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La neve e i suoi silenzi. “Ecco perché un paesaggio imbiancato ci riempie di poesia”

(ansa)

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Intervista a Daniele Zovi, scrittore e guardia forestale, sulle nevicate che in questi giorni ricoprono l’Italia. “Nostalgia dell’infanzia, calma, allegria”. I fiocchi racchiudono un crogiolo di emozioni
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Nevica sul Vesuvio e sull’Etna. Nevica sulle spiagge di Rimini, diventate piste per lo sci di fondo. Spruzzate bianche la prossima settimana sono previste anche in pianura. Il maltempo che ci sta facendo rispolverare dalla memoria la grande nevicata del 1985 (allora in realtà i fiocchi caddero tre giorni di seguito e a Milano si accumularono 90 centimetri) oggi ci restituisce un’emozione diventata rara. Il 2025 è stato l’anno più avaro di sempre: meno 57% di neve rispetto alla media secondo la Fondazione Cima.

Quest’inverno è iniziato sulla stessa scia. Poi dalla Befana in molte regioni d’Italia è tornata la magia. “Ecco, sta iniziando a nevicare” esordisce Daniele Zovi, 73 anni, scrittore, per trent’anni guardia forestale sulle montagne del Veneto, autore fra gli altri libri di …

Nevica sul Vesuvio e sull’Etna. Nevica sulle spiagge di Rimini, diventate piste per lo sci di fondo. Spruzzate bianche la prossima settimana sono previste anche in pianura. Il maltempo che ci sta facendo rispolverare dalla memoria la grande nevicata del 1985 (allora in realtà i fiocchi caddero tre giorni di seguito e a Milano si accumularono 90 centimetri) oggi ci restituisce un’emozione diventata rara. Il 2025 è stato l’anno più avaro di sempre: meno 57% di neve rispetto alla media secondo la Fondazione Cima.

Quest’inverno è iniziato sulla stessa scia. Poi dalla Befana in molte regioni d’Italia è tornata la magia. “Ecco, sta iniziando a nevicare” esordisce Daniele Zovi, 73 anni, scrittore, per trent’anni guardia forestale sulle montagne del Veneto, autore fra gli altri libri di “Autobiografia della neve” tradotto anche in francese. “Lo vedo dalla mia finestra ad Asiago”.

Un campo coltivato in Emilia-Romagna 

Che sensazione le dà?

“Nostalgia. Nella mia lunga vita ho vissuto inverni durati sei mesi che ora non ritrovo più. Oggi i campi attorno ad Asiago sono verdi o solo leggermente imbiancati perché il Veneto non è stato toccato da questa perturbazione, ma per noi bambini la neve un tempo era la principale compagna di giochi. Si scivolava con qualsiasi cosa avessimo a disposizione, scarponi, cartoni, lamiere, slittini. Scavavamo tunnel e costruivamo fortini. Le battaglie di palle di neve con le altre bande erano continue. Se la rivalità era molto accesa, bagnavamo le palle la sera prima e le lasciavamo la notte fuori dalla finestra affinché ghiacciassero. Mantenevano l’aspetto di innocua neve, ma erano armi contundenti”.

Daniele Zovi 

Speravate che chiudessero le scuole?

“Non ricordo di aver mai perso un giorno di scuola per la neve. Anzi, prendevamo in giro i ragazzi di pianura quando a loro capitava. I compagni delle elementari che vivevano nelle contrade più lontane mettevano gli sci ed erano sempre i primi ad arrivare”.

Tracce di due lupi 

Perché la neve ci emoziona?

“Se sono in una stanza con gli scuri chiusi riesco a sentire la neve che cade. Lo percepisco dal silenzio che improvvisamente si crea tutt’attorno. Anche i non montanari riconoscono che la neve porta con sé una calma speciale. Il fiocco infatti è composto di acqua, ma anche di aria, e riveste tutto con una coperta difficile da attraversare per i rumori”.

Piazza del Campo a Siena (ansa)

Che altri stati d’animo associa alla neve?

“Sui volti della gente percepisci l’allegria, una sorta di sorriso calmo. Vale anche per chi ci è abituato. La prima nevicata dell’anno è sempre un momento speciale. Anche noi montanari ci fermiamo a guardarla”.

La neve smussa gli angoli, rende tutto morbido e curvo.

“Ha una forza nel trasformare il paesaggio che trovo poetica. Cos’è infatti la poesia se non dosare le parole, escludendo quelle superflue. La neve fa lo stesso. Lascia solo i tratti essenziali del paesaggio, cancellando le brutture. E crea panorami incantevoli. Quando la notte riflette la luce, anche solo con metà Luna, permette di camminare senza torcia”.

Neve a Parigi (agf)

In mezza Italia ormai bambini e ragazzi non conoscono più la neve.

“Vale anche per noi. Quando vado nelle classi delle primarie per parlare di natura mi rendo conto che molti concetti per noi scontati, sui boschi, gli animali, in realtà sono ignoti ai bambini, più abituati forse ai centri commerciali. Eppure avventurarsi in un bosco durante una nevicata è una delle esperienze più toccanti della vita”.

Per la natura cosa cambia, con poca neve?

“Ci sono animali come la lepre, la pernice bianca o l’ermellino che d’inverno assumono una livrea bianca per mimetizzarsi. In mancanza di neve però ottengono l’effetto contrario: diventano più visibili ai predatori. La selezione naturale poi perde parte della sua efficacia, perché molti ungulati come caprioli, cervi e camosci si spostano a fatica nella neve e muoiono durante gli inverni rigidi, evitando che si diffondano malattie. Il gallo cedrone e il gallo forcello adottano un comportamento particolare. Quando sentono una tempesta in arrivo scavano un tunnel nella neve, poi con le zampe lo chiudono e lo riaprono solo quanto torna il bel tempo. Ne ho incontrati tanti, in montagna, di questi rifugi. La neve in generale rende più facile per noi l’avvistamento degli animali. Le tracce sul manto bianco raccontano storie di fughe, inseguimenti, branchi che si formano e si sciolgono”.

Neve a Bologna (eikon)

Qual è il suo ricordo più intenso legato alla neve?

“Riguarda proprio la grande nevicata del 1985. Per tre giorni ad Asiago restammo isolati da tutto, senza telefoni né strade. Eravamo così felici. Andavo al lavoro portandomi il badile e alcuni bar avevano scavato un tunnel per raggiungere l’ingresso, illuminandolo con una lanterna. Noi forestali eravamo gli unici con una motoslitta e facevamo il giro delle contrade più isolate per controllare che tutti stessero bene. Ovviamente erano montanari ben organizzati, non avevano problemi neanche dopo tre giorni di isolamento. Quando raggiunsi la casa di Mario Rigoni Stern, la moglie mi chiese però di aiutarli a scrollare la neve dai rami di una betulla che rischiava di spezzarsi. Appoggiai una tavola allo strato di neve, colpii l’albero con una scopa e lui si raddrizzò. Per festeggiare aprirono una bottiglia di Amarone, che alle dieci del mattino fece il suo bell’effetto, ancora lo ricordo. Ecco però che mentre parlavamo ha smesso di nevicare. E’ durata cinque minuti, neanche il tempo di imbiancare le strade”.

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