✕

L’amarezza dei super poliziotti “Una macchia che non meritiamo ma questa storia non finisce qui”

Ascolta l'audio

Cortese, l’uomo che arrestò Provenzano, e Improta erano l’ultimo anello di una catena decisionale sulla quale nessuno ha mai indagato. I diplomatici kazaki al Viminale allora guidato da Angelino Alfano
3 minuti di lettura

Persino Alma Shalabayeva ha fatto fatica a crederci. Loro, Renato Cortese e Maurizio Improta, rispettosi o forse prigionieri di quel senso delle istituzioni che li ha lasciati con il cerino in mano in una brutta storia dove il livello decisionale è stato messo subito in salvo, hanno lasciato l’aula della Corte d’appello di Firenze visibilmente turbati.

«Un’amarezza infinita, una macchia che non meritiamo», l’umanissimo sfogo che hanno consegnato ai loro legali a cui è toccato l’ingrato compito di parlare per loro. «Una sentenza sorprendente, non ci arrendiamo. Presenteremo ricorso in Cassazione», le parole del professore Aldo Coppi che insieme alla collega Ester Molinaro difende Cortese.

Le carriere stoppate dei due dirigenti di polizia

Nessuno di loro osava dirlo ma questa volta ci credevano davvero che la storia in cui sono rimasti impigliati ben tredici anni fa, quando erano gli ultimi anelli di una catena maneggiata malamente ai piani alti del Viminale allora diretto da Angelin…

Persino Alma Shalabayeva ha fatto fatica a crederci. Loro, Renato Cortese e Maurizio Improta, rispettosi o forse prigionieri di quel senso delle istituzioni che li ha lasciati con il cerino in mano in una brutta storia dove il livello decisionale è stato messo subito in salvo, hanno lasciato l’aula della Corte d’appello di Firenze visibilmente turbati.

«Un’amarezza infinita, una macchia che non meritiamo», l’umanissimo sfogo che hanno consegnato ai loro legali a cui è toccato l’ingrato compito di parlare per loro. «Una sentenza sorprendente, non ci arrendiamo. Presenteremo ricorso in Cassazione», le parole del professore Aldo Coppi che insieme alla collega Ester Molinaro difende Cortese.

Le carriere stoppate dei due dirigenti di polizia

Nessuno di loro osava dirlo ma questa volta ci credevano davvero che la storia in cui sono rimasti impigliati ben tredici anni fa, quando erano gli ultimi anelli di una catena maneggiata malamente ai piani alti del Viminale allora diretto da Angelino Alfano, si sarebbe definitivamente conclusa. Con una sentenza di assoluzione, sollecitata per la prima volta anche dall’accusa, che avrebbe lavato l’onta di una macchia indelebile che dal 2013 tiene in ostaggio e ha stoppato le carriere di due stimatissimi alti dirigenti che, non a caso, la polizia di Stato ha mantenuto in servizio con incarichi di rilievo nonostante le condanne.

Una storia che va avanti da 12 anni

E invece no. La storia dell’espulsione in 48 ore di Alma Shalabayeva e della figlia Alua (che allora aveva sei anni) non finisce qui. E tocca riannodare i fili di quel che è successo in questi dodici anni per ricostruire come si è potuti arrivare ad un verdetto che torna ad accusare un poliziotto come Renato Cortese, l’investigatore che ha messo le manette ai polsi di Bernardo Provenzano dopo una carriera dedicata alla caccia ai latitanti, di essere l’esecutore di un «rapimento di Stato, un crimine lesivo dei valori fondamentali che ispirano la Costituzione», per citare le motivazioni della prima sentenza di condanna del tribunale di Perugia.

La notte del blitz a Casalpalocco

Riavvolgiamo il nastro, dunque. È la notte tra il 28 e il 29 maggio del 2013 quando la polizia va a bussare a Casalpalocco alla porta di una villa dove ritiene di trovare Muktar Ablyazov. Dissidente kazako, viene subito definito, ricercato nel suo Paese, anche se poi si scoprirà che più che dissidente Ablyazov è un banchiere, oligarca, scomparso con un bel po’ di soldi appresso. Nella villa comunque quella notte non c’è. In casa gli agenti della squadra mobile di Roma trovano la donna e la bambina. Shalabayeva, che nelle successive 48 ore non dirà mai qual è il suo vero nome né chiederà asilo, presenta un passaporto diplomatico contraffatto, circostanza che mette in moto le procedure per la sua espulsione.

L’ordine di espulsione firmato dalla giudice di pace

La pratica passa all’ufficio immigrazione e nel giro di due giorni la giudice di pace Stefania Lavore firma il decreto di espulsione. Che viene rapidamente eseguito. Ma nei giorni precedenti all’espulsione avviene anche dell’altro: le autorità del Kazakistan si muovono, segnalano la presenza di Ablyazov in Italia e ne chiedono la cattura in quanto «pericoloso latitante».

I diplomatici kazaki al Viminale

È lo stesso ministro dell’Interno Alfano a chiedere al suo capo di gabinetto Giuseppe Procaccini di incontrare l’ambasciatore. L’incontro avviene poche ore prima del blitz di Casalpalocco e il giorno dopo Procaccini riferisce ad Alfano. La versione ufficiale quanto incredibile racconta che né Alfano né il suo capo di gabinetto sapessero però di quella donna e della bambina che 48 ore dopo erano già sulla pista di Ciampino pronte per essere riconsegnate al consigliere di ambasciata kazako. Dunque, al Viminale, dove ben tre diplomatici del Kazakistan si sarebbero recati in quelle ore, nessuno avrebbe mai saputo dell’espulsione di madre e figlia. Fatto è che un mese e mezzo dopo il prefetto Procaccini preferì consegnare le sue dimissioni «per svelenire questo incredibile clima».

Mai indagini sul vero livello decisionale

E tanto bastò a far finire nell’ombra il livello decisionale più alto di questa storia (su cui nessuno di fatto ha mai indagato) lasciando che la responsabilità dell’iniziativa (“nessun ordine dall’alto”, confermò l’allora procuratore di Roma Giuseppe Pignatone) ricadesse tutta sulle spalle di chi aveva portato via da casa Shalabayeva e figlia e di chi le aveva rimpatriate. Illegittimamente secondo la valutazione dello stesso governo italiano che l’anno dopo, accolto il ricorso di Shalabayeva, le ha concesso di ritornare in Italia con l’asilo politico. E Ablyazov? Arrestato in Francia anni dopo, poi liberato ed espulso, è scomparso con tutti i soldi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti