Famiglia nel bosco, la relazione dell’assistente: “Impauriti da doccia, annusano vestiti profumati”
di Corrado ZuninoC’è una seconda relazione dell’assistente sociale che, da 14 mesi, segue il caso della famiglia nel bosco. Riguarda il periodo – i primi dieci giorni – in cui una parte della famiglia, i tre bambini e la madre Catherine Birmingham, sono stati ospiti della casa famiglia di Vasto. La relazione aggiuntiva è ancora critica nei confronti dell’educazione dei tre figli Utopia Rose, Galoran e Blubell ed è stata consegnata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila il primo dicembre. Diventerà un elemento, non secondario, sul quale i giudici della Corte di appello, a proposito della riunificazione della famiglia e della potestà genitoriale ritirata, decideranno.
Dopo aver subito personalmente una quota degli attacchi della destra nazionale e locale…
C’è una seconda relazione dell’assistente sociale che, da 14 mesi, segue il caso della famiglia nel bosco. Riguarda il periodo – i primi dieci giorni – in cui una parte della famiglia, i tre bambini e la madre Catherine Birmingham, sono stati ospiti della casa famiglia di Vasto. La relazione aggiuntiva è ancora critica nei confronti dell’educazione dei tre figli Utopia Rose, Galoran e Blubell ed è stata consegnata al Tribunale dei minorenni dell’Aquila il primo dicembre. Diventerà un elemento, non secondario, sul quale i giudici della Corte di appello, a proposito della riunificazione della famiglia e della potestà genitoriale ritirata, decideranno.
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Dopo aver subito personalmente una quota degli attacchi della destra nazionale e locale, e dopo la consequenziale gogna social, l’assistente avvia il documento difendendo la sua azione e precisando che lavora nell’ambito sociale “da circa vent’anni”. Si è mossa, scrive, “nel pieno rispetto della centralità e dell’unicità della persona. Principio cardine che ha guidato l’approccio degli operatori coinvolti è proprio la conoscenza attiva della famiglia in tutte le fasi della gestione della situazione in assenza di giudizio”. La professionista ha sottolineato: “Non è in discussione la scelta di vita delle persone, bensì la tutela del diritto all’infanzia”.
"Quattordici mesi di opposizione”
Come già raccontato da Repubblica, l’assistente ha descritto quattordici mesi – partiti con l’intossicazione da funghi – di opposizione dei genitori, e degli stessi figli, all’intervento pubblico sul nucleo familiare. Ora si legge: “Questo servizio sociale ha costantemente cercato contatti con i membri della famiglia Trevallion, con l’intento di fornire supporto e condividere un percorso di sostegno ai minori nonché alla famiglia stessa. Tali incontri e scambi comunicativi sono stati mediati, perlopiù dai legali. Per un primo colloquio da una persona che ha fatto da interprete; in occasione di una prima visita domiciliare dai carabinieri della stazione di Palmoli, perché con loro i coniugi avevano instaurato un rapporto di fiducia; in occasione di una seconda visita domiciliare, dagli stessi carabinieri e dalla curatrice dei minori”. Tre incontri in tutto, in quattordici mesi.
L’assistente, contraddicendo un pezzo importante della difesa dei genitori, ovvero la loro impossibilità di comprendere pienamente le accuse a causa della scarsa conoscenza della lingua italiana, sostiene: “Sono da escludere incomprensioni o cattive interpretazioni da attribuirsi a un deficitario utilizzo della lingua da parte dei signori Trevallion”.
Poi c’è la questione scolastica. Il ministero dell’Istruzione è intervenuto – in coro con il governo – sottolineando la regolarità scolastica del percorso dei bambini, che svolgono l’unschooling. Per l’assistente, “il documento della scuola a cui la difesa della coppia fa riferimento, come presunta omissione da parte del servizio sociale, rappresenta una mera comunicazione dell’Istituto comprensivo di Castiglione che riporta la dichiarazione della famiglia a volersi avvalere dell’istruzione parentale, nonché l’esito positivo dell’esame di idoneità alla classe terza della scuola primaria”. Quest’ultimo attestato dalla Novalis school di Brescia.
"Turbati dall’interruttore della luce”
Il documento analizza, poi, la nuova vita della famiglia in istituto. “Dopo un primo momento di smarrimento, i bambini si sono affidati alle cure del personale coinvolto e hanno seguito le indicazioni fornite. La prima notte trascorsa in comunità, i bambini erano piuttosto tranquilli e non spaventati, ma il loro sonno è stato turbato dalla presenza, all’interno della stanza, di oggetti di uso comune quali l’interruttore della luce e il pulsante dello sciacquone del bagno”.
"Una doccia senza sapone”
La prima giornata è stata caratterizzata da continue scoperte. I bambini erano incuriositi da “qualsiasi oggetto presente negli ambienti della struttura, sia a livello strutturale che di arredo e giochi”. Secondo l’assistente sociale, al momento dell’arrivo nella casa famiglia di Vasto, “l’igiene personale dei minori è apparsa subito scarsa e insufficiente. Gli operatori sono riusciti a fare la doccia ai bambini soltanto nella serata del secondo giorno di collocamento, ma solo con acqua, non volendo i bambini usare i saponi messi a disposizione”. Si legge: “I tre bimbi erano molto incuriositi dal box doccia e, in particolar modo, uno dei fratelli ha dimostrato timore nei confronti del soffione della doccia”.
L’assistente sociale racconta i rapporti dei tre fratelli con gli altri minori della struttura: “Riguardo l’interazione con i bambini presenti, si denota imbarazzo e diffidenza. Il disagio maggiore si può osservare quando si attivano fra loro confronti sia per le proprie esperienze personali che per le proprie competenze, in quanto si evidenziano deprivazioni di attività condivisibili con il gruppo dei pari, per esempio da un semplice gioco ad attività più specifiche come i compiti scolastici e le conoscenze generali”.
"La primogenita non sillaba le lettere”
Il nodo dell’apprendimento è centrale nella relazione: “La primogenita è ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto la fase lessicale. Dopo qualche insistenza, i bambini hanno accettato di iniziare esercizi di grafismo e pregrafismo e sono rimasti compiaciuti e sorpresi del risultato raggiunto. Reagiscono con gioia e gratitudine alle varie attenzioni che ricevono, dai vestiti puliti e profumati, che annusano continuamente, oltre ad annusare le persone che li circondano, alle varie attività ludiche proposte, esprimendo spesso di voler restare “al caldo””.
In sintesi: “A distanza di una settimana, è possibile affermare che si può rilevare una generale reazione positiva nei bambini che, con entusiasmo e compiacimento, esplorano gli ambienti e giocano anche con i giochi in plastica che avevano inizialmente rifiutato”.
"Relazione affettuosa tra mamma e figli”
Quanto a mamma Catherine, che vive al piano superiore rispetto a quello dei bambini e può incontrarli solo in coincidenza dei pasti, “è necessario approfondire alcuni aspetti. Si può affermare, tuttavia che, rispetto ai primi giorni, sta assumendo un atteggiamento più disponibile e collaborativo nei confronti degli operatori della struttura. Dall’osservazione si evince un riconoscimento del ruolo genitoriale e si denota una relazione affettuosa tra genitori e figli”.