Mafia, la provincia di Reggio Calabria maglia nera: 75 Comuni sciolti dal 1991
di Giulia BoeroSono 402 gli scioglimenti di Enti locali per infiltrazioni mafiose dal 1991, cioè da quando è entrata in vigore la legge. Record negativo alla Calabria – con 141 provvedimenti – e in particolare alla provincia di Reggio, con 75. Le statistiche, pubblicate nel Dossier “Il male in comune” diffuso oggi dall’associazione Avviso Pubblico, parlano chiaro: 34 le province e 11 le regioni coinvolte (tredici compresi i casi archiviati); 294 gli enti locali interessati (288 Comuni e 6 aziende sanitarie provinciali).
Il 96% in quattro Regioni del Sud
Solo tra Calabria, Campania e Sicilia si sono registrati 360 scioglimenti, pari all’89 per cento. Se si considera anche la Puglia la percentuale sale al 96% (con 386 provvedimenti). In media uno scioglimento al mese in 34 anni di applicazione della normativa, sebbene il numero delle azioni annuali abbia seguito un andamento tutt’altro che costante, con un solo vero grande picco registrato nel primo triennio (76 scioglimenti tra il 1991 e il 1993). N…
Sono 402 gli scioglimenti di Enti locali per infiltrazioni mafiose dal 1991, cioè da quando è entrata in vigore la legge. Record negativo alla Calabria – con 141 provvedimenti – e in particolare alla provincia di Reggio, con 75. Le statistiche, pubblicate nel Dossier “Il male in comune” diffuso oggi dall’associazione Avviso Pubblico, parlano chiaro: 34 le province e 11 le regioni coinvolte (tredici compresi i casi archiviati); 294 gli enti locali interessati (288 Comuni e 6 aziende sanitarie provinciali).
Il 96% in quattro Regioni del Sud
Solo tra Calabria, Campania e Sicilia si sono registrati 360 scioglimenti, pari all’89 per cento. Se si considera anche la Puglia la percentuale sale al 96% (con 386 provvedimenti). In media uno scioglimento al mese in 34 anni di applicazione della normativa, sebbene il numero delle azioni annuali abbia seguito un andamento tutt’altro che costante, con un solo vero grande picco registrato nel primo triennio (76 scioglimenti tra il 1991 e il 1993). Non mancano i casi di scioglimenti multipli: ben 22 enti locali sono arrivati al terzo provvedimento, mentre uno solo in tutta Italia ne conta cinque: è il comune di Marano di Napoli, sciolto l’ultima volta a settembre.
Il Dossier, prodotto da Avviso Pubblico, rete di enti locali impegnata nella promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile, mette in luce dati, dinamiche e conseguenze sul piano amministrativo, sociale ed economico. E mostra, attraverso approfondimenti, testimonianze e casi studio, “come le mafie si inseriscano nei processi decisionali locali e quali strumenti, riforme e alleanze civiche siano necessari per prevenire, contrastare e ricostruire la fiducia nelle istituzioni, promuovendo pratiche di partecipazione e legalità democratica” e trasformando i Comuni sciolti per mafia in laboratori di buona amministrazione e – quindi – di buona politica.
Le criticità segnalate connesse all’applicazione della normativa sono diverse, come ad esempio l’assenza di una soluzione alternativa nei casi meno pervasivi di infiltrazione e condizionamento mafioso; l’incandidabilità per gli amministratori locali ritenuti responsabili di condotte che hanno favorito lo scioglimento in assenza di una condanna in sede penale; o la durata del procedimento di accertamento della Commissione d’accesso, che può protrarsi per mesi. Limiti, che chiaramente contribuiscono a irrigidire le pratiche.
Ma diverse sono anche le proposte di riforma avanzate dall’Associazione: modifiche concrete, suggerite – come si legge – “dall’osservazione dei fatti in diverse realtà coinvolte” e utili a stimolare il dibattito pubblico, sia sul piano politico che culturale. Tre, quelle principali. Per primo, l’introduzione di un procedimento bifasico che garantisca il contraddittorio dei soggetti coinvolti: una fase di accertamento preliminare per consentire l’adozione di misure cautelari immediate; e una fase di approfondimento utile a completare l’istruttoria per l’eventuale scioglimento definitivo.
Il pizzo chiesto anche al sindaco: così le mafie continuano a minacciare gli amministratori pubblici
Poi, la creazione di un albo nazionale dei commissari specializzati, l’estensione della durata complessiva del periodo di scioglimento nei casi più complessi, l’utilizzo di strumenti giuridici nei casi di allontanamento o licenziamento del personale colluso, e la creazione di canali di comunicazione con la cittadinanza. Infine, l’istituzione di un sistema di monitoraggio permanente basato su indicatori di rischio automatizzati, che consenta l'identificazione precoce di anomalie comportamentali nelle amministrazioni locali; la possibilità di attivare clausole di salvaguardia automatiche per agire tempestivamente in caso di nuove anomalie; e la creazione di piattaforme digitali collaborative che potrebbero facilitare la segnalazione di irregolarità da parte di cittadini e operatori economici, creando una rete di monitoraggio diffuso del territorio.
Come dichiarato da Giuseppe Busia, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), «Per sradicare la mafia non è sufficiente una risposta meramente repressiva, ma occorrono un’amministrazione e una società resilienti, capaci di opporsi con forza e determinazione. È un lavoro che deve fare leva innanzitutto sulla cultura dei singoli e delle comunità, per costruire un patrimonio di credibilità istituzionale e buona amministrazione, base vitale per ogni percorso di impegno civile e crescita democratica».