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“Più libertà e desiderio: perché la menopausa ora sorride alle donne”

"Le tre età della donna" di Gustav Klimt (1905)

 
Parla Cristina Tomasi, esperta di metabolismo, che si occupa di questa fase della vita femminile: “Non è più un tabù”
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Per alcune un tormento, per altre una liberazione. Per tutte un passaggio, un prima e un dopo, comunque uno spartiacque della vita. Di cui fino a ieri si sussurrava tra amiche o nella segretezza di uno studio medico, affannandosi tra consigli anti-vampate, anti-nervosismo, anti-insonnia, anti-depressione. Poi, lentamente, la parola “Menopausa” è uscita dall’ombra, dal sottile scherno con cui veniva pronunciata per definire il cattivo umore femminile, anticamera, in sostanza, della vecchiaia.

Rompono il silenzio le showgirl, parla in diretta del suo ciclo “intermittente” Martina Colombari, Caterina Balivo sui social rilancia. Due scrittrici, Valeria Parrella e Lisa Ginzburg inaugurano un podcast che si chiama, guarda caso, “Vamp”. E di menopausa si parla (a voce alta) a Firenze, a “L’Eredità delle donne”, con Parrella, Ginzburg e Cristina Tomasi, internista, esperta di metabolismo, uno studio a Bolzano e migliaia di follower — 85% al femminile — tra Facebook, Instagram e TikTok.

Dottoressa Tomasi, possiamo parlare di “rivoluzione menopausa”?

«Oggi si può vivere questa fase come un’età bellissima, piena di futuro, di desiderio, anche di salute, purché le donne non vengano lasciate sole. Ma non è una rivoluzione compiuta: c’è ancora un forte pregiudizio culturale e sanitario verso questa parte della vita femminile».

La scomparsa del ciclo mestruale comporta però per molte donne un terremoto psicofisico.

«È proprio per questo che anni fa, dopo una lunga carriera in ospedale, ho deciso di dedicarmi a fare informazione medica anche sui social, per parlare di metabolismo, di alimentazione, di come funzionano, davvero, i nostri ormoni. Tutto ciò che scrivo e spiego l’ho provato sulla mia pelle. Oggi ho sessant’anni, ma sono andata in menopausa quando ne avevo 41, ho avuto un tumore linfatico, ho affrontato la chemioterapia, poi un ictus. Ho cambiato vita e ho scelto di fare informazione. La mia teoria è: se siamo informati siamo liberi».

Allora cominciamo: perché lei dice che le donne sono lasciate sole nell’affrontare la menopausa?

«Perché la medicina minimizza i disturbi. “Signora, non si preoccupi, prima o poi passerà” è la frase che molte mie pazienti si sono sentite dire. Invece ci sono donne per le quali la menopausa è un inferno quotidiano che addirittura rovina i rapporti familiari. Basta leggere i commenti sotto i miei post: “I miei figli dicono che sono diventata una iena”. “Scoppio di caldo e mi sento marcia”. Altre invece attraversano il prima e il dopo senza alcun sintomo, anzi la vivono come una liberazione. La verità è che all’università non si insegna ai medici a occuparsi della menopausa».

Forse permane lo stereotipo che essendo donne “bisogna sopportare”. Una visione che ignora la medicina di genere.

«Sì, è così. Invece possiamo fare moltissimo. Del resto la menopausa arriva intorno ai cinquant’anni e la vita media di una donna ormai supera gli ottantacinque. Capite quante cose meravigliose si possono fare? Prendiamo la “Tos”, la terapia ormonale sostitutiva, ossia la somministrazione farmacologica di quegli ormoni femminili — gli estrogeni — che le ovaie smettono di produrre quando si va in menopausa. È stata demonizzata. Assurdo. È proprio la mancanza di quegli ormoni che provoca depressione, difficoltà nel fare l’amore, fragilità complessiva, calo del desiderio. Ci sono coppie dove con la terapia ormonale è rifiorita la vita sessuale».

Però in menopausa si ingrassa.

«È vero, ma con alcune regole semplici, accettando i cambiamenti del corpo, i chili in più si possono evitare. Io propongo poche regole fondamentali: saltare la cena, camminare all’aria aperta, esporsi il più possibile alla luce naturale, mangiare più proteine e meno carboidrati. A tutte consiglio di leggere i consigli di Halle Berry che racconta la sua meravigliosa rinascita alla soglia dei sessant’anni, dopo una faticosissima menopausa».

E i maschi? Quanto è forte ancora il loro pregiudizio verso le donne in menopausa?

«Direi che assistiamo a un lento cambiamento. Del resto anche per loro arriva l’andropausa. Ma quello sì che resta un tabù».

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