✕

Femminicidio di Ancona, trovato il marito della vittima: è gravemente ferito

Nazif Muslija 

Ascolta l'audio

Nazif Muslija era in una zona impervia di Matelica, nel maceratese. Ha tentato di impiccarsi, un cacciatore ha tagliato la corda. Rinvenuto nel giardino della casa un tubo in ferro che potrebbe essere l’arma utilizzata per uccidere la donna
3 minuti di lettura

È stato ritrovato Nazif Muslija, marito di Sadjide Muslija, uccisa martedì notte a Pianello Vallesina nel comune di Monte Roberto, nell'anconetano. L'uomo era irreperibile dal momento della scoperta del femminicidio, da circa 30 ore. Dopo serrate ricerche tra l’Italia e l’estero i carabinieri lo hanno trovato nel maceratese, a Matelica. L'uomo era riverso al suolo, gravemente ferito ma vivo, in una zona impervia. Secondo le prime informazioni avrebbe tentato di impiccarsi, un cacciatore che si trovava lì vicino lo ha soccorso e ha tagliato la corda agganciata a un albero. Poi ha chiamato le forze dell’ordine. Ma è una ricostruzione ancora al vaglio degli inquirenti. I sanitari del 118, dopo averlo rianimato, lo hanno trasferito nell’ospedale di Camerino dove è piantonato dai carabinieri. La sua auto, una Smart bianca, è stata rinvenuta abbandonata vicino al luogo del ritrovamento dell'uomo. Nazif Muslija è accusato di omicidio volontario aggravato. La Procura di Ancona aveva emesso ne…

È stato ritrovato Nazif Muslija, marito di Sadjide Muslija, uccisa martedì notte a Pianello Vallesina nel comune di Monte Roberto, nell'anconetano. L'uomo era irreperibile dal momento della scoperta del femminicidio, da circa 30 ore. Dopo serrate ricerche tra l’Italia e l’estero i carabinieri lo hanno trovato nel maceratese, a Matelica. L'uomo era riverso al suolo, gravemente ferito ma vivo, in una zona impervia. Secondo le prime informazioni avrebbe tentato di impiccarsi, un cacciatore che si trovava lì vicino lo ha soccorso e ha tagliato la corda agganciata a un albero. Poi ha chiamato le forze dell’ordine. Ma è una ricostruzione ancora al vaglio degli inquirenti. I sanitari del 118, dopo averlo rianimato, lo hanno trasferito nell’ospedale di Camerino dove è piantonato dai carabinieri. La sua auto, una Smart bianca, è stata rinvenuta abbandonata vicino al luogo del ritrovamento dell'uomo. Nazif Muslija è accusato di omicidio volontario aggravato. La Procura di Ancona aveva emesso nei suoi confronti un mandato di fermo internazionale.

Il femminicidio

La donna, 50 anni il 12 dicembre, è stata trovata morta sul letto della sua casa ieri mattina dopo essere stata picchiata e colpita alla testa e al viso con un oggetto forse appuntito. Per gli investigatori la mano dell’ennesimo femminicidio italiano, il quarto nelle Marche in questo 2025, è quella di Nazif Muslija, il cinquantenne che la moglie aveva denunciato nell’aprile scorso per maltrattamenti e lesioni. Il marito violento era stato arrestato e condannato con patteggiamento a un anno e 10 mesi con la condizione che seguisse un corso per uomini maltrattanti. La moglie lo aveva perdonato, permettendogli di tornare a vivere con lei ritirando anche la querela. Le ricerche sono state estese anche all'estero, fino alla terra di origine di Muslija, la Macedonia.

Sequestrato un tubo di ferro: forse è l’arma del delitto

La sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale dei carabinieri di Ancona stamattina era tornata nella casa per cercare tracce microscopiche. È stata trovata anche quella che potrebbe essere l’arma utilizzata per uccidere la donna: un tubo per impalcature da cantiere, in ferro. È sporco di sangue, sarà sottoposto a accertamenti tecnici. Secondo il medico legale, la donna sarebbe stata colpita da svariati colpi sia al volto sia al torace. La foto, che anche Repubblica ha pubblicato per contribuire alle ricerche, è stata condivisa con tutte le forze dell’ordine in una corsa contro il tempo. L’avvocato Antonio Gagliardi, che difende da tempo Muslija, aveva dichiarato a Repubblica che “potrebbe farsi del male, non tornerebbe più in carcere”. Sono state sequestrate le immagini dei sistemi di videosorveglianza vicino casa alla ricerca di un frame che dia indicazioni sul possibile orario di fuga di Nazif Muslija. Controlli serrati al confine del Paese.

I rilievi nell’appartamento ieri sera si sono conclusi intorno alle 21,30 e questa mattina i militari sono tornati sul posto. Nel frattempo, non è ancora stata fissata una data per l'autopsia sul corpo della donna.

Il cognato: “Spero lo trovino morto”

"Spero che lo trovino morto – ha detto il cognato ai microfoni di ‘Ore 14’, su Rai Due -. Spero che sia tolto la vita”. Con le lacrime agli occhi ha aggiunto: “Non ci sono parole per quello che ha fatto”. E poi sulla cognata uccisa, sorella della moglie, ha affermato che era “una donna bravissima, lavoratrice, dedita alla casa e alla famiglia”. E lui, Nazif, come era? “Era una brava persona inizialmente, poi era diventato violento, in particolare negli ultimi 3-4 anni. Beveva tanto: una cassetta di birra al giorno”.

La polemica sul corso mai fatto

Nel frattempo è polemica sul percorso che avrebbe dovuto affrontare l'uomo in un Centro per uomini autori di violenza (Cuav) della durata di un anno. Un percorso legato al suo patteggiamento a un anno e dieci mesi di reclusione per le aggressioni e i maltrattamenti alla moglie. Musljia aveva un anno di tempo per svolgere il percorso da quando la sentenza era passata in giudicato a settembre 2025: avrebbe dovuto fare incontri ogni due settimane per una durata totale di 60 ore.

L'avvocato Antonio Gagliardi, che lo ha assistito nel processo per maltrattamenti e lesioni, ha tuttavia affermato che "non c'era posto nell'associazione indicata dal percorso". A intervenire è stata la stessa procuratrice capo della Repubblica ad Ancona, Monica Garulli, che ha parlato di "una storia che lascia l'amaro in bocca". "Non si possono trattare tutti i casi di violenza nello stesso modo. Credo che questo caso avrebbe meritato una corsia preferenziale, che nel caso in specie non c'è stata - ha affermato Garulli -. Penso che nel momento in cui si individua una struttura deputata al percorso di recupero, per evitare il pericolo di recidiva bisogna comprendere qual è il pericolo di recidiva e differenziare i percorsi a seconda della gravità dei fatti".

Anche il Centro antiviolenza di Ancona, per voce della presidente dell'associazione che lo gestisce, Roberta Montenovo, chiede misure più adeguate. "Si dovrebbe fare una valutazione del rischio in previsione di un possibile comportamento di escalation in senso negativo - ha sottolineato Montenovo -. Anche in attesa di qualsiasi tipo di percorso dovrebbero essere previste delle misure".

Anche il Centro antiviolenza di Ancona, per voce della presidente dell'associazione che lo gestisce, Roberta Montenovo, chiede misure più adeguate. "Si dovrebbe fare una valutazione del rischio in previsione di un possibile comportamento di escalation in senso negativo. - ha sottolineato Montenovo - Anche in attesa di qualsiasi tipo di percorso dovrebbero essere previste delle misure".

Leggi i commenti