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La Flotilla raddoppia. “Nei prossimi mesi due nuove missioni via mare e via terra”

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A febbraio un convoglio umanitario dovrebbe attraversare parte di Maghreb e NordAfrica per raggiungere l’Egitto e da lì il valico di Rafah. In primavera salperà la nuova flotta. Delia: “Chiediamo di portare aiuti e personale che collabori con la ricostruzione”
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Si muove di nuovo la Flotilla. A pochi mesi dalla “prima ondata”, la missione via mare che nel settembre scorso ha tentato di raggiungere Gaza con la flotta più grande mai messa insieme, poi bloccata con un raid in acque internazionali dall’esercito israeliano, gli attivisti tornano a organizzarsi per raggiungere la Striscia. E raddoppiano. “In questo periodo le condizioni atmosferiche rendono complicata una missione via mare, quindi inizieremo a muoverci via terra”, anticipa la portavoce italiana Maria Elena Delia.

Le date delle due missioni

“Entro febbraio”, o almeno questa è la data a cui si sta lavorando, un convoglio umanitario proverà a raggiungere Gaza dal valico egiziano di Rafah per consegnare aiuti e mettere a disposizione personale specializzato in gestione dell’emergenza e ricostruzione. “In primavera invece – continua Delia – partirà una nuova missione via mare: questa volta saremo ancora più attivisti, più barche e alcune avranno a bordo il personale che può essere util…

Si muove di nuovo la Flotilla. A pochi mesi dalla “prima ondata”, la missione via mare che nel settembre scorso ha tentato di raggiungere Gaza con la flotta più grande mai messa insieme, poi bloccata con un raid in acque internazionali dall’esercito israeliano, gli attivisti tornano a organizzarsi per raggiungere la Striscia. E raddoppiano. “In questo periodo le condizioni atmosferiche rendono complicata una missione via mare, quindi inizieremo a muoverci via terra”, anticipa la portavoce italiana Maria Elena Delia.

Le date delle due missioni

“Entro febbraio”, o almeno questa è la data a cui si sta lavorando, un convoglio umanitario proverà a raggiungere Gaza dal valico egiziano di Rafah per consegnare aiuti e mettere a disposizione personale specializzato in gestione dell’emergenza e ricostruzione. “In primavera invece – continua Delia – partirà una nuova missione via mare: questa volta saremo ancora più attivisti, più barche e alcune avranno a bordo il personale che può essere utile in questa fase: medici, operatori umanitari, specialisti nel risanamento ambientale, logistica”.

"Pronti in migliaia tra volontari e professionisti”

Le candidature verranno aperte a breve, spiega, “e non pensiamo che il calo fisiologico della mobilitazione o il cambiamento di scenario abbia fatto venire meno l’interesse per Gaza”. Al momento, dicono dal direttivo, solo per la marcia via terra ci sarebbero migliaia di volontari e professionisti disponibili."E in questi mesi abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di messaggi di persone che chiedono di imbarcarsi”.

Un anno fa bloccato il Sumud Convoy

Il programma è ambizioso: la carovana dovrebbe attraversare tutto il Maghreb e il Nord Africa, ingrossandosi a ogni tappa, per poi raggiungere l’Egitto dalla frontiera con la Libia. Ci aveva già provato il Sumud Convoy un anno fa, ma era stato bloccato alla frontiera, mentre in Egitto, gli attivisti che con una Global march avrebbero dovuto “scortare” la carovana fino a Rafah sono stati, nella maggior parte dei casi, bloccati ed espulsi all’arrivo in aeroporto. Adesso però – si ragiona – la situazione è formalmente cambiata.

L’espulsione delle ong che aggrava la crisi umanitaria

Israele, almeno sulla carta, ha accettato una road map che dovrebbe portare alla fine del conflitto, ma il blocco degli aiuti persiste e le nuove procedure di registrazione delle ong, legate a criteri squisitamente politici e arbitrari, potrebbero nel giro di due mesi portare all’espulsione delle più grande e note, a partire da Save the children e Medici senza frontiere, che da sola gestisce il 20 per cento dei posti letto nella Striscia. Risultato: una crisi umanitaria sempre più profonda nella Striscia.

Msf: “Bloccati aiuti e personale”

I primi effetti già si vedono: “Non possiamo più far entrare rifornimenti, cosa che era già molto difficile. Siamo sempre a corto di alcuni farmaci o di altri materiali, e non poter far entrare aiuti renderà ancora più difficile operare – denuncia la coordinatrice dell’emergenza a Gaza di Msf, Claire Nicolet - In questi giorni ci è stato rifiutato l'ingresso di forniture e di personale. Ciò significa che non possiamo nemmeno ruotare il nostro personale internazionale. E questo potrebbe significare che entro due mesi al massimo dovremo interrompere le attività”.

Lavoro diplomatico per vincere le resistenze

Ecco perché – spiega Maria Elena Delia – “c’è necessità di muoversi in fretta”. Il lavoro di “pressione diplomatica” è già iniziato. Lettere e richieste formali sono partite sia verso le ambasciate egiziane presenti nei singoli Paesi dei comitati coinvolti, sia verso i governi dei singoli Paesi che dovrebbero essere attraversati dalla carovana, sia verso Il Cairo, probabilmente lo scoglio più complicato. Ad Al Sisi la Global Sumud Flotilla ha chiesto formalmente l'autorizzazione all’ingresso di un convoglio umanitario dalla frontiera con la Libia, al transito attraverso l’Egitto e soprattutto il Sinai, da anni considerato zona militare, in coordinamento con le autorità competenti, con cui concordare ispezioni, sicurezza e logistica, per raggiungere il valico di frontiera di Rafah e consegnare gli aiuti.

Nelle prossime settimane inizieranno gli incontri

E se non dovesse arrivare? “Noi confidiamo di sì, siamo pronti anche a rinviare la partenza per farla coincidere con la partenza con la Flotilla, ma le necessità a Gaza sono immediate, quindi tempo da perdere non ce n’è”, afferma Delia. Nelle prossime settimane, anticipa, le singole delegazioni nazionali dovrebbero avere incontri con ambasciatori o consoli egiziani presenti nei singoli Paesi, mentre si lavora per evitare ostacoli in partenza in Algeria e Tunisia. Proprio qui però, più di qualche resistenza si sta incontrando. Il ricordo del primo attacco con droni esplosivi subito dalla Flotilla è fresco e il presidente Kais Saied sembra determinato a evitare problemi.

Missione umanitaria e pacifica

“Confidiamo che siano resistenze che si possano superare. Adesso lo scenario è diverso da quello di agosto-settembre, quindi speriamo ci sia collaborazione”, dice Delia. Anche perché, sottolinea, “nonostante l’attenzione sia calata, le necessità del popolo palestinese rimangono. E sono urgenti”. Non cambia la natura della missione. “Continua a essere rigorosamente umanitaria e non violenta. La coalizione – fanno sapere dal direttivo - è pronta a collaborare in modo trasparente e costruttivo con le autorità egiziane per garantire che il convoglio soddisfi tutti i requisiti legali, di sicurezza e logistici, fornendo al contempo aiuti tangibili ai civili in difficoltà”.

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