Alcolock: a un anno dal nuovo codice stradale norme incerte, nessun dato né obbligo di comunicazione
di Federica AngeliA un anno dall’entrata in vigore della riforma al Codice della Strada voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sull’alcolock – uno dei provvedimenti simbolo della stretta contro la guida in stato di ebbrezza e che consiste nell’installazione obbligatoria di un etilometro collegato al motore nella propria vettura per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza – non esistono ancora dati ufficiali su installazioni, diffusione ed efficacia. E forse non esisteranno mai.
L’iter per i recidivi
A chiarirlo è lo stesso Mit, che ammette come non sia possibile fornire numeri sull’applicazione concreta del dispositivo. La motivazione è squisitamente tecnica ma politicamente rilevante: l’obbligo di installazione riguarda solo i recidivi, ovvero color…
A un anno dall’entrata in vigore della riforma al Codice della Strada voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, sull’alcolock – uno dei provvedimenti simbolo della stretta contro la guida in stato di ebbrezza e che consiste nell’installazione obbligatoria di un etilometro collegato al motore nella propria vettura per chi è stato condannato per guida in stato di ebbrezza – non esistono ancora dati ufficiali su installazioni, diffusione ed efficacia. E forse non esisteranno mai.
L’iter per i recidivi
A chiarirlo è lo stesso Mit, che ammette come non sia possibile fornire numeri sull’applicazione concreta del dispositivo. La motivazione è squisitamente tecnica ma politicamente rilevante: l’obbligo di installazione riguarda solo i recidivi, ovvero coloro che sono già stati condannati perché sorpresi durante i controlli a guidare con un tasso alcolemico superiore ai valori consentiti. Una volta quindi che le procure hanno accertato l’illecito, e che l’iter giudiziario è concluso, i recidivi devono provvedere autonomamente e a proprie spese, rivolgendosi a officine e operatori privati, all’installazione.
Nessun obbligo di comunicazione
Una volta fatte le installazioni non si ha l’obbligo di comunicarlo alla Motorizzazione civile, che quindi non ha alcuna possibilità di monitorarle o meglio di contabilizzarle. Ed ecco perché il dato sugli alcolock – ad oggi e se le cose resteranno scritte così - è impossibile da avere. L’unico controllo avviene su strada: se un recidivo viene fermato senza alcolock, scatta la sanzione. Il sistema quindi, così com’è, rende impossibile qualunque valutazione sull’impatto reale della misura. L’unica eccezione riguarda i veicoli di nuova produzione, che sono già predisposti con l’alcolock installato automaticamente, ma anche in questo caso non esiste una rendicontazione pubblica sull’utilizzo effettivo.
Nessuna pubblicazione di prototipi
A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che, per dare piena attuazione al decreto, manca ancora un passaggio fondamentale: la pubblicazione sul sito del ministero dell’elenco ufficiale dei prototipi di dispositivi alcolock che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa. Un adempimento che, secondo il Mit, è ancora in corso di definizione. Senza quell’elenco, di fatto, il sistema resta monco.
Casu: “Si brancola nel buio”
Non solo. Nel 2025 la riforma al Codice della Strada è stata modificata due volte, introducendo correzioni con i due successivi decreti che hanno contribuito a rallentare ulteriormente l’applicazione concreta della misura e ad alimentare l’incertezza normativa. Un continuo aggiustamento che, a distanza di mesi, ha prodotto più confusione che risultati. Sul punto arriva l’attacco frontale di Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera: «Il fatto che a distanza di un anno dall’entrata in vigore del nuovo Codice e di sei mesi dai decreti il Governo brancoli ancora nel buio circa i numeri dell’applicazione concreta dell’alcolock dimostra che siamo di fronte all’ennesimo fallimento di Salvini: un’iniziativa pensata solo per alimentare la propaganda, non certo per garantire concretamente più sicurezza sulle strade e affrontare seriamente il grande tema della dipendenza da alcol che porta alla guida in stato di ebrezza».
Il rapporto Dekra
Casu richiama anche i dati internazionali: «Come indica il rapporto Dekra 2025, nei Paesi ad alto reddito in uno scontro mortale su cinque viene riscontrata una concentrazione di alcol nel sangue superiore ai limiti di legge. Per questo è fondamentale puntare non solo sulle sanzioni e sui costi in più per gli automobilisti, ma sulla prevenzione e sui percorsi diagnostici e riabilitativi, che nessun alcolock potrà mai sostituire». Il confronto europeo è impietoso. «Mentre negli altri Paesi dell’Unione si stanno studiando approcci sempre più innovativi ed efficaci – conclude Casu – il peggior ministro dei Trasporti d’Europa non è riuscito ancora nemmeno a indicare sul sito del Mit quali siano i dispositivi che soddisfano i requisiti che lui stesso ha indicato».
Nessun monitoraggio
A un anno dalla riforma, l’alcolock resta dunque una misura più evocata che misurabile: nessun dato, nessun monitoraggio e una piena attuazione ancora incompleta. Un provvedimento nato per aumentare la sicurezza stradale che, per ora, sembra fermo ai proclami.