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Il Papa riceve i parenti dei ragazzi morti a Crans-Montana: “Sono commosso, domandiamo a Dio perché”

Vatican Media 

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Leone XIV vede i famigliari nel palazzo apostolico: “Quando ho saputo che volevate vedermi ho detto subito di sì. L'affetto e le parole umane di compassione sembrano molto limitate e impotenti in questo momento di dolore e sofferenza”
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L'affetto e le “parole umane di compassione”, lo dice lui stesso, “sembrano molto limitate e impotenti”, e c’è “una domanda che sempre ci accompagna: perché, Signore, perché?”. Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina nel palazzo apostolico un gruppo di genitori e parenti dei ragazzi vittime dell’incendio di capo d’anno a Crans-Montana ed ha rivolto loro parole di “consolazione” cristiana senza però voler negare il momento “di grande dolore e sofferenza”.

“Ho detto subito sì”

“Dico molto sinceramente che sono molto commosso dell’incontrarvi”, ha detto il Pontefice che, la voce roca per un raffreddore, ha iniziato l’incontro parlando a braccio: “Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questa udienza subito ho detto di sì, che troveremo il tempo, volevo avere l’opportunità almeno di condividere momento che per voi in mezzo a tanto dolore e sofferenza è veramente una prova della nostra fede, una prova di ciò che crediamo. Uno domanda tante volte: perché, Signore? Qua…

L'affetto e le “parole umane di compassione”, lo dice lui stesso, “sembrano molto limitate e impotenti”, e c’è “una domanda che sempre ci accompagna: perché, Signore, perché?”. Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina nel palazzo apostolico un gruppo di genitori e parenti dei ragazzi vittime dell’incendio di capo d’anno a Crans-Montana ed ha rivolto loro parole di “consolazione” cristiana senza però voler negare il momento “di grande dolore e sofferenza”.

“Ho detto subito sì”

“Dico molto sinceramente che sono molto commosso dell’incontrarvi”, ha detto il Pontefice che, la voce roca per un raffreddore, ha iniziato l’incontro parlando a braccio: “Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questa udienza subito ho detto di sì, che troveremo il tempo, volevo avere l’opportunità almeno di condividere momento che per voi in mezzo a tanto dolore e sofferenza è veramente una prova della nostra fede, una prova di ciò che crediamo. Uno domanda tante volte: perché, Signore? Qualcuno mi ha fatto ricordare il momento simile proprio della messa al funerale, dove invece di fare una predica il sacerdote diceva come un dialogo tra la persona e Dio stesso, con quella domanda che sempre ci accompagna: perché, Signore, perché? Questi sono momenti di grande dolore e sofferenza”.

“Dove trovare consolazione?”

“Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza”, ha proseguito Leone XIV, “oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l'immaginario di tutto il mondo. E questo nel momento più inaspettato, in un giorno in cui tutti gioivano e festeggiavano per scambiarsi auguri di gioia e felicità. Cosa dire in una circostanza simile? Quale senso dare a tali eventi? Dove trovare una consolazione all'altezza di ciò che provate, un conforto che non sia costituito da parole vane e superficiali, ma che tocchi nel profondo e ravvivi la speranza?”, si è domandato il Papa. “Forse c'è solo una parola che sia adeguata, quella del Figlio di Dio sulla croce – a cui siete così vicini oggi – che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. La risposta del Padre alla supplica del Figlio si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma poi che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua”.

Pazienza e perseveranza

“Io”, ha ammesso papa Prevost, “non posso spiegarvi, cari fratelli e sorelle, perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova. L'affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti. D'altra parte, il Successore di Pietro che siete venuti a incontrare oggi ve lo afferma con forza e convinzione: la speranza, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto. La Santa Chiesa ne è testimone e lo annuncia con certezza”. Leone ha proseguito sottolineando ai parenti delle vittime che “nulla potrà mai separarvi dall'amore di Cristo, così come i vostri cari che soffrono o che avete perso. La fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta. Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione che richiede pazienza e perseveranza”.

La benedizione finale

“Tutta la Chiesa”, ha detto il Papa, porta il dolore con i parenti delle vittime, “siate certi della preghiera di tutta la Chiesa”, ha insistito, “e della mia preghiera personale, per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore. Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della croce, Maria, alla croce, vedendo il suo figlio. Maria, la Signora dei Dolori, vi è vicina in questi giorni, ed è a lei che vi affido. Come Maria, saprete attendere con pazienza, nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede, che un giorno, un nuovo giorno, sorga, e ritroverete la gioia”, Il Papa ha concluso l’incontro impartendo la benedizione ed augurando ai parenti delle vittime di Crans-Montana “che la pace e la consolazione della fede vi accompagni sempre”.

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