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Crans-Montana: auto e alberghi gratis per i parenti. Parte la macchina della solidarietà

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La Svizzera si mobilita: cittadini offrono case e macchine, bar e ristoranti danno pasti caldi, psicologi sostengono i familiari
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La strage “degli innocenti” di Crans-Montana, nel paese circondato da vette innevate dove decine di ragazzini di 15 e 16 anni vittime dell’incendio nel pub Le Constellation rimarranno adolescenti per sempre, ha generato una risposta emotiva, che ha trasformato una tragedia in un momento di profonda unione e condivisione del dolore. La freddissima Svizzera è stata travolta da un’ondata di calore umano, con cittadini che aprono le loro case ai familiari dei feriti e dei dispersi vicino agli ospedali, ma forniscono anche le loro auto se i centri che hanno in cura i ragazzi sono distanti, e una rete di supporto digitale che facilita le ricerche pubblicando gli annunci. In poche ore sono arrivate quasi 500 offerte, dopo l’appello lanciato venerdì sera sulla pagina social “Crans-Montana Solidarité”. Le temperature esterne che scendono fino a meno 12 gradi mal si conciliano con la sensibilità di una comunità colpita duramente.

La strage “degli innocenti” di Crans-Montana, nel paese circondato da vette innevate dove decine di ragazzini di 15 e 16 anni vittime dell’incendio nel pub Le Constellation rimarranno adolescenti per sempre, ha generato una risposta emotiva, che ha trasformato una tragedia in un momento di profonda unione e condivisione del dolore. La freddissima Svizzera è stata travolta da un’ondata di calore umano, con cittadini che aprono le loro case ai familiari dei feriti e dei dispersi vicino agli ospedali, ma forniscono anche le loro auto se i centri che hanno in cura i ragazzi sono distanti, e una rete di supporto digitale che facilita le ricerche pubblicando gli annunci. In poche ore sono arrivate quasi 500 offerte, dopo l’appello lanciato venerdì sera sulla pagina social “Crans-Montana Solidarité”. Le temperature esterne che scendono fino a meno 12 gradi mal si conciliano con la sensibilità di una comunità colpita duramente.

I residenti mettono a disposizione alloggi vicino agli ospedali di Losanna, Zurigo e Ginevra dove si trovano anche i cinque italiani sui 14 feriti che non si possono ancora trasportare perché gravissimi. In totale risultano 22 pazienti gravemente ustionati a Losanna e una dozzina a Zurigo. La mobilitazione coinvolge tutte le località del Canton Vallese. «Io abito a Bramois, vicino all’ospedale, e dispongo di un alloggio che volentieri metto a disposizione dei parenti delle persone ferite o ricoverate — dice Malorie Divernois — al fine di consentire loro di stare vicino alle loro famiglie in questo momento difficile».

La solidarietà travalica il confine e le offerte arrivano anche dall’Italia: «Vivo in centro a Genova, vicino a una stazione ferroviaria per Losanna o Sion — scrive Loredana — e posso mettere a disposizione una stanza per due persone. Ho anche una macchina disponibile durante la settimana». Carine Prost, di Ginevra, offre «un intero appartamento per i familiari». Denis Torrent vive con la famiglia a un quarto d’ora di auto da Sion e Crans-Montana. «Possiamo mettere a disposizione una camera matrimoniale». Ci sono anche degli hotel come il Continental di Losanna, di fronte alla stazione, che mette a disposizione gratuitamente delle stanze per i parenti dei grandi ustionati.

Il desiderio di dare il proprio contributo a chi soffre è diffuso, ci sono titolari di bar e ristoranti che offrono pasti e bevande calde, tantissimi volontari che aiutano nel trasporto dei feriti, specialisti che si fanno avanti per dare una mano e una squadra di undici psicologi giunta da Valle d’Aosta e Trentino per supportare le famiglie colpite, dando il cambio ai colleghi lombardi presenti nelle prime fasi dell’emergenza. «Siamo al servizio delle famiglie delle vittime — osserva Massimiliano Alì, psicologo — delicatamente e rispettosamente cerchiamo di essere presenti al loro fianco per creare quello spazio mentale necessario ad affrontare questa tragedia. Adesso inizia a salire la rabbia, anche perché tiene in piedi silenziando il dolore».

Dopo gli ultimi aggiornamenti delle autorità locali a cui risultano 40 vittime di cui 8 identificate e 121 feriti di cui 5 ancora non identificati, ogni famiglia si aggrappa alla speranza che i giovani senza volto né nome siano i loro ragazzi. «È umana la speranza — prosegue Alì — vedo queste persone i cui figli sono ancora dispersi aspettare, resistere, essere ancora qui a sopravvivere è segno di grande forza e coraggio. Noi saremo a Crans finché ci sarà bisogno».

Nelle scorse ore sono stati lanciati anche appelli alla donazione di sangue. Dal Centro trasfusionale interregionale spiegano di stare “monitorando attentamente le scorte nei cantoni di Vaud e Vallese, chiedendo donazioni per garantire le forniture necessarie”. Nel gruppo social viene accennata anche la donazione di capelli per chi li ha persi quella tragica notte ed è riuscito a salvarsi dall’inferno di fuoco.

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