Educazione sessuo-affettiva, retromarcia Lega: sì alle medie con ok genitori. Battaglia alla Camera
di Viola GiannoliLa Lega alla Camera corregge sé stessa. E con un emendamento appena depositato sull'educazione sessuo-affettiva a scuola fa parziale retromarcia rispetto al testo del disegno di legge approvato in commissione. Ovvero: al momento cade il divieto per le scuole medie. L’educazione sessuo-afffettiva potrebbe entrare nelle classi, quando verrà licenziata la legge, nello stesso modo in cui dovrebbe entrarci alle superiori. E cioè previo consenso informato dei genitori, che dovranno conoscere in anticipo i temi trattati e i materiali distribuiti. Gli alunni che avranno l’assenso dei familiari potranno seguire le lezioni, gli altri no.
«Fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali» – e cioè riferimenti soprattutto «al corpo umano e alle principali differenze tra i due sessi», alle «funzioni riproduttive» e alle «malattie sessualmente trasmissibili» - resta invece il divieto per la scuola dell'infanzia ed elementare a progetti specifici sull’educazione sessuo-affettiva.
La Lega alla Camera corregge sé stessa. E con un emendamento appena depositato sull'educazione sessuo-affettiva a scuola fa parziale retromarcia rispetto al testo del disegno di legge approvato in commissione. Ovvero: al momento cade il divieto per le scuole medie. L’educazione sessuo-afffettiva potrebbe entrare nelle classi, quando verrà licenziata la legge, nello stesso modo in cui dovrebbe entrarci alle superiori. E cioè previo consenso informato dei genitori, che dovranno conoscere in anticipo i temi trattati e i materiali distribuiti. Gli alunni che avranno l’assenso dei familiari potranno seguire le lezioni, gli altri no.
«Fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali» – e cioè riferimenti soprattutto «al corpo umano e alle principali differenze tra i due sessi», alle «funzioni riproduttive» e alle «malattie sessualmente trasmissibili» - resta invece il divieto per la scuola dell'infanzia ed elementare a progetti specifici sull’educazione sessuo-affettiva.
La correzione della Lega
L’emendamento che bloccava le attività di educazione sessuale e alle relazioni a scuola aveva come prima firmataria Giorgia Latini. Il nuovo emendamento che smentisce il primo porta la stessa firma. E punta, secondo il relatore leghista Rossano Sasso, «a fare chiarezza». «Noi non siamo quelli che vogliono vietare che in classe si parli di affetto e rispetto», dunque si è optato per «una modifica normativa alla luce della strumentalizzazione in atto».
Esulta (parzialmente) l’opposizione: «Abbiamo combattuto con determinazione dentro e fuori dal Parlamento per denunciare l'assurdità di quella norma e oggi possiamo dire che il risultato è arrivato: una vittoria del buonsenso, della scuola e della libertà educativa», dice Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera e responsabile nazionale scuola Pd. «È evidente che Valditara e la Lega, di fronte alle critiche diffuse e all'imbarazzo crescente - rincara Manzi – abbiano dovuto cambiare posizione almeno rispetto a questo aspetto».
Per il ministro Giuseppe Valditara invece «le dichiarazioni delle opposizioni sono incomprensibili: ho sentito dire che la lotta alla violenza sessuale e ai femminicidi con questo disegno di legge verrebbe indebolita. Se la lotta politica è falsificare la realtà, rimango basito», spiega. E assicura: «L'educazione sessuale continua e continuerà a essere insegnata nelle nostre scuole a tutti i livelli. Il disegno di legge mira a tutelare la correttezza della formazione nei confronti di qualsiasi strumentalizzazione e vuole offrire ai nostri giovani un'informazione corretta. E vuole evitare che i bambini siano inondati di teorie che getterebbero confusione in loro e che non saprebbero gestire».
L’ira delle opposizioni
Ma alla Camera, dove la discussione del disegno di legge “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” è iniziata questa mattina, è battaglia. E un correttivo alle opposizioni non basta a «cancellare l'errore di fondo: quello di pensare che la scuola debba tacere su tutto ciò che riguarda la crescita emotiva, relazionale e sessuale degli adolescenti. L'educazione affettiva e sessuale non è un capriccio ideologico: è prevenzione, è cultura del rispetto, è protezione per i nostri giovani», insiste Manzi.
«Non è materia accessoria, ma un diritto fondamentale che va riconosciuto. Come a va riconosciuto il diritto degli insegnanti a essere formati – aggiunge la senatrice dem Cecilia D’Elia - Solo un'idea regressiva e oscurantista della scuola può ridurla a materia da vietare o sottoporre a un controllo rafforzato delle famiglie».
Usa le stesse parole – «oscurantista e puramente ideologica» – Elisabetta Piccolotti di Avs parlando del «ddl Valditara che nega le evidenze scientifiche».
