Crans-Montana, l’uscita sul retro del Constellation rimasta chiusa “per risparmiare sul personale”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoCrans-Montana – La «richiesta di permesso per costruire» è dello scorso 19 dicembre. Dodici giorni prima della strage. Jacques Moretti chiede al Comune di ampliare la veranda esterna del Constellation, con l’aumento dei posti a sedere e la «chiusura della terrazza in vetro» su un lato della strada, si legge nel documento. Dunque la chiusura di una delle uscite. Si tratta della stessa terrazza, prima rivestita di plexiglass, dalla quale ragazzi feriti e in panico sono riusciti a scappare dall’inferno scoppiato nel locale nella notte di Capodanno. Se fosse stata chiusa, molte più persone avrebbero fatto fatica a fuggire.
Il video
L’emittente svizzera Rts scova un altro documento. Un video del Capodanno 2020, sempre al Constellation. Anche sei anni fa si accendono le candele pirotecniche sulle bottiglie di superalcolici e un dipendente del locale urla due volte: «Faites gaffe à la mousse», cioè «fate attenzione alla schi…
Crans-Montana – La «richiesta di permesso per costruire» è dello scorso 19 dicembre. Dodici giorni prima della strage. Jacques Moretti chiede al Comune di ampliare la veranda esterna del Constellation, con l’aumento dei posti a sedere e la «chiusura della terrazza in vetro» su un lato della strada, si legge nel documento. Dunque la chiusura di una delle uscite. Si tratta della stessa terrazza, prima rivestita di plexiglass, dalla quale ragazzi feriti e in panico sono riusciti a scappare dall’inferno scoppiato nel locale nella notte di Capodanno. Se fosse stata chiusa, molte più persone avrebbero fatto fatica a fuggire.
Il video
L’emittente svizzera Rts scova un altro documento. Un video del Capodanno 2020, sempre al Constellation. Anche sei anni fa si accendono le candele pirotecniche sulle bottiglie di superalcolici e un dipendente del locale urla due volte: «Faites gaffe à la mousse», cioè «fate attenzione alla schiuma». Si riferisce al materiale fonoassorbente sul soffitto del seminterrato del bar che secondo le ricostruzione ha fatto da detonatore dell’incendio.
Le indagini
Jacques e Jessica Moretti, 47 e 40 anni, lui chiamato «il corso», lei cresciuta in Costa Azzurra e figlia di un vigile del fuoco, sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi. Il loro entourage li protegge con le maniere forti: troupe Rai e Mediaset sono state aggredite mentre filmavano uno dei locali della coppia. In Svizzera si scatena il dibattito sul fatto che non siano stati arrestati, anche perché se i due cittadini francesi espatriassero, sarebbe difficile processarli qui. Per la procuratrice Beatrice Pilloud non ci sono condizioni per misure cautelari, a partire dall’assenza del pericolo di fuga. «Se emergessero prove contrarie, potremmo trattenerli», assicura.
Il rischio prescrizione
L’avvocato Sebastien Fanti, che segue le femiglie dei feriti, spiega che i gestori, con queste accuse, «rischiano fino a quattro anni e mezzo. È la Svizzera, la gente deve saperlo. Sarebbe importante che si avviassero processi anche in Italia o in Francia». Roma e Parigi hanno aperto fascicoli. Il legale evoca anche un «rischio prescrizione» per alcuni fatti, visto che i lavori di ristrutturazione del locale risalgono al 2015 e se si accertasse che «non sono stati conformi alla legge», la tagliola sarebbe di «dieci anni». «Non voglio dire che i responsabili non finiranno in tribunale». Ma potrebbero avere condanne meno pesanti i gestori così come potrebbe salvarsi chi ha autorizzato i cantieri o fatto male i controlli.
Le responsabilità del Comune
La procura passa al setaccio quei vecchi lavori di ristrutturazione, che lasciano molti dubbi: dalla scala per il seminterrato ridotta da tre a un metro, alla porta d’uscita che non si apre verso l’esterno, come dovrebbe essere, ma verso l’interno. Proprio per questa mattina il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, ha convocato una conferenza stampa. Aveva detto che il Comune non ha avuto un «approccio permissivo». Oggi cercherà di dimostrarlo.