È trascorso un anno da quando Alberto Trentini è detenuto in Venezuela. Trecentosessantacinque giorni: un tempo infinito. I motivi della sua detenzione restano ignoti. Sua madre, la signora Armanda, ha chiesto che si continui a parlare di Alberto perché, ha scritto sull’appello pubblicato ieri da Repubblica, «solo una forte pressione mediatica può convincere chi ha il potere ad agire e riportarlo finalmente a casa». Ha ragione. Dobbiamo farlo. La nostra Costituzione impegna la Repubblica — e dunque le sue istituzioni — a riconoscere e garantire i diritti inviolabili di ogni essere umano, ovviamente compresi i cittadini italiani.
Tra questi diritti è centrale quello alla libertà personale: la sua limitazione rappresenta un’ecc…
È trascorso un anno da quando Alberto Trentini è detenuto in Venezuela. Trecentosessantacinque giorni: un tempo infinito. I motivi della sua detenzione restano ignoti. Sua madre, la signora Armanda, ha chiesto che si continui a parlare di Alberto perché, ha scritto sull’appello pubblicato ieri da Repubblica, «solo una forte pressione mediatica può convincere chi ha il potere ad agire e riportarlo finalmente a casa». Ha ragione. Dobbiamo farlo. La nostra Costituzione impegna la Repubblica — e dunque le sue istituzioni — a riconoscere e garantire i diritti inviolabili di ogni essere umano, ovviamente compresi i cittadini italiani.
Tra questi diritti è centrale quello alla libertà personale: la sua limitazione rappresenta un’eccezione, è circondata da cautele rigorose ed è inscindibile dal diritto effettivo a difendersi, principio riconosciuto anche a livello internazionale. È preciso dovere delle istituzioni italiane adoperarsi affinché questi diritti siano rispettati ovunque, anche all’estero. Per questo ritengo assolutamente necessario che il governo faccia tutto ciò che è in suo potere per porre fine alla situazione allucinante in cui si trova Alberto e lavorare perché possa finalmente tornare a casa.