La guerra delle scimmie: così gli scimpanzé combattono per la conquista della foresta
di Elena DusiCerto che la guerra è stata utile. Da quando il gruppo di scimpanzé chiamato Ngogo ha ucciso 21 dei suoi rivali con una serie di attacchi coordinati, la vita è molto migliorata. Il territorio nella riserva naturale di Kibale, in Uganda, è aumentato del 22%. Negli anni successivi la fertilità delle femmine è raddoppiata e la mortalità dei cuccioli è crollata. Se gli Ngogo si troveranno di fronte un altro gruppo nemico, di certo torneranno all’attacco.
Così ragionano gli scimpanzé. Né il caso documentato dagli etologi delle università della California Los Angeles e del Michigan, pubblicato oggi sulla rivista Pnas, è il primo che racconti di un conflitto organizzato fra gruppi di primati.
La guerra dei quattro anni
Fra gli scimpanzé, che condividono con la specie umana il 99,8% dei geni, c’è stato anzi un famoso precedente osservato dalla primatologa Jane Goodall, scomparsa di recente: la guerra di Gombe, nota anche come la guerra dei quattro anni.
In quel caso un gruppo del parco nazion…
Certo che la guerra è stata utile. Da quando il gruppo di scimpanzé chiamato Ngogo ha ucciso 21 dei suoi rivali con una serie di attacchi coordinati, la vita è molto migliorata. Il territorio nella riserva naturale di Kibale, in Uganda, è aumentato del 22%. Negli anni successivi la fertilità delle femmine è raddoppiata e la mortalità dei cuccioli è crollata. Se gli Ngogo si troveranno di fronte un altro gruppo nemico, di certo torneranno all’attacco.
Così ragionano gli scimpanzé. Né il caso documentato dagli etologi delle università della California Los Angeles e del Michigan, pubblicato oggi sulla rivista Pnas, è il primo che racconti di un conflitto organizzato fra gruppi di primati.
La guerra dei quattro anni
Fra gli scimpanzé, che condividono con la specie umana il 99,8% dei geni, c’è stato anzi un famoso precedente osservato dalla primatologa Jane Goodall, scomparsa di recente: la guerra di Gombe, nota anche come la guerra dei quattro anni.
In quel caso un gruppo del parco nazionale di Gombe, in Tanzania, si era diviso a metà. Una delle due fazioni era riuscita a sterminare l’altra, solo per essere a sua volta scacciata dal territorio conquistato a causa della rivalità con altri due gruppi. Il lungo conflitto, andato avanti dal 1974 al 1978, aveva seguito una trama simile a tante guerre umane.
Quel che ai ricercatori mancava di dimostrare era lo scopo delle ostilità. Lo studio di oggi, calcolando la fertilità delle femmine e il tasso di sopravvivenza dei cuccioli, chiude il cerchio.
I vantaggi della conquista
La guerra è effettivamente utile, almeno secondo le regole della giungla. “Le nostre osservazioni dimostrano che gli attacchi degli Ngogo sono stati seguiti da un incremento del territorio e del successo riproduttivo dei vincitori” ha spiegato Brian Wood dell’università della California.
Nei tre anni precedenti alla guerra gli Ngogo – un grosso gruppo di 140 esemplari – avevano festeggiato 15 nascite. Nei tre anni successivi, con sei chilometri quadri e mezzo di foresta in più sottratti al gruppo rivale, erano nati 37 cuccioli. La sopravvivenza dei piccoli era aumentata in modo ugualmente eclatante: dal 41% di probabilità di decesso nei primi tre anni all’8%, grazie soprattutto alla maggior disponibilità di frutta, il cibo preferito dagli scimpanzé di Kibale.
“Gli scimpanzé, e forse i nostri lontani antenati, hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione la capacità di esercitare una violenza coordinata. Quando il cibo è scarso, infatti, le conquiste territoriali possono tradursi in importanti vantaggi riproduttivi” ha spiegato Wood.
La tecnica di guerra
Anche la tecnica di guerra degli scimpanzé è vicina a quella della nostra specie. Dei gruppi di maschi partono di pattuglia verso i territori nemici. Avanzano spesso sulle fronde più alte degli alberi, mantenendo una posizione di dominanza. Se incontrano un rivale isolato lo uccidono. Se invece gli avversari li fronteggiano in forze decidono spesso di rimandare l’attacco, tornando in un secondo momento con un drappello più nutrito. Solo i maschi partecipano alla lotta, mentre le femmine a volte li incoraggiano rumorosamente.
Come nelle guerre umane, le violenze non risparmiano i cuccioli. Gli antropologi dell’istituto tedesco Max Planck nel 2019 nel parco nazionale di Loango, in Gabon, hanno assistito a una battaglia che si è svolta addirittura fra due specie: un gruppo di gorilla contro un gruppo di scimpanzé. In ben due battaglie gli scimpanzé sono riusciti a rapire un cucciolo di gorilla, picchiandolo a morte.
I primati gentili
Soprannominati i giganti gentili, i gorilla sono in genere meno aggressivi degli scimpanzé. Ma i campioni di bonomia nel mondo dei primati sono i bonobo. Nessuno, a parte gli scimpanzé, è più evolutivamente vicino alla nostra specie.
L’etologo Frans de Waal aveva attribuito la loro mitezza e il loro altruismo all’abitudine di praticare sesso con esuberante frequenza, anche con individui dello stesso genere e senza finalità riproduttive. Nell’uno e nell’altro sentiero, evidentemente, i geni della giungla ci hanno plasmato fino al giorno d’oggi.