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Lampedusa, altre cinque vittime sulla rotta del Mediterraneo centrale. Uno è un minore

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Dall’inizio dell’anno almeno 1.100 persone sono sparite fra le onde. Save the children: “Tragedia inaccettabile”
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Ancora morti sulla rotta del Mediterraneo centrale. E ancora una volta c’è un minorenne fra quelli di cui bisogna iniziare a parlare al passato. Almeno cinque persone sono cadute in acqua e sparite fra le onde mentre tentavano di fuggire dalla Tunisia. Tecnicamente sono dispersi perché il loro corpo non è stato ritrovato, ma nessuno pensa che siano ancora in vita.

Lo hanno raccontato i sopravvissuti a quella traversata che con difficoltà sono riusciti ad avvicinarsi a Lampedusa, dove sono stati soccorsi dalle autorità marittime. Gelati, stanchi dopo un viaggio lungo giorni, sul molo Favaloro uno dopo l’altro sono scesi in 45, fra cui cinque donne e un bambino.

Da mesi o anni stavano in Tunisia, sono arrivati lì dopo essere fuggiti dai Paesi del Sud-Sahara e dell’Africa Occidentale rotti da conflitti, golpe, instabilità diffusa. Ma la campagna di repressione sempre più dura voluta dal presidente Kais Saied non ha lasciato loro altra scelta che partire.

Ancora morti sulla rotta del Mediterraneo centrale. E ancora una volta c’è un minorenne fra quelli di cui bisogna iniziare a parlare al passato. Almeno cinque persone sono cadute in acqua e sparite fra le onde mentre tentavano di fuggire dalla Tunisia. Tecnicamente sono dispersi perché il loro corpo non è stato ritrovato, ma nessuno pensa che siano ancora in vita.

Lo hanno raccontato i sopravvissuti a quella traversata che con difficoltà sono riusciti ad avvicinarsi a Lampedusa, dove sono stati soccorsi dalle autorità marittime. Gelati, stanchi dopo un viaggio lungo giorni, sul molo Favaloro uno dopo l’altro sono scesi in 45, fra cui cinque donne e un bambino.

Da mesi o anni stavano in Tunisia, sono arrivati lì dopo essere fuggiti dai Paesi del Sud-Sahara e dell’Africa Occidentale rotti da conflitti, golpe, instabilità diffusa. Ma la campagna di repressione sempre più dura voluta dal presidente Kais Saied non ha lasciato loro altra scelta che partire.

Durante la traversata, hanno spiegato, sono caduti, hanno tentato disperatamente di risalire a bordo ma la corrente li ha portati via, il vento li hanno allontanati, il mare li ha fatti sparire. Fra loro c’era anche un ragazzino. Il guscio di latta su cui viaggiavano era ingovernabile, impossibile manovrarlo per tentare ricerche, già a stento riusciva a stare a galla. Le iron boat, le barche di ferro, leggerissime, basse sull’acqua e profondamente instabili sono una roulette russa, a Lampedusa le chiamano “le bare galleggianti” perché basta un’onda, un movimento brusco, una manovra troppo rapida per farle ribaltare.

Per Save the children non è che un’altra tragedia ingiustificabile ed evitabile. Dall’inizio dell’anno, ricorda l’organizzazione, almeno 1.100 persone hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per sfuggire a violenze, persecuzioni, repressione. E si tratta di numeri necessariamente approssimati per difetto perché non possono tenere conto dei “naufragi fantasma”, le barche che spariscono fra le onde insieme a chi ci sta sopra senza che nessuno ne sappia nulla, se non parenti e amici che aspettano inutilmente una chiamata che non arriva mai.

“L’approccio securitario e l’irrigidimento dei confini hanno contributo a rendere le condizioni delle famiglie e dei minori stranieri non accompagnati che viaggiano verso e attraverso l’UE sempre più precarie e rischiose”, sottolinea Save the children che attacca: “Non è accettabile che in tema di migrazione vengano anteposti gli interessi nazionali alla salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dei diritti fondamentali”. E avverte: “Le riforme europee introdotte con il Patto Europeo Migrazione e Asilo non sembrano rispondere alle principali problematiche vissute da chi arriva in UE e le condizioni di bambine, bambini e adolescenti, e tra loro dei minori stranieri non accompagnati - oltre 11.600 quelli sbarcati quest’anno in Italia - rimangono precarie e rischiose”.

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