CRANS-MONTANA – Arrivano insieme, mano nella mano, alle otto del mattino. Lui a testa alta, sguardo duro. Lei con dei grandi occhiali da sole scuri a coprire il viso, anche se è ancora buio, visibilmente commossa. Non scelgono alcuna entrata secondaria ma camminano nella neve e affrontano il muro di giornalisti e telecamere che quasi impedisce loro di entrare negli uffici della procura di Sion. Come a dire: siamo qua, non ci nascondiamo. Chissà se è l’ultima carta giocata dalla difesa per evitare l’epilogo più temuto. Nessuna parola, nemmeno quando i cronisti domandano: volete chiedere scusa alle famiglie?
Il cordone di agenti
Entrambi se ne vanno sette ore dopo ma stavolta in direzioni diverse: Jacques, in stato di arresto su un furgone bianco della polizia. Jessica a piedi, scortata da tre avvocati e da un cordone di agenti che allontana i giornalisti. Il minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage al bar Le Constellation è passato da un’ora e le strade dei coniugi More…
CRANS-MONTANA – Arrivano insieme, mano nella mano, alle otto del mattino. Lui a testa alta, sguardo duro. Lei con dei grandi occhiali da sole scuri a coprire il viso, anche se è ancora buio, visibilmente commossa. Non scelgono alcuna entrata secondaria ma camminano nella neve e affrontano il muro di giornalisti e telecamere che quasi impedisce loro di entrare negli uffici della procura di Sion. Come a dire: siamo qua, non ci nascondiamo. Chissà se è l’ultima carta giocata dalla difesa per evitare l’epilogo più temuto. Nessuna parola, nemmeno quando i cronisti domandano: volete chiedere scusa alle famiglie?
Il cordone di agenti
Entrambi se ne vanno sette ore dopo ma stavolta in direzioni diverse: Jacques, in stato di arresto su un furgone bianco della polizia. Jessica a piedi, scortata da tre avvocati e da un cordone di agenti che allontana i giornalisti. Il minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage al bar Le Constellation è passato da un’ora e le strade dei coniugi Moretti, almeno per ora, si dividono.
“Una tragedia inimmaginabile”
Dall’alba la piccola e stretta Rue des Vergers, il luogo dell’interrogatorio, è affollata di cronisti. Una cinquantina ne conta un’agenzia, forse anche di più. I passanti si fermano, i ragazzi scattano foto, tutti sanno cosa succede lì dentro. Alle tre del pomeriggio Jessica Maric esce dalle scale dell’elegante palazzo. Non indossa gli occhiali da sole, stavolta. Torna davanti al muro di telecamere e flash. Vuole parlare. Piange: «I miei pensieri vanno alle vittime e a coloro che stanno lottando», dice riferendosi ai feriti del rogo di Capodanno nel lounge bar di cui è proprietaria con il marito. «È una tragedia inimmaginabile. Mai avremmo potuto immaginare tutto questo. È successo nel nostro locale e non posso fare altro che chiedere scusa a tutte le vittime», conclude tra i singhiozzi. Assieme a Jacques, qualche giorno fa, si era definita «devastata e sopraffatta dal dolore». Accanto a lei, oggi, c’è la famosa avvocata Yaël Hayat, molto nota nel foro svizzero, definita in un vecchio articolo «la bestia nera delle femministe» per le sue posizioni sul MeToo, descritta come una legale che nelle sue arringhe cerca «una visione della nostra umanità» in Dostoevskij, Shakespeare o Camus.
Le infinite domande
Inutile porre altre domande a Jessica. Lontana, in queste ore, dall’immagine da vip che traspare da alcune fotografie circolate online in questi giorni, colpita dall’ombra di essere scappata quella notte mentre il bar andava in fiamme, si fa trascinare via in lacrime e a testa bassa, il pesante giubbotto nero a coprirla dal freddo del Vallese, i microfoni che da ogni lato cercano di rubarle un sospiro o magari una risposta alle infinite domande che aleggiano sulle responsabilità della strage. C’era lei la notte di Capodanno al Constellation, mentre decine di ragazzi minorenni brindavano a champagne e super alcolici e i suoi camerieri avvicinavano candele pirotecniche a un soffitto pericoloso che infatti ha preso fuoco. Anche lei, figlia di un vigile del fuoco, si è ustionata a un braccio. Ora una nutrita squadra di police la circonda. Impossibile avvicinarsi.
Omicidio, lesioni e incendio colposi
Su madame Moretti s’addensano gli stessi sospetti che gravano sul marito. E gli stessi reati: omicidio, lesioni e incendio colposi. La procura generale ha ritenuto sufficienti per lei gli arresti domiciliari, che verosimilmente passerà nella bella villetta di famiglia a Lens, a quindici minuti da Cras-Montana e pochi passi da Le Vieux Chalet, un altra creatura commerciale della coppia di francesi. Le verrà installato un braccialetto elettronico e ogni giorno dovrà presentarsi alla polizia. A influire su questa scelta, il fatto che ha un bimbo di dieci mesi da accudire, uno dei due figli dei Moretti.