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La famiglia del bosco, il tribunale chiede consulenza psichiatrica. La riunificazione si allontana

(ansa)

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Nuova ordinanza: una specialista dovrà accertare lo stato di tutta la famiglia e le competenze dei genitori. Il padre Nathan trascorrerà il Natale nella struttura dalle 10 alle 12,30
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ROMA – Nessuna ordinanza di ricongiunzione. La famiglia Travellion-Birmingham, il nucleo di cinque persone che a lungo ha vissuto nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, dovrà essere sottoposta, piuttosto, a un Ctu di carattere psico-medico, una consulenza per accertarne lo stato clinico e psichiatrico. Una doccia fredda, che rende più complessa la vicenda e più lontano il ritorno a una vita insieme dei cinque componenti, a partire dai genitori Nathan e Catherine.

La nuova ordinanza

Con un’ordinanza dello scorso 11 dicembre, il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha nominato una psichiatra che lavora all’Aquila per accertare tre questioni. La dottoressa Simona Ceccoli dovrà compiere “un’indagine personologica e psico-diagnostica del profilo di personalità di ciascun genitore dei minori per valutare: gli stili relazionali e comportamentali; le capacità e competenze genitoriali, nello specifico la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici (in particolare affettivi ed edu…

ROMA – Nessuna ordinanza di ricongiunzione. La famiglia Travellion-Birmingham, il nucleo di cinque persone che a lungo ha vissuto nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, dovrà essere sottoposta, piuttosto, a un Ctu di carattere psico-medico, una consulenza per accertarne lo stato clinico e psichiatrico. Una doccia fredda, che rende più complessa la vicenda e più lontano il ritorno a una vita insieme dei cinque componenti, a partire dai genitori Nathan e Catherine.

La nuova ordinanza

Con un’ordinanza dello scorso 11 dicembre, il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha nominato una psichiatra che lavora all’Aquila per accertare tre questioni. La dottoressa Simona Ceccoli dovrà compiere “un’indagine personologica e psico-diagnostica del profilo di personalità di ciascun genitore dei minori per valutare: gli stili relazionali e comportamentali; le capacità e competenze genitoriali, nello specifico la capacità di riconoscimento dei bisogni psicologici (in particolare affettivi ed educativi) del minore; l’attenzione progettuale alle esigenze di crescita dei minori per garantire un adeguato sviluppo psichico”.

"Caratteristiche psichiche idonee”

La seconda valutazione dovrà dire “se i genitori presentano caratteristiche psichiche idonee ad incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale. Ove tale incidenza sia affermata”, la psichiatra dovrà riferire “se le capacità genitoriali siano recuperabili in tempi congrui rispetto allo sviluppo e alla crescita dei minori, indicando il percorso educativo che padre e madre dovranno allo scopo intraprendere”.

“Indagine psico-diagnostica sui bambini”

Il terzo punto riguarda i tre bambini. Attraverso la consulenza psichica, si dovrà “compiere un’indagine psico-diagnostica sui minori per accertare le loro condizioni attuali di vita, l’andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute dagli stessi minori e i modelli di identificazione sviluppati”.

L’ordinanza è firmata dalla presidente del Tribunale Cecilia Angrisano toglie ogni speranza di vedere riunita la famiglia sotto le feste di Natale e di restituire la potestà genitoriale a Nathan Travellion e Catherine Birmingham a breve. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, che ha ricevuto l’ordinanza, dice: “La situazione, purtroppo, si complica, invece di dipanarsi. Questa è una verifica a 360 gradi di tutta la famiglia”.

Le festività nella struttura protetta

A Nathan il Tribunale ha accordato di poter restare a Natale nella struttura protetta con la famiglia, la moglie Catherine e i tre figli, per più tempo di quello previsto dal protocollo delle visite. Giovedì 25, che peraltro è uno dei due giorni settimanali accordati al padre, la famiglia resterà insieme nella casa famiglia dalle 10 alle 12,30 e, quindi, viste le loro abitudini, potrà restare riunita per un pranzo anticipato e lo scambio dei doni.

Tutte le perizie psichiatriche e comportamentali dovranno essere videoregistrate. L’incarico della psichiatra partirà il 5 gennaio e potrà durare fino a 120 giorni. La difesa avrà tempo fino al 15 febbraio 2026 per opporsi o portare nuovi elementi al dibattito giudiziario. Questo vale anche per il procuratore, la curatrice, la tutor e tutte le parti interessate al procedimento.

Le sei pagine di ordinanza ripercorrono la vicenda chiarendo, finalmente con precisione, l’iter assistenziale e poi giudiziario della vicenda, nata con un’intossicazione da funghi il 23 settembre 2024. Il 23 aprile scorso i tre bambini vengono affidati dal Tribunale al Servizio sociale: agli assistenti viene attribuito “il potere esclusivo di decidere sul loro collocamento, nonché sulle questioni di maggior rilevanza in materia sanitaria”.

