Cronaca

L’orso d’Abruzzo è diventato più buono a causa dell’uomo. “Nel suo Dna meno geni dell’aggressività”

L’orso d’Abruzzo è diventato più buono a causa dell’uomo. “Nel suo Dna meno geni dell’aggressività”

Studio dell’università di Ferrara sulla popolazione degli Appennini. Nel tempo sono stati abbattuti gli esemplari più pericolosi

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Mangiano la frutta nei giardini, effettuano raid nei pollai e vengono fotografati nelle pose più diverse. La vita degli orsi d’Abruzzo, nel bene e nel male, è legata a doppio filo a quella dei loro vicini umani. Tanto è antico questo rapporto da aver lasciato tracce nel Dna degli animali.

Lo hanno scoperto i ricercatori dell’università di Ferrara, incuriositi da una caratteristica unica dell’orso bruno marsicano: “Da oltre duemila anni, più o meno dall’epoca dei romani, la popolazione abruzzese vive isolata da tutti gli altri orsi europei” spiega Andrea Benazzo, professore di genetica, autore con i suoi colleghi di uno studio pubblicato stamane su Molecular Biology and Evolution.

Nella loro solitudine gli orsi marsicani si sono rimpiccioliti, hanno sviluppato una forma del muso tipica e sono anche diventati più buoni. “Abbiamo confrontato il loro genoma con quello di altri esemplari slovacchi, canadesi e dell’Alaska. Alcune sequenze di geni degli orsi marsicani sono associate a un comportamento meno aggressivo. Questo comunque non vuol dire che possiamo avvicinarci a loro”.

L’amicizia con l’uomo o i buoni sentimenti però non c’entrano. Con l’espansione dei romani molti boschi sono stati tagliati per fare spazio all’agricoltura e la popolazione umana ha iniziato a estendersi sul territorio italiano. Gli orsi dell’Appennino centrale si sono ritrovati isolati dai loro simili e sempre più spesso a contatto con la nostra specie.

“A quel punto si è verificato un caso che consideriamo di pressione selettiva involontaria da parte dell’uomo” spiega Benazzo. “Fin dal tempo dei romani gli esemplari percepiti come aggressivi sono stati probabilmente uccisi. Questo ha permesso agli esemplari più miti di sopravvivere e riprodursi, lasciando in eredità i geni legati a un temperamento più mansueto”.

In Abruzzo – è un’altra peculiarità - gli orsi si nutrono per l’80% di alimenti vegetali, soprattutto bacche e frutti di bosco, conditi da piccole quantità di insetti e larve. Solo occasionalmente trovano del miele o si imbattono nelle carcasse di altri animali. Si tratta di una dieta più sbilanciata rispetto alle popolazioni di orsi di altri paesi, abituati a mangiare più carne.

Questa alimentazione ha forse contribuito al cambiamento della forma del cranio e alla riduzione della taglia. “In biologia non è raro osservare forti cambiamenti nelle dimensioni: gli animali che vivono isolati spesso tendono a rimpicciolirsi” spiega Benazzo. “Gli orsi marsicani tendono ad essere nettamente più piccoli rispetto a quelli slovacchi e nordamericani”.

L’isolamento produce altri effetti più pericolosi. I circa 50 esemplari rimasti sugli Appennini centrali hanno come destino quello di accoppiarsi sempre in una cerchia ristretta. “La consanguineità è un problema dal punto di vista genetico” conferma l’esperto dell’università di Ferrara. “Eventuali mutazioni deleterie rischiano di concentrarsi, di fissarsi nel Dna e di essere trasmesse alla prole. Lo abbiamo riscontrato in diverse regioni del genoma, anche se la salute degli orsi marsicani nel complesso resta buona e la popolazione non tende a calare”.

Per lo studio di oggi è stato analizzato il Dna di 12 esemplari. Cinque genomi erano stati studiati per un precedente articolo scientifico del 2017. Altri dieci sono stati aggiunti nella pubblicazione odierna. “Noi genetisti di Ferrara ci siamo concentrati sulle analisi in laboratorio” racconta Benazzo. “I responsabili del Parco d’Abruzzo ci hanno consegnato dei piccoli campioni che avevano raccolto durante i loro incontri con gli orsi, ad esempio per mettergli il radiocollare”.

I geni associati ai comportamenti aggressivi sono stati studiati anche in altri carnivori, come volpi, cani o lupi. “Siamo rimasti sorpresi quando abbiamo trovato negli orsi marsicani le varianti associate alla mitezza, al contrario delle popolazioni slovacche e nordamericane. Consultando le fonti storiche è apparsa comunque una spiegazione convincente”. Il contatto con l’uomo ha reso l’orso più buono, ma la trasformazione, come spesso accade, è avvenuta con le cattive.

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