Crans-Montana, la sopravvissuta italiana: “Io nell’onda di fuoco. Non so come ne sono uscita”
dal nostro inviato Giampaolo VisettiCRANS-MONTANA – “Quell’onda di fuoco è stata improvvisa e devastante, ancora non so come sono sopravvissuta. Nessuno là dentro riusciva a considerare reale l’inferno aperto davanti ai propri occhi: su dolore e incredulità, ora però prevale la rabbia per le colpe che hanno generato prima, e consentito dopo, una strage che segna per sempre la storia di tutti”. Alessandra Galli, ricoverata nell’ospedale cantonale di Aarau, capoluogo dell’Argovia, viene caricata sull’elicottero poco prima delle 13. Interamente fasciata, per contrastare le infezioni da ustioni, atterra sul tetto dell’ospedale Niguarda di Milano alle 14.30 e affida ai famigliari le parole che, da sedata, riesce a pronunciare. «Io sono stata risparmiata — dice — ma il mio cuore è rotto: penso incessantemente, con profondo dolore, ai tanti ragazzi che non ce l’hanno fatta e ai loro famigliari».
Una guarigione lunga e difficile
Madre di tre figli adolescenti che avrebbero potuto trovarsi dentro Le Constellation, è la prima fer…
CRANS-MONTANA – “Quell’onda di fuoco è stata improvvisa e devastante, ancora non so come sono sopravvissuta. Nessuno là dentro riusciva a considerare reale l’inferno aperto davanti ai propri occhi: su dolore e incredulità, ora però prevale la rabbia per le colpe che hanno generato prima, e consentito dopo, una strage che segna per sempre la storia di tutti”. Alessandra Galli, ricoverata nell’ospedale cantonale di Aarau, capoluogo dell’Argovia, viene caricata sull’elicottero poco prima delle 13. Interamente fasciata, per contrastare le infezioni da ustioni, atterra sul tetto dell’ospedale Niguarda di Milano alle 14.30 e affida ai famigliari le parole che, da sedata, riesce a pronunciare. «Io sono stata risparmiata — dice — ma il mio cuore è rotto: penso incessantemente, con profondo dolore, ai tanti ragazzi che non ce l’hanno fatta e ai loro famigliari».
Una guarigione lunga e difficile
Madre di tre figli adolescenti che avrebbero potuto trovarsi dentro Le Constellation, è la prima ferita italiana ad essere nelle condizioni di parlare. «Sta lentamente riemergendo da un incubo — dice la sorella Elena, andata ad accoglierla nel capoluogo lombardo — e sa che la strada verso la guarigione sarà lunga e difficile. Per superare lo shock ha bisogno di tranquillità».
Laureata in statistica economica e manager impegnata nel credito finanziario, Alessandra Galli ha 55 anni e dal 2000 vive a Ginevra. Bellunese, figlia dello storico sindaco della ricostruzione di Longarone post-Vajont, ha sposato il conterraneo Alberto De Min, amministratore delegato di un’importante azienda che produce reattori nucleari di ultima generazione, oltre che Ceo di una famosa finanziaria ginevrina. Mentre si consumava la strage, il marito era a Dubai per lavoro: rientrato in Svizzera, mentre ancora la moglie figurava nell’elenco dei dispersi, non l’ha più lasciata nella straziante peregrinazione tra un ospedale e l’altro.
Arrivata nel locale per caso
«Nelle prime ore di Capodanno — dice la sorella — Alessandra sembrava essere rimasta intrappolata dentro Le Constellation. È stata poi rintracciata nel reparto grandi ustionati dell’ospedale di Zurigo, preso però d’assalto da feriti in lotta tra la vita e la morte. L’hanno così trasferita ad Aarau, in attesa di proseguire verso una clinica di Ginevra». Ieri, in extremis, la decisione di portarla al Gaslini di Genova: dirottata infine al Niguarda, dove vengono curati altri dieci feriti italiani. «È in vita per caso — dice la sorella — ma pure per caso ha sfiorato la morte. In quel maledetto locale Alessandra, presidente della sezione ginevrina dell’associazione bellunesi nel mondo, non doveva proprio trovarsi».
Gravissime ustioni alle mani
Appassionata di scialpinismo, a Crans-Montana era arrivata a fine anno, ospite da un’amica. Il 31 avevano cenato nell’appartamento in affitto e dopo mezzanotte erano uscite per accompagnare il padrone di casa a Le Constellation. «Suo figlio e la fidanzatina — il racconto di Alessandra Galli alla sorella — erano là a festeggiare e dovevano rientrare. Appena ho messo piede nel locale, all’1.30, è esploso tutto. Non mi sono accorta che i due ragazzi erano riusciti a mettersi in salvo sulla strada, così ho continuato disperatamente a cercarli tra altri corpi già inceneriti a terra». Qualcuno l’ha respinta all’esterno, appena in tempo.
«Le fiamme — dice Elena — le hanno bruciato i capelli e la nuca. Per evitare che il fuoco si propagasse a tutto il corpo, ha usato le mani: sono lì le ustioni più gravi. Prodigiosamente salvi, in base alla broncoscopia, polmoni, trachea e laringe: il fumo incandescente può devastarli in pochi istanti». Riuscito, grazie al prelievo della pelle da una gamba, il primo intervento di plastica ricostruttiva, effettuato in Svizzera. «Voglio farcela per la mia famiglia — ripete ora Alessandra — ma comincia una vita diversa che non so immaginare».