MANTOVA – Elena Pagani è un po’ artista, un po’ poliziotta e un po’ ladra (di facce). Con le matite colorate sul tavolo e una scatola di pennarelli cattura i ricordi, le impressioni, i flash e i dettagli spesso confusi delle vittime, per ricostruire il volto del colpevole e dargli la caccia. Però il termine classico, identikit, non va bene: «È riduttivo perché dà l’idea di un collage. Io creo, no…