Nel silenzio ordinato del carcere di Montorio, alle porte di Verona, Benno Neumair ha trovato un inatteso ruolo: quello di insegnante di scacchi. È qui, tra le mura che da tre anni segnano la sua vita dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio dei genitori, nel gennaio del 2021 strangolati entrambi nella loro casa di Bolzano, che il 34enne bolzanino tenta una forma di rinascita. O almeno, un equilibrio. Parallelamente, ha avviato un percorso di giustizia riparativa con due zie. Ma con la sorella Madé, che fu la prima a sospettare di lui e a indicare agli inquirenti la strada per la verità, non c’è stato — né sembra imminente — alcun contatto.
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Dopo l’isolamento
Secondo quanto riporta il quotidiano Alto Adige, Benno ha terminato a settembre il periodo di isolamento al quale era stato sottoposto per un anno. Da allora si è inserito positivamente nella vita del penitenziario, tanto che la direzione gli ha affidato l’incarico di insegnare scacchi agli altri detenuti. «Sa giocare molto bene e si dedica con serietà a questo compito», racconta il suo avvocato, Flavio Moccia, che insieme al collega Angelo Polo ne segue la difesa. «Gli scacchi lo aiutano a superare la monotonia e a mantenere un atteggiamento equilibrato. È collaborativo, non ha mai dato problemi».
Il percorso riparativo
Accanto alla quotidianità carceraria, Benno ha chiesto e ottenuto di avviare un percorso di giustizia riparativa con due zie, nell’ambito di un’iniziativa prevista dalla riforma Cartabia. Un cammino che non sostituisce la pena, ma mira — almeno in teoria — a ricucire le relazioni spezzate dal reato. «Si incontrano circa una volta al mese», spiega ancora Moccia, «ed è stata una decisione delle zie accogliere la sua richiesta».
Nessun pentimento
Ma non tutte le ferite della famiglia Neumair sembrano destinate a rimarginarsi. Con la sorella Madé, infatti, non ci sono contatti. «Un percorso di giustizia riparativa passerebbe necessariamente attraverso il riconoscimento delle proprie responsabilità — osserva l’avvocato di parte civile Carlo Bertacchi — ma, ad oggi, questo non è mai avvenuto. Benno non ha mai cercato un contatto con lei, né mostrato pentimento». Sulla stessa linea anche la legale di Carla Neumair, un’altra delle zie: «Non c’è stato alcun segno di scuse, nessuna ammissione. La riparazione passa per la consapevolezza del male fatto, e siamo ancora molto lontani da questo».
Il delitto
La sera del 4 gennaio 2021, nell’appartamento di via Castel Roncolo a Bolzano, Benno uccise il padre Peter, 63 anni, e la madre Laura, 68, strangolandoli con un cordino d’arrampicata. Poi caricò i corpi in auto e li gettò nell’Adige. A dare l’allarme e a guidare i carabinieri verso la verità fu proprio la sorella Madé, che notò le prime incongruenze nel racconto del fratello e, quattro giorni dopo, individuò una macchia di sangue del padre sul parapetto del ponte di Ischia Frizzi. Il corpo di Laura fu ritrovato il 6 febbraio a Egna; quello di Peter solo il 27 aprile, a Trento. Nel frattempo, Benno aveva messo in atto una serie di depistaggi, fino al fermo del 28 gennaio. Dopo la scoperta del cadavere della madre, confessò.
Il processo e la condanna
Il processo si aprì il 4 marzo 2022 e, in tutti i gradi di giudizio, la condanna fu confermata: ergastolo con un anno di isolamento diurno per omicidio pluriaggravato e distruzione di cadaveri. La Cassazione, pur riconoscendo la presenza di disturbi di personalità — di tipo narcisistico, antisociale e istrionico —, stabilì che non avessero inciso sulla capacità di intendere e di volere. L’omicidio, scrissero i giudici, fu compiuto «nella piena consapevolezza dell’azione e delle sue conseguenze». Oggi, tra le partite di scacchi e gli incontri con le zie, Benno Neumair tenta di costruire un fragile ponte verso il mondo esterno. Ma il vuoto lasciato dietro di sé — quello di due vite spezzate e di una famiglia irrimediabilmente divisa — resta un abisso difficile da colmare.