Mattarella: natalità vitale per l’Italia. Giovani senza colpe, vanno aiutati
di Concetto VecchioRoma – Siamo un Paese che «non si rigenera» e dove i giovani «sono pochi come mai prima», denuncia Sergio Mattarella agli Stati generali della natalità. Non facciamo figli. Quest’anno 1,13 in media per donna. Minimo storico. In una sala gremita Mattarella lo definisce «un tema vitale per il nostro Paese e per l’intero continente europeo». Cita Papa Francesco che su questo stesso proscenio due anni fa disse: «La natalità è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo». L’inverno demografico ha molteplici ricadute. Mattarella ricorda che «inciderà sulla sostenibilità dei conti pubblici oltre che sulla coesione intergenerazionale».
Cambiare Paese o cambiare il Paese è il titolo scelto dalla fondazione della Natalità, presieduta da Gianluigi De Palo. L’anno scorso il saldo…
Roma – Siamo un Paese che «non si rigenera» e dove i giovani «sono pochi come mai prima», denuncia Sergio Mattarella agli Stati generali della natalità. Non facciamo figli. Quest’anno 1,13 in media per donna. Minimo storico. In una sala gremita Mattarella lo definisce «un tema vitale per il nostro Paese e per l’intero continente europeo». Cita Papa Francesco che su questo stesso proscenio due anni fa disse: «La natalità è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo». L’inverno demografico ha molteplici ricadute. Mattarella ricorda che «inciderà sulla sostenibilità dei conti pubblici oltre che sulla coesione intergenerazionale».
Cambiare Paese o cambiare il Paese è il titolo scelto dalla fondazione della Natalità, presieduta da Gianluigi De Palo. L’anno scorso il saldo tra i nuovi nati e i decessi è stato negativo di 281mila persone, come tutti gli abitanti della città di Venezia. Perciò ieri è stata lanciata l’Agenzia per la natalità, «per passare dalle dichiarazioni alle soluzioni». C’erano così pochi giovani «forse soltanto dopo due guerre devastanti», ha precisato il Capo dello Stato.
Il presidente ha fatto un’analisi senza proclami. La politica deve fare la sua parte, però: «Il ruolo delle pubbliche istituzioni non è affatto indifferente, così come lo è la vitalità del tessuto economico: condizioni adeguate di retribuzione e sviluppo dei servizi sociali consentono orizzonti di vita nei quali è possibile orientare le proprie scelte verso la gioia di avere figli e non verso la rinuncia». È difficile essere giovani in Italia. «Precarietà e bassi redditi», non ci gira attorno.
«In uno Stato democratico i temi della natalità, si caratterizzano come espressione alta del dovere delle strutture pubbliche di porre i cittadini nella condizione di esprimere in piena libertà la loro vocazione alla genitorialità nell’interesse del bene comune», ammonisce. Infatti cita l’articolo 31 della Costituzione, e lì lo applaudono: «La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».
Fa notare che un tempo c’era uno stretto rapporto tra risorse di un territorio e l’incremento della popolazione. «Oggi appare capovolto, contraddittorio. Laddove i consumi privati appaiono più alti, si riscontra minore generatività». C’è poi un’altra contraddizione. «In una società centrata sulla velocità, i giovani vengono messi in condizione di essere in costante ritardo. Nel trovare un’occupazione stabile, nel rendersi autonomi, nell’avere accesso a una propria abitazione, nel mettere su famiglia, nell’avere figli. Ma non è loro responsabilità». Finisce con un invito alla fiducia: «Non siamo condannati al declino. Il futuro della società è nelle nostre mani».
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