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Allarme sicurezza dopo Crans. E anche al Piper scattano i sigilli

Una veduta del Piper Club di Roma, in una immagine del 17 febbraio 2015. ANSA/STRINGER 
Rilevati sovraffollamento e assenza di certificazioni su vie di fuga e piani di evacuazione. La difesa del titolare: “Il vero problema sono gli abusivi”
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Una circolare del Viminale non c’è, né una formale indicazione. Ma dopo la tragedia di Crans Montana, da Nord a Sud ispezioni e controlli sui locali — e soprattutto sanzioni e sequestri — sono sempre più frequenti. L’ultimo a finire sotto sigilli è il Piper di Roma, locale storico di via Tagliamento, diventato tempio della beat generation e casa per gli artisti che la frequentavano, sopra e sotto il palco.

Dai concerti dei Pink Floyd ne è passata di acqua sotto i ponti e gente in pista, al posto di Patty Pravo e Jimi Hendrix, ai tavoli e in sala ci sono ragazzini. E sono troppi. O almeno lo erano sabato notte, quando gli agenti della polizia amministrativa sono arrivati per un controllo e hanno trovato la pista piena di persone pressate come sardine, mentre a centinaia si assiepavano lungo le balconate che si affacciano sulla sala centrale. «È sempre così, giù, dove si balla, a volte a stento si cammina», dice chi lo frequenta, inclusi adolescenti che dopo la tragedia di Crans-Montan…

Una circolare del Viminale non c’è, né una formale indicazione. Ma dopo la tragedia di Crans Montana, da Nord a Sud ispezioni e controlli sui locali — e soprattutto sanzioni e sequestri — sono sempre più frequenti. L’ultimo a finire sotto sigilli è il Piper di Roma, locale storico di via Tagliamento, diventato tempio della beat generation e casa per gli artisti che la frequentavano, sopra e sotto il palco.

Dai concerti dei Pink Floyd ne è passata di acqua sotto i ponti e gente in pista, al posto di Patty Pravo e Jimi Hendrix, ai tavoli e in sala ci sono ragazzini. E sono troppi. O almeno lo erano sabato notte, quando gli agenti della polizia amministrativa sono arrivati per un controllo e hanno trovato la pista piena di persone pressate come sardine, mentre a centinaia si assiepavano lungo le balconate che si affacciano sulla sala centrale. «È sempre così, giù, dove si balla, a volte a stento si cammina», dice chi lo frequenta, inclusi adolescenti che dopo la tragedia di Crans-Montana hanno iniziato a guardarsi attorno ogni volta che entrano in un locale.

Lo hanno fatto anche gli agenti dell’amministrativa. Risultato? Una lunga serie di contestazioni: dal sovraffollamento a modifiche agli impianti non autorizzate, dall’assenza di certificazioni su vie di fuga e piani di evacuazione, più condizioni igienico sanitarie discutibili. Sono finite tutte nel decreto di sequestro spiccato in via d’urgenza dal pm e che adesso toccherà al gip convalidare.

«Sabato sera non c’ero, quindi non so di preciso cosa sia successo, né quali siano stati i problemi. È chiaro che dopo quello che è accaduto a Crans-Montana c’è maggiore attenzione», dice Giancarlo Bornigia, figlio di uno dei fondatori e proprietario del locale.

Con le autorità, assicura, «ci sarà massima collaborazione», si lavora per chiarire (qualora sia possibile) e si studia per mettere a posto impianti e strutture, «la speranza è che si arrivi rapidamente a un dissequestro per poter avviare i lavori», auspica. «Però». Le discoteche sono note, i controlli regolari, il problema vero — sostiene — sono “gli abusivi”, cioè ristoranti, pub e circoli in cui si organizzano serate «e non c’è neanche un estintore». Al Piper, si difende, è tutto diverso: personale formato, piani antincendio rinnovati, progetti per aumentare la capienza «ma è la burocrazia che complica tutto». Eppure, non è la prima volta che in via Tagliamento si presentano gli agenti, nei mesi scorsi più volte il Piper ha subito provvedimenti di chiusura per risse, aggressioni e violazioni delle condizioni di sicurezza

«Per me è un locale sicuro, io a Capodanno ero lì con due dei miei figli di quindici e diciotto anni. Se avessi avuto qualche dubbio, di certo non li avrei portati con me», dice Bornigia jr un po’ offeso. A Roma però non è il solo a dover arruolare una squadra di ingegneri, tecnici e legali. Nel weekend, altri tre locali simbolo della movida — il Clamore, il Toy Room e il White bar, su tre piani dello stesso stabile — sono stati chiusi. «Le uscite di sicurezza erano sbarrate», ha fatto sapere la questura. Ma i controlli non si limitano certo alla Capitale. Sotto sigilli sono finiti locali anche a Cremona e a Crema, dove si è riusciti a domare subito un principio di incendio causato da candele pirotecniche piazzate sulle bottiglie. Un copione divenuto tragico a Crans Montana. «Smettete di usarle — ha scritto sui social il governatore della Lombardia, Attilio Fontana — Non è una richiesta solo formale, è un appello umano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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