Crans-Montana, la difesa dei proprietari del pub: “Locali sempre controllati, qui è tutto a norma”
dal nostro inviato Rosario Di Raimondo , — r.d.rLa donna proprietaria del locale
Davanti agli altri due locali ci sono delle lavagnette all’ingresso con una frase scritta a mano: «Chiusura eccezionale, vi preghiamo di accettare le nostre scuse». Alla porta de Le Vieux Chalet, cucina con specialità corse, facciata in cemento e legno, tre dipendenti sono di poche parole: «Lei sta meglio. Sì, si è ustionata il braccio. Ma ora non possiamo dire nient’altro. È il momento del silenzio, del lutto». Tirano dritto anche i ragazzi assunti al Le Senso, pochi minuti a piedi dal bar dove, a Capodanno, è scoppiato l’inferno: «Jacques? No, non è qui». La porta scorrevole si richiude, in vetrina il listino delle bottiglie di champagne: prezzi da centosettanta a mille euro.
Jacques e Jessica Moretti, compagni nella vita e nel lavoro, qui a Crans-Montana sono a capo di un piccolo impero di locali alla moda e per tutte le età. Per giovanissimi era Le Constellation, il bar dove hanno perso la vita quasi cinquanta persone, mentre più di cento sono rimaste ferite. Quella notte Jessic…
Davanti agli altri due locali ci sono delle lavagnette all’ingresso con una frase scritta a mano: «Chiusura eccezionale, vi preghiamo di accettare le nostre scuse». Alla porta de Le Vieux Chalet, cucina con specialità corse, facciata in cemento e legno, tre dipendenti sono di poche parole: «Lei sta meglio. Sì, si è ustionata il braccio. Ma ora non possiamo dire nient’altro. È il momento del silenzio, del lutto». Tirano dritto anche i ragazzi assunti al Le Senso, pochi minuti a piedi dal bar dove, a Capodanno, è scoppiato l’inferno: «Jacques? No, non è qui». La porta scorrevole si richiude, in vetrina il listino delle bottiglie di champagne: prezzi da centosettanta a mille euro.
Jacques e Jessica Moretti, compagni nella vita e nel lavoro, qui a Crans-Montana sono a capo di un piccolo impero di locali alla moda e per tutte le età. Per giovanissimi era Le Constellation, il bar dove hanno perso la vita quasi cinquanta persone, mentre più di cento sono rimaste ferite. Quella notte Jessica era dentro, per questo è finita in ospedale pure lei. Jacques, invece, era in un altro dei suoi locali. Entrambi sono stati interrogati dagli investigatori. Lui, ieri mattina, accompagnato da numerosi poliziotti, è tornato nel bar della tragedia, verosimilmente per un sopralluogo.
«Il locale era stato sottoposto a controlli tre volte negli ultimi dieci anni e tutto era a norma», si difende Jacques con la Tribune di Geneve. Non aggiunge altro perché dice di «non stare bene» dopo la tragedia. Le Constellation lo ha preso nel 2015. All’epoca era in stato di abbandono: sui social si trovano ancora le foto dei lavori di ristrutturazione. Lo ha trasformato in un posto molto frequentato che poteva accogliere fino a trecento persone tra il piano superiore e quello di sotto, dove all’alba del nuovo anno sono partite le fiamme.
In questi giorni i gestori hanno dichiarato ai media francesi, attraverso un loro dipendente, «di essere estremamente addolorati per l’accaduto. Abbiamo perso alcuni membri dello staff, ma è molto difficile parlarne in questo momento». Uno dei baristi del locale coinvolto dall’incendio, un giovane francese, è rimasto gravemente ferito dopo il devastante incendio: secondo Nice-Matin ha riportato ustioni su un lato del viso, sulle braccia, sulle mani e anche sulla schiena. È tuttora ricoverato in ospedale.
Jean Thomas Filippini è un amico della coppia. Ha sentito Jessica l’altro giorno all’alba, dopo il disastro. A Repubblica racconta: «Sì, ci siamo sentiti quella mattina. Lei non è in ospedale adesso, ma ha riportato ustioni al braccio. Sono morti dei loro dipendenti. Uno di sicuro. Quando ci siamo sentiti non mi hanno detto nient’altro. Semplicemente: “Siamo vivi”. E che era un inferno. Jacques non era lì, ma nell’altro locale, il Le Sense. Sono amico di tutti e due da dieci anni. Ho suonato col mio gruppo nel loro ristorante».
Ora la coppia che faceva ballare e bere Crans è al centro dei sospetti per le carenze della sicurezza nel locale divorato dal fuoco in una notte che doveva essere di festa. Entrambi sono stati chiamati in qualità «persone chiamate a fornire informazioni», dunque non formalmente incriminate. Ma il loro coinvolgimento nel caso non può essere escluso.
Davanti ai ristoranti chiusi al pubblico i ragazzi che lavorano come dipendenti si abbracciano: anche loro hanno perso amici e colleghi.