Crans-Montana – Si avvicina una tappa cruciale nell’inchiesta sulla strage di Capodanno. Il responsabile della sicurezza di Crans-Montana sarà sentito dai magistrati, dopo che il sindaco ha ammesso l’assenza totale di controlli al bar Le Constellation dal 2020 al 2025. Ma il clima è avvelenato. Avvocati, giuristi e media svizzeri puntano il dito contro la Procura. Denunciano errori, pasticci, conflitti d’interesse. E c’è chi arriva a chiedere le dimissioni della procuratrice Béatrice Pilloud.
Un vento gelido soffia davanti al memoriale per le vittime. Il bar resta transennato e presto i periti torneranno al suo interno per analisi e rilievi. Lontano da qui, sfilano i testimoni. Ma in queste ore molti esperti si scagliano contro la decisione di non arrestar…
Crans-Montana – Si avvicina una tappa cruciale nell’inchiesta sulla strage di Capodanno. Il responsabile della sicurezza di Crans-Montana sarà sentito dai magistrati, dopo che il sindaco ha ammesso l’assenza totale di controlli al bar Le Constellation dal 2020 al 2025. Ma il clima è avvelenato. Avvocati, giuristi e media svizzeri puntano il dito contro la Procura. Denunciano errori, pasticci, conflitti d’interesse. E c’è chi arriva a chiedere le dimissioni della procuratrice Béatrice Pilloud.
Un vento gelido soffia davanti al memoriale per le vittime. Il bar resta transennato e presto i periti torneranno al suo interno per analisi e rilievi. Lontano da qui, sfilano i testimoni. Ma in queste ore molti esperti si scagliano contro la decisione di non arrestare i proprietari indagati, Jacques e Jessica Moretti. Un ex magistrato svizzero, oggi avvocato, che chiede l’anonimato, dice a Repubblica: «Serviva l’arresto per evitare che fornissero versioni concordanti, influenzassero testimoni, facessero sparire prove. Sono entrambi francesi: se fuggono, è finita». «Chiederò l’arresto di queste persone come dei funzionari locali. Non accadrà, visto che qui tutti giocano a golf insieme», le dure parole di Sebastien Fanti, avvocato dei familiari delle vittime, a Le Parisien.
Anche all’udienza dell’addetto alla sicurezza i legali delle parti civili non sono ammessi a partecipare. Per gli esperti è una violazione della legge: «Molto probabilmente, queste udienze dovranno essere rifatte», dice alla Rsi il giurista Alain Macaluso. «Scioccato» si dice l’avvocato Romain Jordan, altro legale delle vittime: «Le famiglie vogliono che tutti i responsabili siano indagati. Ogni genitore dice la stessa cosa: “Assicuratevi che non accada mai più”».
L’indagine è affidata a quattro procuratori mentre Pilloud cura gli aspetti comunicativi. Anche questa organizzazione è fonte di dubbi. Ieri un nuovo pasticcio: su richiesta della Procura, la polizia ha proposto tre avvocati alle famiglie delle vittime per riunire le loro denunce. Peccato che uno di loro è cugino di chi rappresenta la controparte, il Comune di Crans-Montana. Come se tutto ciò non bastasse, arrivano pure le rivelazioni del sito Inside Paradeplatz, secondo il quale potrebbero esserci legami d’affari tra il marito della procuratrice, il produttore di vino François Pilloud (che nega tutto) e il ristoratore Jacques Moretti.
«Il Gran Consiglio del Vallese deve nominare un procuratore straordinario esterno al Cantone», aggiunge Fanti. «Dobbiamo considerare le dimissioni di Béatrice Pilloud», secondo l’avvocato Jean-Luc Addor, che su Blick arriva a evocare un sistema: «Se volevamo condurre una procedura credibile agli occhi del mondo e far sì che la gente smettesse di parlare di “schemi vallesani”, l’unico modo era utilizzare metodi credibili. Purtroppo, Pilloud non lo sta facendo».