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Rigopiano, la procura generale nell’appello bis: “Condannate i funzionari regionali”

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Il pg Paolo Barlucchi ha chiesto oltre tre anni per i sei dipendenti che non avrebbero applicato la carta delle valanghe
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Erano stati assolti in primo e secondo grado. Adesso la procura generale di Perugia chiede una condanna per i sei funzionari del servizio di Protezione civile regionale dell'Abruzzo imputati nell'appello bis sul disastro di Rigopiano. L'hotel di Farindola, in provincia di Pescara, venne travolto il 18 gennaio del 2017 da una valanga sotto la quale morirono 29 persone. In tutto l’hotel, tra ospiti e personale, ce ne erano 41.

La condanna a tre anni e dieci mesi è stata chiesta dal sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, per Carlo Giovani, Carlo Visca, Sabatino Belmaggio, Vincenzo Antenucci, Emidio Primavera e Pierluigi Caputi. Sono accusati di disastro colposo, omicidio e lesioni colpose. Si chiude così la requisitoria nel procedimento che si sta svolgendo davanti alla Corte d'appello di Perugia come disposto dalla Cassazione che, il 4 dicembre scorso, oltre a confermare la condanna per falso dell'all…

Erano stati assolti in primo e secondo grado. Adesso la procura generale di Perugia chiede una condanna per i sei funzionari del servizio di Protezione civile regionale dell'Abruzzo imputati nell'appello bis sul disastro di Rigopiano. L'hotel di Farindola, in provincia di Pescara, venne travolto il 18 gennaio del 2017 da una valanga sotto la quale morirono 29 persone. In tutto l’hotel, tra ospiti e personale, ce ne erano 41.

La condanna a tre anni e dieci mesi è stata chiesta dal sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, per Carlo Giovani, Carlo Visca, Sabatino Belmaggio, Vincenzo Antenucci, Emidio Primavera e Pierluigi Caputi. Sono accusati di disastro colposo, omicidio e lesioni colpose. Si chiude così la requisitoria nel procedimento che si sta svolgendo davanti alla Corte d'appello di Perugia come disposto dalla Cassazione che, il 4 dicembre scorso, oltre a confermare la condanna per falso dell'allora prefetto di Pescara, Francesco Provolo, ha annullato la condanna dell'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, quella di un tecnico comunale e quelle di due tecnici della Provincia, rinviandole in parte a Perugia.

I sei dipendenti del servizio di Protezione civile regionale erano stati assolti in primo e secondo grado dalle accuse di disastro, lesioni e omicidio colposi e per i quali il sostituto procuratore generale ha chiesto oggi la condanna. Barlucchi nella sua requisitoria ha ricordato un passaggio della sentenza della Cassazione in cui c’è scritto che "era possibile e anche dovuto" prevenire il disastro di Rigopiano. "La prevenzione regina per l'incolumità individuale e collettiva", vale a dire "l'identificazione di Rigopiano come sito valanghivo", hanno scritto gli Ermellini, "avrebbe dovuto attuarsi non a disastro naturalistico inverato" né "nel corso" e "nemmeno nell'imminenza della sua verificazione". Avrebbe invece "dovuto precedere di molto l'evento" poiché "tale classificazione avrebbe comportato il divieto di accedervi oppure di utilizzare le strutture in esso presenti ovvero ne avrebbe imposto un uso disciplinato (limitato, per esempio, alle stagioni non invernali)".

Parole durissime che ha ripetuto in aula il pg Barlucchi secondo il quale "se solo si fosse ragionato, mettendo in fila gli elementi che la natura stava ponendo davanti agli occhi degli attuali indagati, nulla di tutto questo sarebbe accaduto". "L'ostacolo principale nel nostro Paese è la mentalità con cui guardiamo alla prevenzione, alla quale non crediamo fino in fondo", ha affermato, aggiungendo che "la legge deve essere adempiuta: se ci fosse stata la carta per le valanghe si sarebbe dovuto agire di conseguenza". Per il procuratore, la mancata classificazione valanghiva è stata decisiva: "Se fosse stata fatta, non sarebbe successo quanto accaduto".

Al termine della scorsa udienza Barlucchi aveva chiesto condanne per i due tecnici della Provincia di Pescera, per l'ex sindaco di Farindola e per il tecnico comunale. Dopo il pg, la parola è passata alle parti civili.

Ad ogni udienza, oltre ai familiari che indossano magliette con le foto delle vittime, è sempre presente anche Rossella Del Rosso. È la sorella di Roberto Del Rosso, proprietario e gestore dell'Hotel di Rigopiano, morto nella tragedia. "Finalmente un giudice ha detto chiaramente che il 18 gennaio del 2017 in Abruzzo non si sapeva chi comandasse", ha detto a margine dell'udienza, nella quale è parte civile."Ha usato la parola caos - ha detto ancora Rossella Del Rosso - per definire la mancata prevenzione e la gestione dell'emergenza da parte di coloro che erano preposti all'esercizio della protezione civile. Questa è una tesi che noi familiari abbiamo sempre sostenuto. Il dolore è profondo ed è associato a tutti coloro che hanno perso qualcuno ma si aggiunge la delusione per un iter processuale partito carente e che continua nel suo corso a vedere svilita la nostra richiesta di giustizia", ha concluso Del Rosso.

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