Due relazioni: “Preoccupante negligenza genitoriale”

La relazione del Servizio sociale è del 23 settembre, quella dei carabinieri del 4 ottobre “e manifestano indizi di preoccupante negligenza genitoriale, con particolare riguardo all’istruzione dei figli e alla vita di relazione degli stessi, conseguenti alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all’isolamento in cui vivevano”. L’abitazione, ancora definita “rudere”, ha bisogno di una relazione tecnica sulla sicurezza statica. E, indica l’ordinanza, “sotto il profilo sanitario era necessario svolgere più compiuti accertamenti sulla condizione dei minori, non essendovi elementi sufficienti per porre in relazione la negligenza genitoriale (alla luce delle prescrizioni normative vigenti) con una situazione di pregiudizio dei figli”. Devono affidarsi a un pediatra e spostarsi da quella casa, andando in comunità oppure ospiti da altre famiglie.

Alla prima udienza i genitori sostengono di avere attestato “la regolarità del percorso di istruzione parentale della figlia Utopia Rose” e spiegano di avere la disponibilità di “una normale abitazione” a Dogliola, provvista di tutte le utenze.

I bambini vengono ascoltati in Tribunale il 28 ottobre, alla presenza della madre Catherine, che traduce dall’inglese all’italiano le parole dei figli. Il 13 novembre, però, Cecilia Angrisano firma con altri tre giudici la sospensione della responsabilità genitoriale e ordina il collocamento dei minori in una casa

famiglia.

"Hanno interrotto gli incontri con gli assistenti”

Nella relazione del giorno successivo, il servizio sociale e la curatrice speciale Marika Bolognese rivelano che, “contrariamente all’impegno a collaborare dichiarato all’udienza cautelare”, i genitori dichiarano di non essere più interessati ad avere incontri e colloqui con gli assistenti sociali. Nel corso di una visita domiciliare, padre e madre avevano impedito l’accesso all’abitazione e un contatto diretto con i loro figli. Grazie all’intervento dell’avvocato Giovanni Angelucci, i coniugi sembrano convincersi a concordare un progetto “di intervento diretto a favorire l’integrazione sociale, garantire un migliore contesto abitativo per i minori e acquisire la documentazione sanitaria e quella relativa all’obbligo scolastico”. Accettano, almeno nelle dichiarazioni, che tutta la famiglia raggiunga una volta a settimana un centro socio-psico-educativo del Comune di Palmoli”. Non accadrà.

"Hanno rifiutato controlli e vaccini”

Anche la pediatra individuata ha richiesto una visita neuropsichiatrica infantile ed esami ematochimici per controllare il ciclo vaccinale realizzato dai bambini. Nathan e Cate hanno rifiutato entrambi, chiedendo, caso mai, 50.000 euro per figlio. Un ricatto, secondo il Tribunale. Un’assicurazione contro eventuali rischi, spiegano adesso i genitori. Per l’abitazione, “insicura e insalubre”, non veniva depositata alcuna documentazione per la ristrutturazione. Un geometra, incaricato dai genitori, ha attestato “l’assenza di lesioni strutturali pregiudizievoli per la statica dell’abitazione, l’assoluta assenza di impianti elettrico e idrico-sanitario e la carenza di rifinitura e infissi”. Il collegio ritiene la perizia “del tutto insufficiente”. I genitori Travellion-Birmingham promettono, allora, che si sposteranno in un appartamento in comodato d’uso. Più idoneo. I giudici fanno notare: “Già in passato hanno presto abbandonato altra abitazione messa a loro disposizione”.

Su un piano scolastico, il Tribunale dei minorenni “non ha addebitato ai genitori una lesione del diritto dei figli all’istruzione”, garantito dalla scuola parentale: “L’ordinanza cautelare non è fondata sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione, produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.

"I minori parlano poco l’italiano”

Le successive verifiche, tuttavia, fanno emergere anche “la lesione dei diritto all’istruzione dei figli, o quanto meno della maggiore”. Il primo dicembre, con quattro membri già nella casa famiglia, il Servizio sociale descrive il livello di istruzione di Utopia Rose, 8 anni. E’ scarso. “La minore è’ ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto ancora la fase lessicale”.

Nella sua relazione, la responsabile della casa-famiglia riferisce che tutti i minori comprendono l’italiano, ma hanno più difficoltà nel parlato. Rispetto alle attività legate alla didattica, nei primi quattro giorni “i tre fratelli si sono rifiutati di colorare o di leggere e scrivere, sia in lingua inglese che in italiano. Tendenzialmente sfogliano libri con disegni per età inferiori (3-5 anni) chiedendo all’educatrice di leggere per loro”. Per questo, “è necessaria la formulazione di una programmazione didattica che assicuri un’efficace istruzione di tutti i minori e il recupero delle gravi carenze riscontrate in Utopia Rose”. Se si optasse per l’istruzione parentale, “sarebbe indispensabile l’individuazione dei precettori che dovrebbero parteciparvi per le aree e le materie per cui i genitori sono carenti”.

