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Scontro su una circolare nelle scuole: “Schedati alunni palestinesi”. Mim: “Serve per accoglienza”

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Associazioni e sindacati contro il monitoraggio avviato negli istituti: “Censimento che rischia di discriminare”. La replica del ministero: “Stesso form usato in passato con gli studenti ucraini”
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Per le associazioni di studenti e per i sindacati è una «schedatura», per il ministero semplicemente un monitoraggio per «facilitare l’accoglienza e l’inserimento». È polemica sul censimento degli alunni palestinesi che il ministero dell’Istruzione ha chiesto di avviare in ogni istituto agli uffici scolastici regionali.

Il form per i numeri degli alunni

La nota, diramata ai dirigenti al rientro a scuola dopo le vacanze di Natale, chiedeva di compilare un form per ottenere «informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado». E in particolare di fornire «dati numerici» ed «eventuali notizie su percorsi di affiancamento e inserimento».

La spiegazione del ministero

Una «rilevazione» non nominale, spiega la capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Mim, Carmela Palumbo, arrivata «allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole». «Tale attività …

Per le associazioni di studenti e per i sindacati è una «schedatura», per il ministero semplicemente un monitoraggio per «facilitare l’accoglienza e l’inserimento». È polemica sul censimento degli alunni palestinesi che il ministero dell’Istruzione ha chiesto di avviare in ogni istituto agli uffici scolastici regionali.

Il form per i numeri degli alunni

La nota, diramata ai dirigenti al rientro a scuola dopo le vacanze di Natale, chiedeva di compilare un form per ottenere «informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado». E in particolare di fornire «dati numerici» ed «eventuali notizie su percorsi di affiancamento e inserimento».

La spiegazione del ministero

Una «rilevazione» non nominale, spiega la capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Mim, Carmela Palumbo, arrivata «allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole». «Tale attività – si aggiunge – è stata avviata con le stesse finalità e il medesimo format utilizzati dal precedente governo relativamente agli studenti ucraini».

Parole accolte con un certo sconcerto e diffidenza dalle comunità palestinesi, come da associazioni e ong che le sostengono. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, si ragiona, in Italia sono arrivate circa 175mila persone, per lo più donne (40%) e minori (32%). I flussi che hanno riguardato i palestinesi sono di gran lunga più ridotti, sia per le restrizioni all’uscita da Gaza, sia per le difficoltà nell’erogazione dei visti d’ingrasso, come successo per i borsisti delle università. Secondo quanto comunicato dalla stessa Farnesina a dicembre, i bambini arrivati in Italia nell’ambito di operazioni umanitarie sono 232 e in totale circa 1.200 le persone palestinesi arrivate in Italia dall’inizio del conflitto. Da qui le perplessità condivise da collettivi e associazioni di studenti, come dai sindacati della scuola, visti i numeri esigui.

La polemica di associazioni e sindacati

«Mentre il genocidio in Palestina continua e le istituzioni italiane restano complici, questa improvvisa “attenzione” burocratica verso studenti palestinesi appare intimidatoria e pericolosa», dice Alice Beccari, responsabile organizzazione dell’Uds, Unione degli studenti. Si allarma la Flc- Cgil, fra le prime a chiedere lumi al ministero su quello che non ha esitato a definire «un fatto gravissimo» perché, sostiene, «è del tutto inaccettabile che la rilevazione non contenga nessuna motivazione alla base della richiesta di dati che peraltro dovrebbero essere in possesso del Mim e quand’anche lo scopo fosse il monitoraggio delle azioni di inserimento, non può essere questa la modalità che assume caratteri evidentemente discriminatori». E lo stesso fa Cecilia D’Elia del Pd che ha chiesto «immediati chiarimenti al ministero». Spiegazioni poi arrivate nella nota del dipartimento.

Di «schedatura etnica e nazionale» arriva a parlare anche Usb scuola: «È la ghettizzazione dei bambini e delle bambine palestinesi, già vittime di una violenza sistematica nei loro territori ad opera dello Stato di Israele», dicono dal sindacato di base che ricorda: «La scuola deve educare alla pace, alla solidarietà e alla convivenza, non alla discriminazione».

Il Mim: “Non strumentalizzare”

Per il ministero però non c’è nessun caso. «Sarebbe davvero inappropriato – conclude la nota di Palumbo – che un'iniziativa, volta ad assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi, venga ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda».


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