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Orsa Amarena, nuovo stop al processo per l’uomo che la uccise. Le associazioni: rischio prescrizione

Amarena e i suoi due cuccioli 

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Un colpo di fucile le aveva perforato il polmone nel 2023 in Abruzzo. “Mi ero spaventato vedendola in giardino” si era difeso l’allevatore. Che però era entrato in casa, aveva caricato l’arma ed era riuscito per fare fuoco. La prima udienza rinviata per nullità procedurale
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Un unico colpo di fucile, la sera del 31 agosto 2023, e l’orsa Amarena era crollata a terra agonizzante. I suoi due cuccioli di 8 mesi erano fuggiti nel buio e Andrea Leombruni, l’allevatore che le aveva sparato al petto, si era difeso dicendo che l’animale si era introdotto nel suo cortile alla periferia di San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila, per predare polli e galline.

Prima udienza rinviata

La giustificazione di Leombruni non è bastata. Stamattina era fissato l’inizio del processo al 58enne presso il tribunale di Avezzano: ma quella che avrebbe dovuto essere la prima udienza dibattimentale si è conclusa con un rinvio per nullità procedurale.

La giudice Francesca D'Orazio ha accolto l'eccezione di nullità della citazione a giudizio, sollevata in aula, rilevando che l'atto redatto dalla Procura risultava incompleto sotto il profilo formale. Questo vizio, secondo la giudice, determina la nullità dell'intero procedimento nella sua fase introduttiva, rendendo necessari…

Un unico colpo di fucile, la sera del 31 agosto 2023, e l’orsa Amarena era crollata a terra agonizzante. I suoi due cuccioli di 8 mesi erano fuggiti nel buio e Andrea Leombruni, l’allevatore che le aveva sparato al petto, si era difeso dicendo che l’animale si era introdotto nel suo cortile alla periferia di San Benedetto dei Marsi, in provincia dell’Aquila, per predare polli e galline.

Prima udienza rinviata

La giustificazione di Leombruni non è bastata. Stamattina era fissato l’inizio del processo al 58enne presso il tribunale di Avezzano: ma quella che avrebbe dovuto essere la prima udienza dibattimentale si è conclusa con un rinvio per nullità procedurale.

La giudice Francesca D'Orazio ha accolto l'eccezione di nullità della citazione a giudizio, sollevata in aula, rilevando che l'atto redatto dalla Procura risultava incompleto sotto il profilo formale. Questo vizio, secondo la giudice, determina la nullità dell'intero procedimento nella sua fase introduttiva, rendendo necessario il rinnovo degli atti. Il processo, quindi, dovrà ripartire da zero, con un nuovo atto di citazione e la fissazione di una nuova udienza.

Un rinvio che, secondo il Wwf, “rende concreto e serio il rischio di prescrizione, compromettendo la possibilità di arrivare a una decisione di merito per un episodio di straordinaria gravità”. “La richiesta di giustizia per Amarena, per i suoi cuccioli e per l'intera popolazione degli orsi marsicani non si arresta davanti a un rinvio per motivi procedurali – dice Annamaria Procacci dell’Enpa – Continueremo a seguire ogni passaggio con attenzione e determinazione, come facciamo da sempre per la tutela dei plantigradi e del patrimonio naturale del nostro Paese”.

Le accuse

Leombruni è accusato di aver ucciso l’animale di circa dieci anni che, ripreso in un gran numero di video e di foto, era diventato un simbolo per il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con l’aggravante della crudeltà. I capi di imputazione parlano di “Uccisione di animali” e di “esplosioni pericolose all’aperto in luogo accessibile a terzi, creando pericolo per la pubblica incolumità”.

Alcune decine di associazioni ambientaliste sono state ammesse come parti civili al processo. Sottolineano che Leombruni abbia mirato ad altezza d’uomo e che l’uccisione di Amarena, morta con un polmone perforato, abbia privato la precaria popolazione degli orsi marsicani di una giovane mamma in età fertile.

Amarena a San Sebastiano dei Marsi durante la festa di paese 

Nel corso dell’autopsia nel suo corpo sono stati scoperti altri piccoli pallini da caccia, segno che aveva già subito una ferita non letale. I suoi cuccioli, rassicurano i guardiaparco abruzzesi, sono nel frattempo cresciuti e vivono nel Parco senza particolari problemi.

Gli orsi marsicani, una popolazione unica

I 50-60 esemplari che oggi popolano l’Abruzzo costituiscono una popolazione a sé rispetto agli altri orsi del mondo. Da circa duemila anni vivono in isolamento sugli Appennini. Il tempo e la mancanza del rimescolamento dei geni hanno ridotto le loro dimensioni e gli hanno donato un muso più dolce e arrotondato. L’ambiente appenninico li ha abituati a una dieta più ricca di vegetali e povera di carne rispetto alle altre sottospecie di orsi. Il continuo contatto con l’uomo, infine, li ha resi di temperamento più mite.

Proprio l’abitudine di avvicinarsi agli esseri umani, alle case e alle strade mette continuamente gli orsi abruzzesi in pericolo. Il Parco e i suoi Comuni cercano di ridurre le tentazioni alimentari installando cestini dei rifiuti anti-orso e informando cittadini e turisti dei rischi che si corrono dando da mangiare agli animali selvatici, abituandoli ad avvicinarsi all’uomo.

Pochi mesi prima della morte di Amarena (che deve il suo nome al fatto di essere golosa di ciliegie selvatiche) suo figlio Juan Carrito – uno dei quattro fratelli di una cucciolata eccezionale - era morto investito in una strada di Roccaraso.

Juan Carrito (ansa)

Le contraddizioni di Leombruni

Leombruni, quella notte di agosto di due anni e mezzo fa, si era subito messo a disposizione dei Carabinieri e delle guardie del Parco. Il suo fucile calibro 12 era detenuto regolarmente per le attività di caccia. L’allevatore però aveva detto di aver sparato perché si era spaventato vedendo tre orsi nel suo giardino. Aveva però avuto la lucidità di rientrare in casa, recuperare l’arma, caricarla con le munizioni, uscire di nuovo e sparare.

Amarena, che non aveva mai avuto comportamenti aggressivi, al momento della sua morte era lontana da Leombruni e non aveva un atteggiamento minaccioso.

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