luce anche fosse comuni. Ma il lavoro di identificazione dei corpi, la ricerca degli scomparsi e lo studio degli archivi richiede tempo e risorse economiche a cui la commissione governativa guidata da Reda sta ora lavorando.

La targa per padre Paolo

Come quest'ultimo ha assicurato alla sorella di padre Paolo, "c'è massima attenzione per lui, come per tutti gli scomparsi". "Ce lo hanno confermato anche i funzionari del ministero degli Esteri”, prosegue Dall’Oglio. Ovunque andassimo, siamo stati accolti con calore. Paolo è una figura nota e ancora molto amata in Siria. Ce lo ha confermato anche la targa che ne celebra l'impegno per il dialogo presso la chiesa greco-ortodossa di Sant'Elia, a Damasco, voluta dalla fondazione Damasco, nata nel 2012 anche si iniziativa di mio fratello".

L’attentato

Quella chiesa è stata colpita da un attentato terroristico nel luglio scorso, tuttavia nella capitale si respira un'aria diversa, "oserei dire di pace" afferma ancora la sorella di Polo. "Si vedono tante madri con bambini piccoli chiedere l'elemosina e i segni della guerra, ma le strade sono vive, si può circolare con facilità anche di notte e il clima è disteso". Un'occasione di ricostruzione del Paese che fa sperare anche per la verità sui tanti scomparsi: “Nel nostro viaggio abbiamo voluto sottolineare che i referenti per Paolo siamo noi della famiglia. Ognuno ha il suo ruolo da svolgere e noi ora confidiamo che cada il silenzio ed emerga finalmente la verità. Lo facciamo per lui e per le migliaia di famiglie che aspettano ancora di conoscere il destino dei loro cari”.

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