«Il concetto stesso di 'consenso informato' è uno strumento antiscientifico e anticostituzionale che consente alle famiglie, che possono essere condizionate da limiti culturali o da pregiudizi religiosi, di negare un diritto ai loro figli», prosegue la deputata rossoverde della commissione cultura di Montecitorio.
D’accordo tutto il campo largo. Per la deputata del Movimento Cinque Stelle Stefania Ascari, la maggioranza chiama il ddl Valditara «patto educativo ma in realtà è solo censura. Così le classi si spaccano: chi resta ad ascoltare e chi deve uscire perché mamma o papà non sono d'accordo. Un'educazione a metà, un diritto trasformato in privilegio per chi ha famiglie illuminate».
Per Riccardo Magi di Più Europa quel che si chiama consenso informato «è in realtà un modo elegante per dire divieto. Ci opporremo in Aula e fuori».
La battaglia sul consenso informato
A spingere per il consenso informato, con 50mila firme consegnate alla Camera, non sono solo gli esponenti della maggioranza, Sasso in testa, convinto così di fermare la presunta «ideologia gender» a scuola, ovvero «l’ingresso in classe di attivisti ideologizzati trans e Lgbt, drag queen, porno attori per parlare a bambini e ragazzi di fluidità di genere, di utero in affitto e di confusione sessuale», ma ci sono anche gli ultraconservatori di ProVita&Famiglia.
Con gli stessi argomenti del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che liquida la questione così: «Chi porta i propri figli in classe non si vedrà più insegnare ideologie gender e schifezze del genere». Una definizione, quella di ideologia gender, coniata in ambienti conservatori cattolici negli anni ‘90 del XX secolo per riferirsi in maniera critica agli studi di genere, alla base dei quali vi sarebbe addirittura un complotto per distruggere la famiglia tradizionale, e che finisce per essere usata come espediente retorico al fine di prendere posizione contro i diritti Lgbt e il femminismo.
I detrattori del consenso informato, invece, non solo temono disparità tra gli alunni a seconda delle famiglie di provenienza, ma ricordano che già oggi i Consigli di istituto, in cui sono rappresentati sia i genitori che i docenti che gli studenti, vengono informati e devono approvare ogni anno i progetti che verranno svolti nelle scuole.
L’impegno delle scuole
D’altronde, che ci sia un interesse e un’attenzione delle scuole crescente ai temi del rispetto, delle relazioni sane, del consenso, dell’educazione sessuale e affettiva lo testimonia anche una indagine pubblicata dal ministero dell’Istruzione e condotta nel maggio dello scorso anno. Tra le 2.322 scuole statali che hanno partecipato, l'86,7% del totale, quasi il 97% ha avviato attività specifiche promosse dalle nuove linee guida sull’Educazione civica. I risultati del monitoraggio mostrano che nel 68,5% degli istituti si è registrata una maggiore attenzione ai comportamenti relazionali, un uso più consapevole del linguaggio e una diminuzione di episodi di bullismo o violenza di genere.
Il vuoto normativo
Numeri che dovrebbero incoraggiare anche l’Italia a colmare un vuoto normativo in cui è rimasta sola con altri sei Paesi in Europa: una legge che renda obbligatoria l’educazione sessuale o affettiva nelle scuole. Dal 1975 a oggi si contano oltre trentaquattro proposte di legge, avanzate da schieramenti politici diversi, ma mai approvate.
«Eppure, invece di trasformare questa urgenza in una risposta educativa strutturale, assistiamo a un movimento opposto. Percorsi sull’affettività già approvati dai collegi docenti, costruiti nell’autonomia scolastica, vengono sospesi o fermati dopo proteste dichiarazioni politiche. Accade in scuole e in intere regioni: progetti portati avanti da associazioni, organizzazioni e sono stati bloccati o ridimensionati.Nel frattempo, fuori dalle aule, una ragazza su tre subisce violenza psicologica in una relazione affettiva, ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo che diceva di amarla, e gli adolescenti imparano il sesso da YouPorn, non dal dialogo», denuncia la Fondazione Una Nessuna e Centomila che ha presentata all’Istituto Treccani la ricerca Educare all’affettività, promossa in collaborazione con l’università Milano-Bicocca.
Da qui, a gennaio, partirà il primo corso interdisciplinare di alta formazione rivolto a insegnati, dirigenti scolastici ed educatori delle scuole di ogni ordine e grado, basato sulle migliori esperienze europee e replicabile per fornire strumenti teorici e operativi per contrastare stereotipi di genere, prevenire la violenza e sostenere la crescita affettiva e relazionale di bambini, bambine e adolescenti. Tra gli altri obiettivi la pubblicazione di un volume divulgativo-scientifico, destinato a scuole, istituzioni e stakeholder educativi; seminari e incontri pubblici per diffondere conoscenze, creare reti territoriali e condividere buone pratiche; raccomandazioni per una legge nazionale.