✕

Mattarella telefona alla mamma di Trentini: “Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto”

Armanda Trentini (a destra), Alessandra Ballerini (al centro) e Paola Regeni (a sinistra), a Milano durante un incontro per chiedere la liberazione di Alberto (ansa)

Ascolta l'audio

Il capo dello Stato ha chiamato per esprimere la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese al cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni
2 minuti di lettura

«Signora Armanda, sono Sergio Mattarella. Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto. E con voi». Nei giorni scorsi è squillato il telefono di casa Trentini. A chiamare era il Quirinale: il presidente della Repubblica voleva parlare con Armanda Trentini, la madre di Alberto, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni, per esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese.

L’arresto ingiustificato

La signora Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini, da mesi chiede agli italiani di non lasciarla sola, disperata perché non si intravede una soluzione immediata. Alberto è detenuto nel carcere di El Rodeo, a pochi chilometri dalla Capitale, senza alcuna accusa. Più che un detenuto è un ostaggio: Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure. Un fermo a un posto di blocco, senza spiegazioni, seguito da settimane di isolamento: nessun contatto con la famiglia, nessuna possibilità per l…

«Signora Armanda, sono Sergio Mattarella. Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto. E con voi». Nei giorni scorsi è squillato il telefono di casa Trentini. A chiamare era il Quirinale: il presidente della Repubblica voleva parlare con Armanda Trentini, la madre di Alberto, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni, per esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese.

L’arresto ingiustificato

La signora Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini, da mesi chiede agli italiani di non lasciarla sola, disperata perché non si intravede una soluzione immediata. Alberto è detenuto nel carcere di El Rodeo, a pochi chilometri dalla Capitale, senza alcuna accusa. Più che un detenuto è un ostaggio: Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure. Un fermo a un posto di blocco, senza spiegazioni, seguito da settimane di isolamento: nessun contatto con la famiglia, nessuna possibilità per l’Italia di vederlo o di avere informazioni attendibili.

La trattativa politica e diplomatica

Poi le prime notizie, con la certezza che Trentini serviva al governo Maduro per ottenere un riconoscimento dal governo italiano. Dalla Farnesina inizialmente era arrivato un no, viste anche le posizioni molto dure che il governo Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani avevano espresso in precedenza. A quel punto era però iniziata una lunga trattativa politica e diplomatica. I funzionari della Farnesina avevano attivato tutti i canali disponibili; lo stesso aveva fatto l’intelligence, con l’Aise che aveva trovato sponde anche inaspettate in Sud America. Chigi, con il sottosegretario Alfredo Mantovano — che sta seguendo personalmente il dossier — aveva mostrato apertura: respinte le richieste impraticabili (come l’ipotesi di uno scambio di prigionieri), era stato fatto capire che non c’era la volontà di «punire» il Venezuela, soprattutto in relazione ad alcuni casi molto sensibili per Caracas.

La visita consolare dopo mesi

Nel frattempo la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini, manteneva un tono fermo ma mai ostile. Questi segnali avevano prodotto cambiamenti concreti: la certezza che Trentini fosse vivo e il nome del carcere in cui era rinchiuso. Poi le prime telefonate a casa, infine la visita consolare che per mesi era stata negata. A quei passaggi era seguita una telefonata politica tra i governi, con il vice ministro Edmondo Cirielli che aveva pubblicamente ringraziato Caracas nella prima telefonata dopo anni di gelo. Una circostanza apparentemente rituale, ma nel linguaggio diplomatico densa di significato.

La leva geopolitica

Poi tutto si è fermato. Senza spiegazioni. C’è chi attribuisce lo stop all’escalation tra Venezuela e Stati Uniti, tornati allo scontro: un clima in cui anche la liberazione di un cittadino europeo diventa una leva geopolitica. Altri restano più ottimisti: chiuso il canale dei mediatori, in queste ore si starebbe riaprendo quello diplomatico vero e proprio. In questi giorni è in missione a Caracas l’ambasciatore Onu Alberto Lopez, in un’iniziativa sostenuta anche dalla Santa Sede. Consegnerà a Maduro una lettera firmata dalla signora Armanda, nella speranza di smuovere qualcosa.

"Una crudeltà quotidiana”

«Questi 13 mesi di prigionia per Alberto sono stati una crudeltà quotidiana, per lui e anche per noi», ha detto la signora Armanda in un’intervista a Repubblica. «Non oso immaginare i pensieri e le riflessioni di mio figlio quando inizia un nuovo giorno: “In che Paese sono nato, se permettono che io resti in cella senza colpa alcuna?”, si chiederà. Mi fa male soltanto pensare al dolore e alla delusione che hanno segnato tutti questi mesi di prigionia e di isolamento. Sofferenze così forti minano il fisico e l’animo per sempre. Noi genitori ci sentiamo svuotati. Viviamo un’agonia che non si può descrivere».

"L’Italia è con Alberto”

È quello che il presidente della Repubblica ha voluto dire alla signora Armanda: l’Italia è con Alberto. «La prigionia di Alberto deve indignare gli italiani, le nostre istituzioni e i comuni cittadini», ha detto ancora a Repubblica la signora Trentini, «perché è costretto in carcere per così tanto tempo senza avere alcuna colpa. Spero che sempre più voci si uniscano alle nostre proteste. Io, se necessario, griderò finché avrò fiato. Nessuna energia può essere risparmiata per riavere Alberto a casa».

Leggi i commenti