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Crans-Montana, le lacrime e la rabbia delle famiglie: “Nessuno ha protetto i nostri ragazzi”

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L’angoscia dei parenti degli adolescenti spariti. Esami del dna sui corpi bruciati. Si spera nei feriti non identificati
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La speranza, se il tempo spegne lentamente la sua luce, consuma più del buio di una disperazione. È contro la crudeltà di questo limbo che i famigliari dei sei dispersi italiani lottano dall’alba di giovedì, assistiti dagli psicologi e isolati dal resto del mondo dagli inflessibili gendarmi di Crans-Montana. Ogni volta che le autorità svizzere aggiornano le cifre della strage di Capodanno, senza fornire i nomi dei 40 morti ufficiali, la loro clessidra perde granelli di sabbia, senza però toccare il fondo.

I travolti dall’ecatombe dei ragazzi intrappolati dentro Le Constellation sopravvivono ormai aggrappati all’esito degli esami genetici sui cadaveri carbonizzati, da cui sono stati prelevati anche i calchi delle arcate dentarie. Serviranno giorni, confermano i medici di vari ospedali della Confederazione, per comparare i Dna con quelli dei parenti e dare un nome a chi non è riuscito a fuggire tra le fiamme del locale. La prudenza svizzera nel distinguere ufficialmente gli scomparsi da…

La speranza, se il tempo spegne lentamente la sua luce, consuma più del buio di una disperazione. È contro la crudeltà di questo limbo che i famigliari dei sei dispersi italiani lottano dall’alba di giovedì, assistiti dagli psicologi e isolati dal resto del mondo dagli inflessibili gendarmi di Crans-Montana. Ogni volta che le autorità svizzere aggiornano le cifre della strage di Capodanno, senza fornire i nomi dei 40 morti ufficiali, la loro clessidra perde granelli di sabbia, senza però toccare il fondo.

I travolti dall’ecatombe dei ragazzi intrappolati dentro Le Constellation sopravvivono ormai aggrappati all’esito degli esami genetici sui cadaveri carbonizzati, da cui sono stati prelevati anche i calchi delle arcate dentarie. Serviranno giorni, confermano i medici di vari ospedali della Confederazione, per comparare i Dna con quelli dei parenti e dare un nome a chi non è riuscito a fuggire tra le fiamme del locale. La prudenza svizzera nel distinguere ufficialmente gli scomparsi dai morti, e nell’identificare tutti i feriti, ha però anche un’altra ragione: la polizia è ancora al lavoro nel seminterrato del lounge bar di Rue Centrale per essere certa che tutti i corpi, molti dei quali ridotti a tizzoni bruciati, o parzialmente liquefatti dal calore di rogo ed esplosioni, siano stati recuperati. L’incubo è che qualcuno possa aggiungersi ai defunti senza più una storia, appesantendo il bilancio del massacro. Anche per questo le liste del nostro ministero degli Esteri e delle autorità elvetiche non coincidono.

Secondo Berna i morti sono 40 e i feriti 119 di nove nazioni, tra cui 6 ancora da identificare: 119 i feriti che lottano tra la vita e la morte. I 6 i dispersi italiani sono Giovanni Tamburi, 16 anni di Bologna, Riccardo Minghetti, 16 anni di Roma, Emanuele Galeppini, 17 anni di Genova residente a Dubai, Chiara Costanzo, 16 anni di Milano, Achille Osvaldo Giovanni Barosi, 16 anni di Roma e Sofia Prosperi. A questi si aggiungono 14 feriti, di cui 7 già trasferiti al Niguarda di Milano. La speranza alimentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che nel centro congressi ha incontrato la trentina di parenti sconvolti dall’attesa, è che tra i feriti non identificati nei reparti cantonali possa esserci qualcuno dei dispersi italiani: un elenco che conta sei persone. Risposte sospese pure per la magistratura del Vallese, che indaga sulla strage. La procuratrice Beatrice Pilloud, dopo aver “sentito decine di testimoni e i due proprietari del locale”, ha aperto un’inchiesta per lesioni, incendio e omicidio colposi. Confermata l’origine del rogo, divampato dalle candele pirotecniche infilate nelle bottiglie di champagne e alzate fino al soffitto in legno, rivestito con pannelli in plastica fonoassorbente e non ignifuga.

Agli altri deficit nella sicurezza, se ne è aggiunto però uno più clamoroso rispetto alla scala tra i due piani, troppo stretta per 400 persone: quella che veniva presentata come “uscita di emergenza”, sarebbe in realtà una porta che conduce al giroscale privato sul retro del condominio che ospita Le Constellation. I ragazzi smembrati dalle ustioni l’hanno trovata chiusa, ma se anche fossero riusciti a sfondarla non si sarebbero trovati in salvo sulla strada, bensì nell’altra trappola di un vano scale interno. L’intera Confederazione, ormai fondata sul turismo in alta quota, in queste ore si interroga sgomenta sulle cause che hanno permesso falle tanto evidenti nella sicurezza di un locale esplicitamente rivolto a giovanissimi e si chiede quanti siano i ristoranti sulle piste e gli après-ski realmente sicuri. A spingerla in una dolorosa auto-analisi, la pressione internazionale e i leader dei Paesi sconvolti dal disastro.

Scossa da ecatombe, indagini e incertezza sulla gravità dell’incendio, Crans-Montana si presenta irriconoscibile. L’epoca esclusiva di jet set globale e teste coronate è tramontata da tempo, oggi imperano le immobiliari specializzate in multiproprietà, terrorizzate dalla prospettiva che l’ombra di questa carneficina possa deprimere i piccoli investitori. Anche per questo governo confederale e magistratura promettono “pugno di ferro” sulle norme di sicurezza nei locali frequentati dagli stranieri e contro gli ipotizzati reati dentro Le Constellation. Sono impegni che i sopravvissuti, che non smettono di sostare davanti al bar incenerito per una festa, raccontando i dettagli più sconvolgenti del loro inferno, definiscono “osceni”. “Là dentro – ripetono - nessuno ha pensato alle nostre vite: dove si è nascosto, in questi anni, il potere che avrebbe dovuto proteggerci andando a dare anche solo un’occhiata?”.

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