Crans-Montana – Andare avanti così è difficile, faremo ciò che le autorità chiedono: non accettiamo però di venire criminalizzati tutti per le colpe di uno». Pete Petrovski allarga le braccia davanti agli agenti saliti fino allo Zerodix, l’après-ski alla partenza della cabinovia Cry D’Er. Il direttore del locale-icona dello sballo per sciatori, dopo la strage dentro Le Constellation ha “temporaneamente chiuso”. Con decine di altri imprenditori in queste ore deve affrontare poliziotti, funzionari comunali e vigili del fuoco cantonali. Tutti hanno l’ordine di passare al setaccio bar, ristoranti, night club, pub e rifugi dell’intero resort. La missione è scongiurare il rischio di un’altra carneficina: insostenibile sia per il governo confederale che per l’immagine della più ricca industria turistica delle Alpi.
Il pugno di ferro sui locali
Anche sul bancone del Lounge Club Le Cervin, tra lo stupore degli sciatori, si accumulano documenti, licenze, contratti e i programmi delle feste invernali. Un fatto è evidente: su ordine del dipartimento per la sicurezza, dopo la strage di Capodanno cala il pugno di ferro sui locali del divertimento e la Svizzera si prepara a chiudere l’era dorata della deregulation. Il primo passo, sospeso il previsto allentamento delle norme antincendio, sarà lo stop alle bottiglie pirotecniche all’interno di tutti i locali aperti al pubblico. Chi già non si è autoimposto lo stop, dovrà «adeguarsi al più presto». «È assurdo — ammette il ristoratore Benjamin Ducrot — vietare le sigarette e consentire gli sparkler: bandire il marketing del fuoco però non basta».
Eventi annullati
L’ordine di «riportare sotto controllo la festa mobile», partito dal capo della sicurezza civile e militare Marie-Claude Noth-Ecoeur, è arrivato anche Bruno Huggler. Per evitare guai il direttore dell’ufficio turistico di Crans-Montana ha annullato tutti gli eventi, dai galà ai concerti. «Fermare la località fino al termine di controlli — dice — non si può: spegnere subito musica e feste nei locali, sì». La stretta qui si annuncia dolorosa: nel centro del massacro investe 25 bar, 81 caffè-pub e 19 ristoranti di montagna. «Abbiamo richiamato in servizio tutti i dipendenti — dice Nicolas Féraud, sindaco di Crans — ma la mole dei controlli è tale che gli uffici rischiano il collasso. Non ogni modifica nei locali pubblici impone un’autorizzazione». L’ordine di «mettersi immediatamente in regola» travolge anche le più famose stazioni svizzere da Adelboden a Verbier e da Zermatt a Wengen. Incombe la Coppa del Mondo di sci, tre fine settimana di gennaio da tutto esaurito, Crans compresa a fine mese. «Non possiamo permetterci il minimo incidente — dice Willy Schranz, sindaco di Adelboden — i gestori dei disco pub sono già stati invitati a collaborare». Verifiche a raffica anche a Lauterbrunnen, sede delle gare di Wengen. «Locali notturni e bar con dj — dice il sindaco Karl Naefflin — devono fornire subito licenze e piani di sicurezza, documentando ogni minima ristrutturazione. Va evitato il rischio-prescrizione di irregolarità, minori solo all’apparenza».
La zona grigia dei minorenni
Nel mirino materiali infiammabili, vie di fuga, impianti di aerazione, porte antifuoco, numero e formazione degli addetti ai controlli dei clienti. «Esiste una zona grigia — dice Lucien Cottier — comandante dei vigili del fuoco di Sierre — che riguarda i minori. Sotto i 16 anni non si può stare soli in un locale dopo le 22, solo un adulto può prenotare un tavolo per i minorenni, mentre per i quindicenni restare in night club dopo le 23 è reato. Il problema è che ai gestori, verifiche e freno agli alcolici costano». Dentro Le Constellation il fuoco ha ucciso e ustionato decine di teenager che non potevano essere lì e a cui non si poteva vendere, a peso d’oro, vodka e champagne: in arrivo, annunciano le autorità, braccialetti per distinguere chi può bere e chi no, chi può entrare in bar e locali notturni e fino a che ora.
L’uscita sbarrata per risparmiare
«Se devo assumere un buttafuori per piantonare ogni uscita d’emergenza — dice Franck Reynard, gestore del rifugio Des Violettes — chiudo». Diversa la visione del comandante della polizia del Vallese, Frédéric Gisler. Dai gestori del bar dove sono morti 40 ragazzi, esige numero e curriculum degli uomini della security. L’uscita sul retro era sbarrata per risparmiare lo stipendio di un sorvegliante: tra i reati in via di contestazione, l’omissione di soccorso. La Svizzera è obbligata a correre ai ripari, ma per il resto del mondo è troppo tardi.