Riduzione dello stress, miglioramento del sistema immunitario: arriva la terapia delle foreste
di Giulia D'AleoNelle Valli del Natisone, tra i percorsi fiabeschi che portano alle cascate di Kot, al confine tra la Slovenia e il Friuli-Venezia Giulia, ci sono dei momenti in cui la foresta sembra respirare. È allora che le persone vengono accompagnate tra i sentieri, «quando la concentrazione di terpenoidi raggiunge il picco: così si possono avere i massimi benefici».
Maurizio Droli è ricercatore e co-fondatore della prima stazione di terapia forestale in Italia, a San Leonardo, in provincia di Udine, dove è stata rilevata un’alta presenza di queste molecole che gli alberi rilasciano per difendersi da insetti e patogeni. Respirate dall’essere umano avrebbero effetti benefici: riduzione dello stress, miglioramento dei parametri cardiovascolari, stimolo del sistema immunitario.
Il Shinrin-yoku giapponese
In Giappone, dove la ricerca è più ampia e la pratica ormai radic…
Nelle Valli del Natisone, tra i percorsi fiabeschi che portano alle cascate di Kot, al confine tra la Slovenia e il Friuli-Venezia Giulia, ci sono dei momenti in cui la foresta sembra respirare. È allora che le persone vengono accompagnate tra i sentieri, «quando la concentrazione di terpenoidi raggiunge il picco: così si possono avere i massimi benefici».
Maurizio Droli è ricercatore e co-fondatore della prima stazione di terapia forestale in Italia, a San Leonardo, in provincia di Udine, dove è stata rilevata un’alta presenza di queste molecole che gli alberi rilasciano per difendersi da insetti e patogeni. Respirate dall’essere umano avrebbero effetti benefici: riduzione dello stress, miglioramento dei parametri cardiovascolari, stimolo del sistema immunitario.
Il Shinrin-yoku giapponese
In Giappone, dove la ricerca è più ampia e la pratica ormai radicata, si parla di Shinrin-yoku, ma il potere terapeutico dell’immersione in foresta è stato studiato anche dal Cnr. Non si parla di alternativa alle terapie farmacologiche convenzionali, ma «di un supporto per renderle più tollerabili, in alcuni casi migliorarne i risultati», spiega Droli. In una regione in cui la percentuale di persone con asma è più alta della media nazionale, la sua esperienza inizia nelle vesti di genitore: due figli su tre hanno l’asma bronchiale ereditaria. Nel 2010 un soggiorno a Sauris, 1400 metri di altitudine in provincia di Udine, organizzato da Alpi, l’Associazione Lotta alla Pneumopatia Infantile, dà risultati inattesi: «I ragazzi, monitorati da alcuni medici dell’ospedale civile, nei tre mesi successivi avevano crisi più brevi, meno frequenti e meno intense: le cellule dei bronchi risultavano parzialmente autoriparate».
La terapia sperimentale
Anche Stefano Qualizza, medico e presidente dell’associazione Nascemed e della cooperativa Eco&salute che gestisce la stazione, ha iniziato a prescrivere passeggiate nei boschi circostanti quando gli studi sulla terapia forestale in Italia erano ancora in fase embrionale. «Il primo paziente aveva un’ipertensione legata allo stress: 10 sedute e i suoi valori erano migliorati». Come per Davide Stulin, 49 anni, metalmeccanico di giorno e buttafuori di notte, problemi di pressione alta. «Nel 2018 il dottore mi propose questa terapia sperimentale: “perchè no”, mi sono detto. È stata un’esperienza inspiegabile». Da lì le ricerche, con studi finanziati dalla Regione e collaborazioni con centri di ricerca universitaria del territorio e istituzioni sanitarie, hanno portato al riconoscimento di San Leonardo come prima stazione di terapia forestale in Europa nel 2020. Si è scoperto che l’aria, che arriva dal nord-est della Slovenia, è pulitissima e ricca di tarpeni, che vengono trattenuti come in un imbuto grazie alla conformazione geografica del territorio.
A occhi chiusi per i sentieri
Così, in modo sempre più sistematico, gruppi da dieci a venti persone, accomunate da una stessa patologia – problemi di ipertensione, diabete, asma - vengono guidate da un’equipe medica in un’immersione in foresta che coinvolge tutti i sensi: ascolto dei suoni, osservazione dei colori, respirazione consapevole, contatto con gli elementi naturali. «Fondamentale è il ruolo di chi accompagna i pazienti – spiega Droli –, Ad esempio nel “cammino cieco”: vengono guidati a occhi chiusi per i sentieri. La sensazione è che il tempo si dilati fino a fermarsi, come in un sogno». Ma, soprattutto, i valori raccolti prima del percorso e confrontati con quelli dei giorni successivi mostrano benefici «che durano una o due settimane, a volte anche tre», riferisce Qualizza. A entrare in gioco è la psico-neuro-endocrino-immunologia: «Se lavori sulla psiche, anche il resto ne beneficia: sistema immunitario, endocrino, cardiovascolare. È tutto connesso».
Le cellule “natural killer”
Nient’altro che effetto placebo, quindi? «Affatto, perché dopo l’esposizione ai terpeni si riscontra un aumento di cellule natural killer, le cosiddette cellule spazzino - spiega il medico – Sono fondamentali nella risposta immunitaria, anche contro le cellule tumorali. Lo abbiamo visto in uno studio con il centro oncologico di Aviano».Il cammino si chiude poi con la meditazione, per un percorso terapeutico che dura da due a tre ore, da ripetere più volte l’anno. Stulin lo fa ogni mese, ormai per conto suo: «Stacco da lavoro alle 5 di mattina, vado in foresta e poi a dormire. Da allora la mia salute è migliorata notevolmente».
Lo studio di nuovi sentieri
Grazie a un programma Interreg dell’Unione europea, che permette di mantenere la terapia gratuita, l’associazione si doterà di nuova strumentazione per verificare se altri sentieri presenti sul territorio possano ricevere la stessa certificazione. La speranza è che si trasformi in una pratica diffusa, «con un enorme risparmio per la sanità», dice Qualizza, «perché è in grado prevenire anche l’insorgere di patologie dovute ai cattivi stili di vita. In questa storica fase di crisi del settore, potrebbe rivelarsi cruciale».