Irene Manzi (Pd): “Vittoria a metà su educazione sessuo-affettiva. L’obbligo di consenso discrimina”
di Viola Giannoli«Il ministro Valditara dirà di no, ma quello della Lega sull’educazione sessuo-affettiva è un dietrofront evidente che ha un significato politico preciso», afferma Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.
Una vittoria, almeno parziale, delle opposizioni?
«Sì, ma non solo: dopo l’approvazione, oggi soppressa, dell’emendamento che estendeva l’esclusione di attività inerenti la sessualità alle medie, in una fascia di età delicata nello sviluppo di ragazze e ragazzi, nella quale avvengono i primi rapporti, c’è stato una rivolta collettiva di partiti, associazioni, esperti, genitori. Ma le nostra è una vittoria a metà».
Questo correttivo, lei dice, non basta.
«E andremo avanti perché il disegno di legge continua a escludere le scuole dell’infanzia e elementari dalle attività di educazione sessuo-affettiva che invece, per noi, in modalità adatte a ciascuna fase dello sviluppo infantile, andrebbero affrontate. E perché prevede, alle superiori e alle medie, il consenso dei genito…
«Il ministro Valditara dirà di no, ma quello della Lega sull’educazione sessuo-affettiva è un dietrofront evidente che ha un significato politico preciso», afferma Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.
Una vittoria, almeno parziale, delle opposizioni?
«Sì, ma non solo: dopo l’approvazione, oggi soppressa, dell’emendamento che estendeva l’esclusione di attività inerenti la sessualità alle medie, in una fascia di età delicata nello sviluppo di ragazze e ragazzi, nella quale avvengono i primi rapporti, c’è stato una rivolta collettiva di partiti, associazioni, esperti, genitori. Ma le nostra è una vittoria a metà».
Questo correttivo, lei dice, non basta.
«E andremo avanti perché il disegno di legge continua a escludere le scuole dell’infanzia e elementari dalle attività di educazione sessuo-affettiva che invece, per noi, in modalità adatte a ciascuna fase dello sviluppo infantile, andrebbero affrontate. E perché prevede, alle superiori e alle medie, il consenso dei genitori».
Perché è contraria?
«Perché burocratizza e ostacola il via libera ai progetti già in atto nelle scuole e già condivisi con le famiglie nel momento in cui i genitori s’informano sul piano dell’offerta formativa, firmano il patto di corresponsabilità, sono rappresentati nei Consigli di istituto. L’ulteriore consenso informato rappresenta un atto di sfiducia verso gli insegnanti. E crea, cosa ancor più grave, una disparità tra studenti: non tutte le famiglie sono ugualmente pronte a dare il loro assenso. Così lo Stato penalizza ed esclude proprio quei ragazzi e quelle ragazze che provengono da famiglie e contesti che più avrebbero bisogno di accedere al confronto mentre aumentano le malattie sessualmente trasmissibili, le violenze di genere, il bullismo e il cyberbullismo. Il governo vuole una scuola à la carte».
Valditara obietta che alla materna e alle elementari l’educazione sessuo-affettiva è compresa nei programmi. Perché non basta?
«Si tratta di contenuti di biologia minimali: le parti del corpo, le funzioni riproduttive, le malattie sessualmente trasmissibili. In realtà, come ci dimostrano le linee guida dell’Oms e dell’Unesco, l’approccio educativo chiama in causa anche le relazioni con gli altri, il consenso, i confini del corpo, le differenze e le implicazioni affettive».
Salvini e Sasso dicono che con il ddl “ideologia gender e altre schifezze” vengono tagliate fuori. Che ne pensa?
«Sono dieci anni che la destra insiste sull’ideologia gender: una costruzione che non esiste e serve solo a creare un clima di paura, terrore e discriminazione, prendendo di mira la comunità Lgbtq+. Anziché agitare fantasmi, bisognerebbe dare strumenti e risorse alle scuole per portare avanti progetti previsti dalla Convenzione di Istanbul e dalla legge 107/2015 e dare risposta alle richieste di docenti, presidi, famiglie e studenti».