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Antonio Menegon, è giallo sulla sparizione del perito anti-autovelox. Aperta un’inchiesta

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Avrebbe dovuto testimoniare nelle prossime settimane a Cosenza, dove l’8 gennaio è iniziato il processo per frode in pubbliche forniture contro la società che ha venduto ai Comuni apparecchiature irregolari
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Il computer acceso, la giacca appesa, sulla scrivania le chiavi di casa e il telefono. La sua auto e il furgone nel parcheggio. Quando il 3 gennaio, preoccupati per le tante troppe telefonate senza risposta, amici e colleghi di Antonio Menegon, il superperito di 78 anni che ha dichiarato guerra agli autovelox, sono entrati nel suo ufficio a Rosà, nel vicentino, sono rimasti perplessi. Sembrava quasi che fosse uscito un momento, certo di tornare, ma da più di ventiquattro ore di lui nessuno aveva notizie. Non è da lui, hanno pensato subito.

Da tredici giorni di Menegon non c’è traccia e adesso la preoccupazione è tracimata in ambienti investigativi. La procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta, che anche a Cosenza seguono con attenzione. il perito, ingegnere di professione, è uno dei testimoni chiave nel procedimento per frode in pubbliche forniture avviato dalla procura calabrese diretta da Vincenzo Capomolla che ha portato al sequestro di centinaia di autovelox ritenuti irregolari pe…

Il computer acceso, la giacca appesa, sulla scrivania le chiavi di casa e il telefono. La sua auto e il furgone nel parcheggio. Quando il 3 gennaio, preoccupati per le tante troppe telefonate senza risposta, amici e colleghi di Antonio Menegon, il superperito di 78 anni che ha dichiarato guerra agli autovelox, sono entrati nel suo ufficio a Rosà, nel vicentino, sono rimasti perplessi. Sembrava quasi che fosse uscito un momento, certo di tornare, ma da più di ventiquattro ore di lui nessuno aveva notizie. Non è da lui, hanno pensato subito.

Da tredici giorni di Menegon non c’è traccia e adesso la preoccupazione è tracimata in ambienti investigativi. La procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta, che anche a Cosenza seguono con attenzione. il perito, ingegnere di professione, è uno dei testimoni chiave nel procedimento per frode in pubbliche forniture avviato dalla procura calabrese diretta da Vincenzo Capomolla che ha portato al sequestro di centinaia di autovelox ritenuti irregolari per “mancata omologazione, ma anche l’assenza del prototipo del sistema di rilevamento”.

Le apparecchiature non omologate

Per gli investigatori di Cosenza, le apparecchiature sono state approvate ma non omologate e quelle depositate presso il ministero delle infrastrutture sono diverse dalla versione che la società ha fornito poi a moltissimi Comuni italiani. Ne è nata una battaglia legale finita addirittura in Cassazione, con la società che ha provato a sostenere come “omologato” e “approvato” fossero di fatto sinonimi. Ma di tutt’altro avviso è stata la Suprema Corte, con una pronuncia netta con cui ha confermato i sequestri che adesso è asso nella manica della procura di Cosenza. Il ministero delle Infrastrutture ha provato a mettersi di traverso, con una circolare “di chiarimento” che equipara i due termini, ma non è detto che in aula basti.

Testimone chiave

Anche per questo la testimonianza dell’ingegnere Menegon è ritenuta fondamentale. La procura di Vicenza indaga a 360 gradi, il fascicolo al momento è stato aperto senza che sia stata formalizzata un’ipotesi di reato, di valuta tutto dalla scomparsa volontaria all’incidente. Chi gli stava vicino però sembra temere il peggio. Da settimane, se non di più, si sentiva spiato, aveva il sospetto che anche i suoi dispositivi lo fossero.

Le minacce

“Preferisco pensare che si sia allontanato volontariamente per qualsivoglia motivo. Sono innegabili, comunque, le anomalie di questa sparizione, così come l'estrema delicatezza di ciò che stavamo facendo, che va a colpire interessi enormi”, ha detto alla stampa locale Giannantonio Sottile Cervini di Altvelox, ex poliziotto, amico e braccio destro di fatto di Menegon. Probabilmente, lui è stato l’ultimo a sentirlo, nel primo pomeriggio del 2 gennaio. Poi più nulla. “Le minacce a me e a lui sono costanti - aggiunge -, direi settimanali. Del resto stiamo smontando un sistema con interessi milionari”.

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