La lesione del diritto alla vita di relazione

Sono state accertate, “e non ancora superate”, le lesioni del diritto dei minori alla vita di relazione. Gli assistenti sociali segnalano che nell’interazione con gli altri bambini presenti in comunità “si denota imbarazzo e diffidenza”. Il responsabile della casa-famiglia evidenzia che il disagio maggiore si può osservare quando “si attivano fra loro confronti sia per le proprie esperienze personali che per le proprie competenze, in quanto si evidenziano deprivazioni di attività condivisibili con il gruppo dei pari, da un semplice gioco a un’attività come i compiti scolastici e le conoscenze generali”.

In attesa di una valutazione del servizio di Neuropsichiatria Infantile, il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ritiene necessario “un congruo accertamento tecnico sulle competenze genitoriali, tanto più in considerazione del gravoso carico educativo che padre e madre, optando per scelte di istruzione non convenzionali, si sono assunti in via esclusiva, senza potersi giovare del contributo dei professionisti dell’educazione”.

"Una notevole rigidità dei genitori”

Le opposizioni di Nathan e Cate hanno pesato. Si legge nell’ordinanza: “Gli indizi che si ricavano dalla condotta tenuta dai genitori nelle interlocuzioni con le autorità sanitaria e sociosanitaria e nell’ambito di questo procedimento parrebbero deporre in favore di una notevole rigidità dipendente dai valori ai quali conformano le loro scelte di vita e dell’assenza di competenze negoziali che consentano loro di ottenere i risultati perseguiti e di farlo al minor costo possibile”. A questo proposito, si cita il rifiuto dell’impiego del sondino naso-gastrico (verosimilmente poiché fatto di silicone o poliuretano) nel trattamento dell’intossicazione da funghi dei figli in occasione del ricovero in ospedale: “Denota l’assoluta indisponibilità dei genitori a derogare anche solo temporaneamente e in via emergenziale ai principi ispiratori delle proprie scelte esistenziali”. E’ stato necessario insistere, continua il Tribunale, “perché la madre abbattesse la sua contrarietà a trattare la seria bronchite con broncospasmo da cui era affetta Blubell”.

"La madre non accetta gli orari della struttura”

Viene stigmatizzata, ancora, “l’insistenza con cui la madre pretende che vengano mantenute dai figli abitudini e orari difformi dalle regole che disciplinano la vita degli altri minori ospiti della comunità, circostanza che fa dubitare dell’affermata volontà di cooperare stabilmente con gli operatori nell’interesse dei figli”.

Ecco, nel corso del procedimento, a soluzioni concordate del minor impatto possibile, “i genitori hanno preferito l’intensificazione dello scontro con gli operatori, con reiterate manifestazioni di diffidenza nei confronti dei difensori, più volte sostituiti”.

Le foto della difesa: “I bambini usano la plastica”

Gli ultimi due difensori hanno depositato, intanto, una trentina di foto scattate da Nathan e Cate in diversi momenti in cui la famiglia era lontana dall’ormai famoso casaletto di Contrada Mondola: al mare, con altri amici. Quelle foto, ai giudici che hanno palesato i rischi dell’isolamento familiare, dicono due cose: i figli Utopia Rose, 8 anni, Galoran e Blubell, 6 anni, vedono altre persone e anche coetanei. E poi, in diverse occasioni i bambini usano cucchiaini di plastica per mangiare un gelato, giocano con riproduzioni (in plastica) di animali e infilano gettoni in macchinette dello stesso prodotto. Le fotografie allontanerebbero l’immagine di tre “piccoli selvaggi” cresciuti nell’odio ossessivo per il derivato del petrolio.

L’amica: “A Bologna hanno accettato la modernità”

Ancora: nel novembre 2024 Catherine Birmingham fuggì con i tre bambini da un’amica a Valsamoggia, impaurita - dopo l’avvelenamento da funghi e le prime ispezioni dei carabinieri al casaletto - che l’assistente sociale potesse portarle via i figli. L’amica, residente appunto in provincia di Bologna, ha raccontato ai difensori, che lo hanno messo per iscritto come testimonianza a favore, che i ragazzini hanno vissuto a loro agio per alcune settimane in un ambiente metropolitano, all’interno di una casa dotata dei comfort standard presenti in un appartamento occidentale: luce, con i necessari interruttori, doccia, con il box e il soffione, e anche qui con la plastica normalmente presente in una realtà non rurale.

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