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Crans-Montana, l’avvocato Giarda: “Sei mesi di indagini, i colpevoli rischiano fino a vent’anni”

(reuters)

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Parla il penalista, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Milano ed esperto di diritto penale internazionale: “Poi partirà l’iter dei risarcimenti milionari”
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CRANS-MONTANA – Per la chiusura delle indagini ci vorranno almeno sei mesi. I parenti delle vittime potranno chiedere i risarcimenti, che saranno milionari», dice Enrico Giarda, penalista, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Milano, esperto di diritto penale internazionale.

Quali sono i prossimi passi?

«La procura che indaga deve ricostruire cosa ha scatenato l’incendio e deve individuare un nesso causale tra l’evento e i profili colposi di negligenza contestati agli indagati. Per esempio, l’aver permesso l’utilizzo di materiale infiammabile nel locale, che ha fatto propagare l’incendio, oppure l’uso di quelle candele. In quei locali di montagna abbonda il legno, ed è un altro fattore. Diverse sono le domande aperte. Dagli estintori alle uscite di sicurezza, visto che si è creato un imbuto dove in molti sono rimasti intrappolati».

CRANS-MONTANA – Per la chiusura delle indagini ci vorranno almeno sei mesi. I parenti delle vittime potranno chiedere i risarcimenti, che saranno milionari», dice Enrico Giarda, penalista, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Milano, esperto di diritto penale internazionale.

Quali sono i prossimi passi?

«La procura che indaga deve ricostruire cosa ha scatenato l’incendio e deve individuare un nesso causale tra l’evento e i profili colposi di negligenza contestati agli indagati. Per esempio, l’aver permesso l’utilizzo di materiale infiammabile nel locale, che ha fatto propagare l’incendio, oppure l’uso di quelle candele. In quei locali di montagna abbonda il legno, ed è un altro fattore. Diverse sono le domande aperte. Dagli estintori alle uscite di sicurezza, visto che si è creato un imbuto dove in molti sono rimasti intrappolati».

Quanto tempo ci vorrà?

«Almeno sei mesi per chiudere le indagini, poi si farà il processo».

I parenti italiani delle vittime (e non solo) possono costituirsi parte civile e chiedere i risarcimenti? Come funziona?

«Certo. Un tema rilevante è quello della operatività o meno di polizze assicurative. In Italia tutti questi locali devono averle. Esistono delle tabelle risarcitorie calcolate in base ad alcuni parametri, tra cui l’età del deceduto. Qui parliamo soprattutto di ragazzi, e i danni per i prossimi congiunti sono in particolare di natura morale. I danni da perdita parentale si calcolano sull’aspettativa di vita e sul legame con i familiari: genitori, fratelli, nonni. Viene presa in considerazione la sofferenza morale per la perdita del legame affettivo. Per i feriti il danno è di natura biologica, per tutti mesi in cui saranno costretti a cure specialistiche. L’entità della somma sarà oggetto di trattativa con l’assicurazione caso per caso».

Si possono prevedere risarcimenti milionari?

«Sicuramente».

I proprietari oggi sono liberi. Perché?

«Parliamo di reati colposi, e una misura cautelare personale difficilmente viene irrogata per questo tipo di reati. Anche in Italia: basta pensare ai casi del ponte Morandi o della Costa Concordia».

Perché non si indaga per strage?

«La strage è dolosa, non colposa. In Italia si sarebbe indagato per disastro colposo, ma in Svizzera non c’è questa fattispecie di reato».

Quanto rischiano i gestori?

«Il codice penale svizzero punisce l’omicidio colposo con pene fino a tre anni. In questo caso però si tratta di omicidio colposo plurimo, di lesioni colpose plurime e incendio colposo: si dovranno effettuare degli aumenti di pena sommando tutti i reati. Sulla base delle norme, si può arrivare fino a vent’anni di reclusione calcolando il numero dei morti, dei feriti e l’incendio, e la continuazione tra tutti i fatti».

Chi ha fatto le ispezioni rischia?

«Sì, perché se l’ispezione non fosse stata condotta in maniera corretta potrebbe esserci un nesso causale tra questa negligenza e la morte dei ragazzi. Si rischierebbe l’accusa di concorso nei reati colposi».

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